Derby: il ritorno…dei Bauscia e dei Casciavitt!

Fabio Conte

Nel calcio una settimana a volte sembra un secolo. Solo sette giorni fa un milanista qualunque si crogiolava nelle ruminanti incazzature del dirimpettaio con proprio allenatore ed ecco in un tac, tra un’alluvione ed un’altra, ci troviamo tutti i giornali e tutte le televisioni che parlano di Inter.

E sì, è tornato Mancini! Cacciato Mazzarri il livornese mai amato dalla piazza, ecco arrivare un pezzo di cuore nerazzurro. Sì vabbè, anche il Milan l’ha fatto l’anno scorso, si vede che i livornesi non vanno di moda sotto la Madonnina, ma qui si parla del ritorno di un allenatore che spacca, che ha fatto la storia negli anni duemila. Roberto Mancini ha fatto vincere ben due Coppe Italia ed una Supercoppa italiana, poi è arrivata calciopoli… ok, non tutto era sbagliato in quella sentenza, anzi, ma prima che arrivassero Ibrahimovic e Veira e che la Serie A venisse sconvolta, più di un tifoso interista storceva il naso –sbagliando a mio parere- per lo scarso prestigio dei trofei conquistati. Ma insomma eccolo qua, colui che ha fatto ricominciare a vincere sia l’Inter che il Manchester City dopo anni, e a suon di milioni. L’allenatore che sarà nella stagione 2015/16, grazie alle clausole a crescere del suo contratto, il più pagato del nostro campionato: un affare da 21milioni di Euro in totale. Meno male che Thohir è andato la settimana scorsa a spiegare all’Uefa come ripianare i debiti.

 In ogni caso il ritorno di Roberto Mancini riporta nei giusti equilibri la bilancia dei pronostici, le aspettative dei tifosi. Per tradizione ed indole le tifoserie di Milano si sono distinte nella storia per approcciare il calcio e i destini della propria squadra in maniera opposta, antitetica. Chi declamando uno sfrontato ottimismo ed una supposta superiorità, chi valutando i giusti meriti ed il possibile capriccio del fato sulle proprie qualità. Così son nati bauscia e casciavitt. Gli anni di gloria dell’era Berlusconi hanno un po’ annacquato la prudenza milanista, d’altra parte, dopo tante stagioni di sofferenza la pomposità nerazzurra è rinata proprio alla fine degli anni duemila. Così ci troviamo prima di un Derby non fondamentale e con solo un punto di distacco a rivivere, se non gli antichi fasti tecnici, almeno vecchi e tradizionali duelli dialettici. Tutti elettrizzati dalla scossa del nuovo allenatore, dall’altra parte del naviglio già si pensa alla galoppata verso il sol dell’avvenir, dicesi scudetto. A Milanello si lavora compìti per cercare di arrivare al terzo posto in campionato. Chi avrà ragione?

Alla fine però saranno i giocatori a scendere in campo per decidere la sfida. I dubbi di Inzaghi sono creati più dai malanni dei suoi che dal cambio del tecnico avversario. De Sciglio rinfrancato dalla prova in Nazionale può giocare al proprio posto o sulla destra in vece di Abbate acciaccato. Per sostituirlo o un’azzardata scelta di un centrocampista riciclato, leggi Poli, o un centrale che magari non fluidificherà ma potrà aiutare in area: Zapata o Rami. Il recupero in extremis di De Jong permetterebbe di avere certezze altrimenti si potrebbe azzardare Van Ginkel per una storia tutta da scrivere. Infine, bisognerà scegliere se dare il peso dell’attacco al neo-bipapà Menez o dare la chance a Torres, esperto e decisivo in tante partite determinanti e in tanti derby disputati in Europa. Con El Shaarawy poi, che ha interrotto il digiuno. Come si vede sono tante le scelte che dovrà fare il nostro Mister per cercare di creare almeno qualcosa contro l’elettrizzata armata Manciniana. Se riusciremo, se potremo, ma con cuore, il grande vecchio cuore rossonero: da Casciavitt,  da Milan!!

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