Chiedo scusa, ma forse con Seedorf…

MR_Bertone

Anzitutto le scuse. Doverose anche per chi, come il sottoscritto, fa un lavoro in cui bisogna parlare prima e dunque il rischio di sbagliare è piuttosto concreto.

Tempo fa (per la precisione il 19 dicembre, vigilia di Roma-Milan) avevo elogiato il lavoro di Inzaghi ed espresso fiducia per il futuro. Il pareggio dell’Olimpico sembrava darmi ragione, poi però è arrivato l’anno nuovo, un disastro calcisticamente parlando. Mi accodo alle parole (dette o non dette, poco importa) di Silvio Berlusconi: capisco non siano più i tempi in cui si vincono le coppe ma perdere contro Sassuolo e Atalanta, per giunta a San Siro, è inaccettabile. La mia solidarietà al presidente però finisce qui. Se la situazione è arrivata a questo punto infatti le colpe sono soprattutto della società, grande capo in primis. Non gli imputo, come la maggioranza dei tifosi, i mancati investimenti: quelli, tutto sommato, si spiegano con i problemi politico-economici in cui versa (nel 2013 Fininvest ha chiuso con un passivo di 428 milioni e la sentenza Mediaset lo costringerà a vendere il 20% di Mediolanum, l’unica gallina dalle uova d’oro di famiglia), e poi 94 milioni lordi di monte stipendi (a cui bisogna aggiungerne altri 50 per ripianare le perdite) non sono uno scherzo. Il problema qui non sono i soldi ma come vengono spesi. Non voglio però spostare il mirino su Galliani (non subito almeno): l’ad ha un metodo di lavoro ben preciso, molto redditizio negli anni in cui, bene o male, qualche euro da spendere c’era (ricordate Ibrahimovic a 18 milioni?), insufficiente oggi, dove sarebbe meglio setacciare il mercato con gli osservatori piuttosto che affidarsi ai “consigli” degli amici procuratori. Un anno fa circa, dopo la sconfitta col Sassuolo, Berlusconi sembrava aver deciso fosse arrivata l’ora della rivoluzione: addio (con tanti onori, ci mancherebbe) al leone di mille battaglie e trofei, dentro nuovi dt (Maldini), ds (Sogliano) e allenatore (Seedorf). Alla fine invece non è successo niente di tutto questo, tanto che il povero Clarence, più che in panchina, si è ritrovato sulla graticola (a proposito, oggi vi risparmio il confronto di punti con Inzaghi, sarebbe troppo facile…). La domanda da un milione di euro è la seguente: se rivoluzione fosse stata oggi il Milan dove sarebbe? La risposta, ovviamente, non c’è. La sensazione però è che ci ritroveremmo di fronte a un progetto nuovo, interessante, stuzzicante, che magari porterebbe anche la gente allo stadio a differenza di oggi. Si è deciso di non decidere e i risultati sono sotto gli occhi di tutti. La squadra non è così scarsa come dicono tutti, è semplicemente priva di spessore e personalità (fatto ancor più grave ma irrimediabile), l’allenatore non sarà una cima a livello tattico ma lavora tanto, tantissimo e merita rispetto. Volete il mio parere? Non ci sarà il tracollo, ma nemmeno la risalita. La stagione proseguirà nel limbo del purgatorio e, per come la vedo io, non c’è cosa peggiore. Spero di sbagliarmi proprio come il 19 dicembre scorso, quando scrissi di un Milan finalmente riconoscibile, a livello tattico e tecnico. Oggi come allora, in caso di errore, sono pronto a scusarmi. Anzi, vorrei tanto dovermi scusare ancora…

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