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2014-15: Le pagelle di fine stagione

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Come ogni anno vi proponiamo le pagelle relative alla fine della stagione sportiva appena trascorsa. Visto il risultato deludente i voti saranno molto bassi. Ma c’è qualcuno che nonostante tutto si salva: vediamo nel dettaglio – come sempre, reparto per reparto.

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Inutile orgoglio

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Siamo agli sgoccioli del campionato, è da commentare resta poco. Non ci sono più obiettivi, e così è solo l’orgoglio a dominare queste ultime apparizioni. A dire la verità, abbiamo avuto più spunti nelle ultime partite che in tutta la stagione: sarà perché abbiamo recuperato diversi infortunati, sarà perché con la testa libera e senza troppe pressioni si gioca meglio, ma sta di fatto che questo ultimo Milan di Inzaghi non ha fatto così male. Se avessimo avuto lo stesso atteggiamento nell’arco di tutta la stagione, staremmo qui a parlare di altro, ma ormai è andata e, per fortuna, l’agonia sta per terminare.

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Sei allenatori in cerca di Panchina

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Vincenzo Montella

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Lo scenario peggiore

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Settimana scorsa abbiamo parlato apertamente del comunicato di Fininvest oggi è il momento di parlare di ciò che questo comporta. Come abbiamo già detto Fininvest ha ammesso di non avere i soldi necessari per riportare il Milan ad alti livelli e ha ampiamente confessato che l’obiettivo oggi è vivacchiare. La cessione – ad oggi ci sono tre cordate e solo quella di Bee ha firmato qualcosa, non si sa cosa – sarà solo ed unicamente per riportare la squadra dove merita. Ci sono però due grossi paletti di cui tenere conto in questa fase operativa: il primo è la raccolta di denaro necessaria a fare un mercato degno di tale nome per riportare in alto il Milan. Chi investirà per la squadra dovrà mettere almeno altri 100-200 milioni per sistemare organico e guida tecnica in maniera adeguata da essere competitivi fin da subito.

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Sulla cessione del Milan

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L’incontro di Milano con Mr. Bee è stato positivo. Sono state discusse tematiche centrali per il futuro del club come, ad esempio, la valorizzazione e la commercializzazione del brand nei paesi asiatici, dove si può dare un forte e decisivo impulso per sviluppare i ricavi e reperire così quelle risorse finanziarie indispensabili per allestire un progetto tecnico e sportivo che riporti il club ai vertici del calcio italiano, europeo e mondiale. La collaborazione proposta, ancora da definire in molti punti, prevede l’acquisizione da parte di una cordata finanziaria di una quota di minoranza e che il controllo del club rimanga saldamente nelle mani del Presidente Silvio Berlusconi e della Fininvest

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Incoerenza e cerchiobottismo

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Via tutti, dal presidente al magazziniere“. Quante volte avete letto questa stupidissima frase dopo le partite? Stupida, perché non parla alla testa ma alla pancia. Perché non usa la ragione ma la rabbia. Perché si usa per cercare consenso e notorietà intorno a se. Perché viene usata? Semplice. Perché accontenta tutti comunque la si guardi: quelli che non vogliono il presidente, quelli che non vogliono l’amministratore delegato, quelli che non vogliono l’allenatore e quelli che reputano scarsi i giocatori. C’è solo un piccolo problema: se la colpa è di tutti, non è di nessuno. Sia nel calcio che in politica parlare alla pancia è facile e generalizzare non fa altro che salvare i veri responsabili a discapito di chi non ha colpe o ne ha marginali. Inutile, ad esempio, continuare a puntare il dito sulla rosa quando si era tutti d’accordo che in estate si era rafforzata e arrivava da 35 punti in 19 partite. Lo stesso – sacrosanto – accanimento su Inzaghi anche quando stava a 2 punti dal terzo posto è la prova che nonostante i pregiudizi ad agosto sull’allenatore questa rosa poteva fare molto di più.

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Cosa resterà del Milan di Inzaghi?

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L’avventura di Pippo Inzaghi sulla panchina del Milan sembra ormai destinata al termine. In questo editoriale non voglio giudicare la sua esperienza, ormai decisamente fallimentare, quanto fare un’analisi di ciò che questa esperienza ha lasciato e lascerà sulla panchina rossonera. Quest’anno – apparentemente tutto da buttare – può lasciare, comunque, buone eredità per il futuro.

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Ma scusa di che?

