Fallimento Italia, speranza Milan

Fabio Conte

La tragedia calcistica s’è compiuta: la nazionale italiana non andrà ai mondiali di Russia del 2018.

Non ci andrà il movimento calcistico italiano, non ci andrà il sistema Italia. L’atto finale si è compiuto in uno splendido San Siro che ha sostenuto, spinto, abbracciato una squadra confusionaria, generosa e sfortunata ma carente sul piano tecnico e tattico. Di fronte, il muro giallo di onesti Svedesi che orfani dell’unico fuoriclasse, Ibrahimovic, hanno usato il più classico dei catenacci per guadagnarsi il viaggio a Mosca. A livello tecnico la nazionale italiana sta attraversando un periodo non brillante ma nemmeno così scadente. Insigne Belotti Immobile Verratti Florenzi Bernardeschi El Shaarawy Parolo Rugani Donnarumma solo per citare alcuni in rosa l’altra sera, permettono di ricostruire partendo da una base discreta ma non fenomenale. Quello che non si conosce però di questi ragazzi e degli altri che verranno scelti, è il carattere, la forza morale, la fame di successo. Perché al di là delle doti calcistiche quello che fa la differenza, che ha sempre fatto la differenza, è la voglia di vincere che un giocatore riesce ad esprimere in sintonia col gruppo, e su questo solo il tempo saprà dirci qualcosa, anche se certamente queste mancate qualificazioni non sono state un buon inizio. Sul piano tattico è abbastanza chiaro il fallimento del progetto, se progetto si può chiamare quello di Ventura, ch’è apparso inadeguato. Dispiace dirlo perché personalmente mi è simpatico, ma oggi sono necessarie capacità di organizzazione tattica, di temperamento e mentalità che il tecnico ligure non ha mostrato di possedere. In particolare, non è riuscito a far esprimere al meglio giocatori che nelle proprie squadre riescono ad offrire un buon rendimento e questa squadra aveva, e avrà, la necessità di un minuzioso supporto tattico a colmare le lacune tecniche. Lo smacco è forte per tutto il movimento, anche sul piano economico. Anche se si fossero giocate solo le tre partite del girone iniziale, come poco onorevolmente s’è fatto nelle due ultime manifestazioni, il meccanismo economico che si sarebbe innescato per la partecipazione alla vetrina mondiale, è difficilmente quantificabile, ma sicuramente enorme. Il mondo del calcio, ricordiamolo a chi lo snobba come evento marginale, è una tra le prime 10 industrie italiane per giro d’affari e questa inattesa eliminazione arriva a penalizzare la ripresa economica del paese. Molti vedono nella catastrofe calcistica l’opportunità di rivoluzionare il mondo che gira intorno al pallone. Credo sia una pia illusione però, visto che siamo in un paese che strapaga i dirigenti, che non li responsabilizza e che premia con buonuscite milionarie anche quei manager che mettono sul lastrico aziende private o pubbliche prima di abbandonarle al loro destino. Non vedo perché l’azienda pallonara debba essere diversa, e infatti dai vertici federali, alla gestione della Lega, fino ai responsabili tecnici sembrano tutti molto bravi nella tattica italica di non mollare la “poltrona”, a tutti i livelli. Per quanto riguarda il rilancio dei settori giovanili è un discorso fuorviante. Non è automatico che nascano dei campioni e nessuno boicotta i giocatori italiani di valore. Se uno è veramente valido emergerà e riuscirà a ritagliarsi il proprio spazio. Anacronistico parlare di chiusura o limitazione degli stranieri in questo settore così dinamico. Che si agevolino invece le condizioni, fiscali o di pagamento, perché sia più conveniente accaparrasi un giovane italiano e non uno sconosciuto giocatore indonesiano. Ma questo comunque non garantirebbe il futuro della nazionale perché non tutte le generazioni regalano campioni. Diverso il discorso sul programma tecnico per i giovani ma, anche qui, contraddittorio. Cosa deve cercare il sistema calcistico: un rinnovato e univoco metodo di gioco, o la conservazione della tradizione italiana? E chi sa se nasceranno dei nuovi Baresi Maldini o Nesta per basarsi sulla difesa, o apparirà qualche Del Piero, Baggio o Totti per giocare di fino. In somma mi pare che non ci siano soluzioni certe all’orizzonte se non una diffusa richiesta di cambiamento, comprensibile ma convulsa ed emotiva, e senza progetti chiari che, se ci fossero stati, non avrebbero comunque dovuto aspettare questa debacle per essere messi in opera. Aggrappiamoci alla storia per scoprire che anche altre grandi federazioni hanno vissuto l’onta di una mancata qualificazione ai Mondiali: 1 volta l’Argentina, 3 l’Inghilterra e 6 la Francia. Questa è la seconda volta per l’Italia. Quindi abbiamo il doppio di vittorie che di eliminazioni, in alto i cuori!

E il Milan in tutto ciò? Facciamoci coraggio con queste curiose coincidenze: mancata qualificazione del ’58, scudetto rossonero nel ’59. Clamorosa eliminazione con la Corea nel ’66, filotto di Coppe e scudetto ’67-‘69. Corea del Sud e arbitro Moreno 2002 e Champions ’03. Chissà mai che la tradizione continui..

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