We are AC Milan – Orgoglio e pregiudizio

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E così eccoci qui. Finalmente gli agognati tre punti per la seconda vittoria consecutiva in campionato mai capitati durante la gestione Allegri quest’anno. Gestione Allegri che lascia i suoi strascichi come abbiamo visto contro l’Udinese in coppa Italia ma lo 0-1 parziale contro il Cagliari (fino a 5 minuti dalla fine) era ben diverso da quelli a cui eravamo abituati in precedenza. I sardi sono passati in vantaggio nell’unico tiro in porta della gara che è stato comunque conseguenza di un errore individuale di Amelia e lo hanno fatto dopo tre occasioni da gol nette per il Milan sui piedi di Robinho, Balotelli ed Honda – lo stesso giapponese ha avuto un’altra occasione poco dopo nel primo tempo mentre sempre Balotelli nel secondo ha sparato alto sottoporta – si può definire la rimonta in qualsiasi modo tranne che fortunosa o casuale: chiunque avesse minime conoscenze di calcio poteva intuire che i rossoneri non sarebbero usciti sconfitti dal Sant’Elia.

Come sapete (o forse non sapete), però, amo seguire le partite anche su twitter per vedere in diretta il commento della mia timeline – non sono bastati i buoni sprazzi di gioco espresso: dal gol di Sau a quello di Pazzini è stato un continuo rimpiangere Massimiliano Allegri e dar contro ai giocatori in campo. Trovo questo atteggiamento profondamente fastidioso non solo per le evidenti e arcinote lacune della gestione Acciuga ma anche perché la rosa in campo non è certamente inferiore a quella del Cagliari e le presenze in nazionale di chi era in campo da ambo le parti sono lì a certificarlo. Il problema del Milan è più alla base ed è quello di una generale sfiducia, quasi un pregiudizio che serpeggia ormai all’interno del tifo rossonero.

L’esempio lampante è sul calciomercato: i due nuovi acquisti Honda e Rami sono costantemente nell’occhio del ciclone nonostante le loro prestazioni siano state sopra la sufficienza in maniera abbondante – a loro nulla è perdonato quasi come se si volesse erigerli a simbolo di un malumore e di una insofferenza diffusa. E’ il caso di cominciare ad accettare il cambiamento e metabolizzare il fatto che il Milan non tornerà a dominare in Europa dato che nelle condizioni odierne nessuna squadra Italiana è in grado di competere con gli sceicchi di PSG e City o i superdebiti con le banche di Real Madrid o Barcellona. Il Milan di Sacchi e Capello è morto e sepolto ormai 20 anni fa: basta ricordare quei tempi e prenderli come confronto rispetto a quelli odierni, il Milan non è solo trionfi e i tifosi si vedono anche e soprattutto nei periodi bui.

Pregiudizio, dicevamo, lo stesso pregiudizio che accompagna il trasferimento di Essien quando è evidente che il ghanese non può essere peggio di Nocerino e nello scambio il Milan ci guadagna alla grandissima. Si è storto il naso sull’ingaggio (calcolato al lordo e su tutto il contratto, giusto per alzare un po’ le cifre) ma sfido a trovare un centrocampista migliore nell’immediato allo stesso prezzo, un ben noto quotidiano satirico torinese aveva proposto Jorginho sulla base di calcoli, purtroppo, completamente errati dato che il veronese in totale comporta al Napoli 15 milioni di spesa. Eppure nell’affare Tevez-Matri i ben noti tifosi contabili ci avevano insegnato che il mercato si guardava sul cartellino, secco, senza bonus e senza considerare gli ingaggi lordi su tutta la durata del contratto… la contabilità del cuore, evidentemente, non ha solo sede allo Juventus Stadium.

Pregiudizio. Sulla rosa e sul mercato. Mercato che ora come ora serve a poco con una stagione totalmente compromessa: la Champions League non si può vincere a meno di miracoli, la Coppa Italia l’abbiamo buttata via durante la settimana e francamente il campionato non ha obiettivi se non quello sportivamente non valido di terminare davanti ai cugini ora a soli cinque punti di distacco. Questi sei mesi di transizione dall’era Allegri all’era Seedorf dovrebbero servire a portare i giocatori al massimo rendimento in questo momento non raggiunto e ad individuare nella rosa i giocatori da Milan lasciando da parte quelli non degni di questa maglia che ci sono, come ci sono in ogni squadra ma sono molti, molti meno di quanto si pensi. E’ evidente che in questi sei mesi i problemi del Milan sono stati più di testa e di motivazioni che di organico – non ho rimpianti sullo scorso mercato dato che ritengo questa rosa una rosa con buone basi su cui costruire e, soprattutto, grazie al fatto che con lo scarsissimo budget messo a disposizione dalla proprietà non vi era possibilità di colmare con alcun acquisto il gap con la Juventus.

Vorrei concludere dedicando due parole a Walter Mazzarri, allenatore che da sempre stimo per il carisma che sa imporre alle proprie squadre e che si è trovato in una situazione più grande di lui. Si è trovato con una rosa, quella sì, inadeguata – basti pensare al solo Palacio presentabile in attacco mentre due ex Inter come Pazzini e Balotelli la risolvevano a Cagliari. Si è trovato bloccato dai tifosi dell’unica società con 20000 amministratori delegati, vale a dire tutta la curva Nord che ha messo in scena uno spettacolino vergognoso per far saltare un affare ottenendo come risposta un comportamento altrettanto censurabile. In tutto questo Mazzarri ha avuto il coraggio di dire quello che molti pensano ovvero che il brutto momento dell’Inter è anche colpa dei tifosi e della troppa pressione che questi mettono addosso alla squadra. Avrei apprezzato uscite del genere anche da Allegri o da Galliani e invece mai una parola contro stadi tristemente troppo vuoti per essere veri – il tifoso è il cliente e non si discute mai anche se a volte è parte della causa del problema: è molto triste vedere che ormai si guardano i giocatori più della maglia e pensare che l’unico modo di rivedere un tutto esaurito a San Siro anche quando non arriva il Barcellona è comprare Messi o Cristiano Ronaldo. Io sto con Mazzarri e voi?

Diavolo1990 – Rossonerosemper.com

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