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Mi è capitato di vedere sabato sera una bellissima puntata del programma di Federico Buffa su Cesare e Paolo Maldini. Impossibile se non si è tifosi del Milan non commuoversi per quello che è stato uno dei capitani di questi anni e contemporaneamente uno dei più forti al mondo nel proprio ruolo. Sentire Buffa raccontare prima Cesare e poi Paolo Maldini ti dà l’idea di quello che era quel Milan: un gruppo di uomini prima che calciatori. Ad oggi il principale problema della squadra è prima di tutto la mancanza di un leader che possa unire dei solisti e motivarli: molto spesso per motivi politici si dà la colpa alla rosa quando non è così. La rosa del Milan è scarsa? Certo, se comparata a quelle del 2005 o del 94 e così via. E’ assolutamente competitiva per un terzo posto nella serie A odierna dove la seconda ha poco più di due punti per partita di media.

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Se non va bene nemmeno Menez…

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Sabato verso le ore 17.00 il clima era di quelli strani – da un lato c’era chi era contento per la vittoria, dall’altro c’era chi ne è rimasto abbastanza stizzito. Ma non perderò tempo a parlare dei soliti omuncoli da due soldi che speculano sulla nostra pelle quanto su una pericolosa tendenza al tafazzismo dei tifosi Milanisti. Chiariamo una cosa: il Milan ha vinto a Palermo e lo ha fatto con pieno merito pur non giocando un primo tempo esaltante. Ha pienamente legittimato nel secondo tempo la superiorità creata, segnando due gol (sì, quello di Destro era buono) e subendo un rigore contro molto dubbio.

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Il mio presidente

tavecchio-CRLAZIO.INFO

Non è stato facile per Carlo Tavecchio assumere la guida della federazione. Non è stato facile per via di un assurdo boicottaggio mediatico a cui egli stesso ha contribuito con alcune frasi spiacevoli (vedi quella di Opti Pobbà) e probabilmente fuori luogo ma che nulla tolgono o aggiungono alle capacità di un presidente federale. Tavecchio – è bene ricordarlo – è stato eletto con un procedimento democratico che gli è valso i favori di tutte le leghe – dalla A alla D – ed un conseguente 66% dei voti avendo contro di se solamente la Federazione arbitri e l’associazione calciatori. Tavecchio – è bene ricordarlo – era stato descritto come il conservatore contro l’innovatore Albertini, appoggiato da quella società che più di ogni altra ha o aveva le mani in pasta ai piani alti dell’organizzazione calcistica italiana.

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Quando c’era Allegri i treni arrivavano in orario

Juventus vs. Milan - Semi finale TIM Coppa Italia 2011/2012

E’ bastata una vittoria in Champions League col Dortmund più ridicolo degli ultimi anni a scatenare la mandria. Non quella bianconera, bensì quella Milanista, o meglio milanoide, perché certi con il Milan non hanno niente a che fare. E’ bastato vedere la Juventus nei quarti di finale per vedere spuntare fuori dalle fogne chi vi era rientrato lo scorso gennaio con un doveroso e sacrosanto esonero e ne era uscito brevemente nel periodo delle cinque sconfitte di Seedorf. Si sa che alla gente piace rendersi ridicola, ma al peggio non c’è mai fine. No. Allegri non ha fatto alcun miracolo. Ha evitato di suicidarsi, che è un fatto, ma battere la decima della Bundesliga, in piena crisi, non è certo una impresa degna di menzione. Non è di Allegri il merito di aver pescato due squadracce e aver biscottato con Simeone il passaggio del girone avvenuto per questioni di calendario e in virtù della sconfitta dell’Olympiakos col Malmoe. Non è di Allegri la possibilità di arrivare in semifinale grazie a sorteggi con squadre che farebbero fatica in Europa League.

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Interello bianco

NAPOLI VS LIVERPOOL

C’è un allenatore in serie A che ha una media punti comparabile a quella di Inzaghi tra il silenzio generale dei media: è quello che siede sull’altra panchina di San Siro e si chiama Roberto Mancini. Ad oggi Milan ed Inter godono di due periodi di crisi comparabili – eppure, come ha ricordato Guerini (DG Fiorentina) nel prepartita di Lunedì “Il Milan era un solo punto dietro l’Inter che leggo sta facendo un gran campionato ed è in crescita“. Non so se i media ci prendano per il culo o più semplicemente sono asserviti diversamente a seconda delle quote politiche al loro interno – fatto sta che da mesi ci stanno raccontando una realtà virtuale diversa da quella reale. Mancini all’Inter ha fatto 21 punti in 16 partite, la media punti peggiore del post-Mourinho tolta la breve parentesi Gasperini. 

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