Fassone e Mirabelli al lavoro per un nuovo Milan

Fabio Conte

Essere soddisfatti dal pareggio di Crotone è un esercizio che riesce solo ai più ottimisti. Tra questi c’è Vincenzo Montella che, tolte due partite dove si doveva vincere e non s’è vinto, si trova adesso due sfide dove sarà difficile vincere, ma ci si proverà, così dice almeno.

Il tutto al netto di un punto guadagnato sulle dirette concorrenti, tanto per inquadrare il campionato che si sta vivendo. Anche quest’anno come i precedenti, quando si prospetta uno scatto decisivo verso l’Europa, favorito da partite abbordabili, si assiste a incomprensibili debacle che lasciano spazio a voci sulla reale volontà di approdare nelle coppe con preliminari sconvenienti, o alle distrazioni contrattuali dei giocatori. Certo, la “chiusura del closing”, la fine dell’estenuante telenovela, ha scemato la tensione con cui si faceva gruppo per difendersi dalle incertezze sul futuro, aprendo invece il tempo della programmazione anche tra i procuratori. Proprio loro, nel bene e nel male, dovrebbero far da filtro tra giocatori e società, per lasciar liberi da preoccupazioni i poveri pedatori, e far sì che, ottenendo risultati con la squadra, i propri assistiti possano valorizzarsi al meglio. In nome del calciomercato imperituro, è moda attuale invece, dar voce alla grancassa mediatica a cui si appoggiano gli agenti dichiarando telefonate, contatti, viaggi, non sempre reali e spesso col solo scopo di alzare la posta. In questo la società deve fare muro a mio parere, cercando di preservare squadra, tecnico e giocatori, da fantasie prossime venture. Come ha ribadito Mirabelli, in barba a qualsiasi voce sul vantaggio economico delle amichevoli estive, la volontà e la necessità di arrivare in Europa per poter contattare campioni ambiziosi, è imprescindibile. Lui e Fassone hanno una grande chance da giocarsi. Il d.s. calabrese, ha la prima vera occasione per mostrare che la dura ed incerta gavetta che l’ha visto partire dai più sperduti campi nella punta dello stivale, da categorie non considerate, ed in ambienti equivoci e nebulosi, può rivelarsi preziosa anche a livelli più importanti, talvolta altrettanto equivoci. Mirabelli è riuscito a scalare vincendo, categoria dopo categoria, in ogni scenario e con diversi humus, ma soprattutto scegliendo giocatori sconosciuti, che hanno sempre fatto bene nella categoria superiore. Il salto è stato grande quando è arrivato in serie A, anche solo come osservatore dei giovani. Ora la nuova grande sfida, che si potrà giudicare solo a lavoro compiuto. I tasselli per costruire e assemblare una squadra dipenderanno dalle uscite, dalle ambizioni, dai tornei che si dovranno svolgere e, soprattutto, dalla disponibilità economica che concederà la società. Come è sempre stato. L’agilità nel saper gestire trattative, rinnovi e contatti, nel delicato finale di campionato, sarà lo scoglio principale del nuovo d.s. nell’immediato. Per questo, forse, riuscire a chiudere al più presto il contratto di Donnarumma, sarebbe un segnale significativo sia per il valore del ragazzo, sia per soppesare il confronto col più famoso ed ingombrante procuratore italiano, sia infine come indicazione chiara delle intenzioni della società per il futuro.

La società oggi è Fassone. Potremmo dire che sia il proprietario. Lui ha tenuto duro in tempi incerti, anche perché lui ci avrebbe rimesso come immagine e come credibilità se alla fine l’acquisto del Milan fosse saltato. Lui ha fatto si che ci fosse realmente il closing, cercando la via, contattando il fondo, trovando i soldi sostanzialmente. Oggi abbiamo chi ha messo la gran parte del denaro, ancora avvolto dal mistero dopo aver letto un foglio programmatico. Chi ha fiutato l’affare e messo i soldi mancanti, guarda da lontano, osservatore interessato. E chi ha permesso l’unione delle forze è diventato alla fine padrone del giocattolo, almeno a tempo determinato. Se saranno diciotto mesi o più dipenderà dai risultati, com’è sempre stato nel calcio, ma ancora un po’ di più in questo caso. Il prestigio di poter oggettivamente dirigere l’ex club più titolato al mondo, avrà per contraltare la responsabilità di costruire bene e in poco tempo una società che faccia soldi, che incassi più di ciò che spende. Nel calcio questo passa per le vittorie o almeno nell’attestarsi con continuità nei piani alti del campionato italiano, colmando un gap che in questo momento appare rilevante. Bisogna quindi dare fiducia a Marco Fassone, che permetterà, si spera, a Massimiliano Mirabelli, di costruire una squadra che renda orgogliosi i tifosi, felici gli investitori, tranquilli i finanziatori. L’entusiasmo che i due dirigenti metteranno nella nuova avventura dovrà essere quel quid in più per dar luce al loro prestigio, e di conseguenza per far tornare a sorridere i tifosi rossoneri. Ce lo auguriamo e lo speriamo, non possiamo far altrimenti.

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