Dal Danubio con amore

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Duemilaottocentoventisei chilometri Un giorno e quattro ore di macchina. Sono gli imponenti numeri che dividono Madrid da Severin, cittadina rumena affacciata sul Danubio a un centinaio di chilometri da Craiova.

E’ la distanza intercorsa tra l’ultima partita di un Milan già malato terminale, che solo per un quarto d’ora rischiò di ribaltare il pronostico contro l’Atletico per poi finire spazzato via dall’Europa e dalla mappa del gotha calcistico, e la prima, rudimentale esibizione del Milan “fassoniano” (ma potremmo dire anche “mirabelliano”) che, rimarginate le ferite delle ultime stagioni, torna a bussare all’Europa, seppur quella secondaria, per chiederle se ancora si ricorda di lui. Il Milan che era primo nel ranking, che aveva la Champions League come primo, dichiarato obbiettivo stagionale, che andrò in tilt nell’intervallo di una sera in Turchia. Delle Coppe e delle Supercoppe, dei pronostici ribaltati ad Atene e del momento di massima libidine a Manchester. Possibile che non ti ricordi, Europa? Eravamo una cosa sola. C’ero quella sera di marzo del 2014 nel settore ospiti del mitico “Calderon”, attento a non scivolare tra i suoi angusti scalini, e dopo quella batosta si ebbe subito la sensazione che sarebbe passato tempo per rivedere il Milan fuori dai confini nazionali. Romania un tempo voleva dire Steaua Bucarest, oggi CSU Craiova. Il club è una continuazione della vecchia Universitatea, sciolta nel 2013 per problemi finanziari. Si gioca al “Municipal” di Severin perchè il suo stadio da 7.000 posti era troppo piccolo per ospitare questa mezza amichevole estiva, che è invece in tutto e per tutto una partita ufficiale da non sbagliare. Troppo presto? No, se si vuol pensare in grande. Il Milan deve recuperare la sua grandeur giocando subito partite che contano e l’esame viene superato a pieni voti considerando che dal raduno a Milanello sono passati solo ventidue giorni e sommando anche la formazione quasi sperimentale, negli interpreti più che nella disposizione degli stessi. Sonnolenza per venti minuti, buon calcio nella seconda metà del primo tempo condito sul finale dal fendente di Ricardo Rodriguez, non nuovo nel saper trattare i calci piazzati come si tratta una bella donna. Lo squarcio nell’area rumena che si insacca a mezza altezza ci consente di dare un calcio alle titubanze e agli spettri che queste bizzarre trasferte nell’est Europa possono nascondere. Bene anche Cutrone, che colpisce un palo più per merito del portiere che per suo peccato, mentre la presenza di Montolivo, mi sia consentito, ci rende ancora più impazienti di vedere Lucas Biglia. L’ex atalantino ci mette certamente dedizione e applicazione, ma non riesce a far girare la palla a dovere salvo regalare un assist al bacio per il rumeno Mitrita che esalta le doti di Donnarumma. Poi, dopo un’ora, ecco il conto che presenta la fatica e la approssimativa preparazione. Variabile messa in conto da Montella che procede con il valzer dei cambi, dando spazio a due pezzi pregiati del mercato come Conti e Andrè Silva, mentre il Craiova con il suo numero dieci Baluta scompiglia la metà campo rossonera pur mancando di precisione ed efficacia negli ultimi trenta metri. Un discorso a parte lo merita Kessie, il primo che sta giustificando il denaro sborsato (seppur da saldare completamente tra due anni) per averlo alla corte rossonera. Cuce, pressa, copre, ruba palla ed è pulito in ogni intervento. Non esagero se nelle movenze e nel fisico ci rivedo i migliori Desailly e Rijkaard. D’altronde, di nome non fa per caso Frank? Potrebbe migliorare il passaggio nello spazio al compagno una volta recuperata la pagnotta, ma ci sarà tempo per lavorarci. Il Milan non è ancora salito a casa della principessa Europa, ma per il momento le ha cantato una buona serenata e lei sembra almeno aver aperto la finestra. Tra sette giorni il ritorno a San Siro, dove l’entusiasmo ha travolto i canali di vendita dei biglietti: saranno almeno cinquantamila i rossoneri presenti. Ci viene in mente Milan-Stella Rossa, turno preliminare del 2006 da dove iniziò la cavalcata verso Atene, ma andando ancor più indietro possiamo rivederci anche l’entusiasmo di Milan-Sampdoria, spareggio Uefa del 1987 giocato a Torino e vinto per 1-0, un successo accolto come manna dal cielo. Partite ben lontano dal batticuore delle finali, ma altrettanto importanti perchè rappresentarono un nuovo inizio. E allora teniamocela dunque ben a mente questa notte rumena. Tra qualche anno, chissà, potremmo dire che i nostri nuovi successi iniziarono da qui, dal piedone sinistro di Rodriguez e da una cittadina affacciata sul Danubio di cui mai nessuno aveva sentito parlare.

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