Empoli, parla Sarri: “Vi svelo i miei segreti”

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“L’Empoli, Sarri e il bello dei debuttanti”. Se dovessimo scegliere un nome per il film messo in scena con la sua squadra dall’allenatore campano alla sua prima stagione in Serie A,  non avremmo dubbi.

Una squadra giovane, ambiziosa e che diverte. E’ di sicuro l’Empoli la rivelazione di questa prima parte di stagione. Maurizio Sarri, direttore di un’orchestra che funziona, ha parlato a “La Gazzetta dello Sport“: “Siamo felici del lavoro svolto fin qui. La squadra si sta esprimendo bene, anche se raccoglie meno di quello che produce. E questo alla fine può essere anche un limite. Dobbiamo imparare a essere più cinici per centrare la salvezza”. Un gioco, quello espresso dall’Empoli, tra i più apprezzabili d’Italia. Sarri racconta da dove nasce questa identità collettiva: “Il nostro è stato un percorso lungo, cominciato tre stagioni fa tra mille difficoltà. Avevo tanti infortunati al primo anno, giocatori fuori condizione e tanti ragazzi nuovi da inserire nel gruppo. Siamo partiti con il 4-2-3-1 e poi abbiamo trovato l’equilibrio giusto con il 4-3-2-1. Con i primi risultati ci siamo tolti di dosso tante paure e abbiamo cominciato a volare. Al primo anno playoff. Al secondo promozione diretta e ora eccoci qui?”.

Ma qual’è la ricetta per fare bene?  “Conta la disponibilità dei giocatori, la serenità dell’ambiente e la presenza della società. Qui a Empoli c’è una straordinaria sinergia tra queste tre componenti. La città è fiera della società che lavora tanto con i giovani. In rosa abbiamo tredici giocatori cresciuti nel nostro settore giovanile. Tavano e Maccarone? Sono molto preziosi, sono un grande esempio per gli altri”. Un modello però, quello dell’Empoli, difficilmente esportabile nei grandi club a detta di Sarri: “Qui un errore fa parte della normalità. E’ visto come una tappa di un percorso di crescita. In altre realtà pioverebbero fischi”. Un’idea di gioco più tecnica che fisica: “Le grandi idee vengono fuori dalle necessità. In estate non avevamo i fondi per investire sul mercato e inserire gente esperta. Così abbiamo mantenuto il blocco degli ultimi anni, continuando a giocare il nostro calcio, che per me già in B era a questi livelli, ma che chiaramente oggi in Serie A ha maggiore visibilità. Ora tutti si sono accorti di noi. I continui fraseggi palla a terra? La differenza la fa la disponibilità dei ragazzi. Si lavora molto col pallone in fase di riscaldamento e poi qualche giovane al termine dell’allenamento resta in campo per migliorarsi. Qui di giovani ne ho tantissimi e fanno tutti lavoro extra a fine seduta”.

Da Sacchi a Zeman. Non serve un passato da calciatore per fare bene da allenatore: “Aver giocato è sufficiente per avere delle basi, sensazioni da spogliatoio, saper entrare nella testa di un giocatore. La gavetta però è importante, ti porta a fare un lavoro migliore e l’esperienza ti fa crescere sotto ogni punto di vista. Poi certo ci sono le eccezioni come Guardiola: ha smesso di giocare e si è subito imposto tra i migliori tecnici al mondo. Però ripeto, è un’eccezione, non la regola” conclude Sarri.

FONTE: GIANLUCADIMARZIO.COM

FOTO: ZIMBIO.COM

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