Caro El Shaarawy, il calcio è una cosa seria!

Elio Arienti 2

Si dai, diciamolo, Stephan El Shaarawy non è quel giocatore che tutti s’aspettavano e per il quale in molti erano disposti a scommettere.

Insomma, per capirci, il “Faraone” non possiede (ancora) le stimmate del campione, non è (ancora, ripetiamolo…) un giocatore di quelli che fanno la differenza in campo, un fuoriclasse in grado di far sognare un’intera – e anche oltre – generazione di tifosi. L’ho battezzato – non solo io ma, me ne assumo in pieno la paternità – un “giocatore normale”, nulla di più, anche – e soprattutto – dopo averlo visto domenica sera a San Siro nel Derby contro l’Inter, fallire un paio di clamorose occasioni che un calciatore di qualità superiore (come i più ritengono sia) mai e poi mai avrebbe letteralmente gettato alle ortiche. Qualcuno, forse per cercare di accreditargli ancora quel sentiment  di nobiltà pedatoria, si affanna ad osservare che deve ancora crescere, che deve ancora affinare il suo indiscusso e indiscutibile bagaglio tecnico, che deve reggere lo stress che ne condiziona i movimenti.

Ma via, non diciamo sciocchezze! Il giocatore è ben più che adulto, ha ormai passato da un pezzo l’età dello svezzamento (calcistico s’intende) e non ha più alibi per giustificare certe sue prestazioni al limite dell’anonimato. Okey, forse manca ancora di un pizzico di esperienza, ma non è per questo motivo che si vanificano certe opportunità azzerando, di fatto – suo malgrado -, parecchio del credito fin qui concessogli. Non dobbiamo vestire i panni del fariseismo tout court e osannarne le gesta pur se solo fini a se stesse; bisogna invece essere schietti e sinceri altrimenti faremmo del male a noi e a lui in particolare. La falsità e l’ipocrisia non pagano, dunque… Dunque, al signorino diciamo le cose come stanno, senza “se” e senza “ma”. Apertamente, senza reticenze.

Il calcio, caro Stephan, è – che tu lo voglia o no – una cosa seria, non può essere improvvisazione. Certo, i gol si sbagliano, lo fanno anche i campioni più conclamati, sta tutto nella logica, ma non capire che sul campo, su quel rettangolo verde dove i gesti valgono tanto, più di quanto tu non creda, non ci si può permettere azzardi inutili o fantasie perimetrali del tutto audaci e temerarie. La semplicità è la cosa migliore in assoluto, basta capirne l’efficacia… E poi, lasciatelo dire, ti manca ancora un po’ di quella continuità, soprattutto mentale, per diventare un grandissimo campione, riconoscibile sotto ogni latitudine. Hai, pertanto, ancora molto da imparare sotto questo aspetto, ma il futuro, se sarai in grado di gestirlo con serenità e responsabilità è sicuramente dalla tua parte e ti aspetta per renderti il giusto merito. L’importante è non intestardirsi a credere quel che ancora non si è; la testardaggine, se non accompagnata dall’umiltà, è solo figlia dell’arrendevolezza, dell’acquiescenza. Ricordalo…!

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