Gattuso: il Milan deve giocare col ‘noi’

Fabio Conte

“Non parlo dei singoli” da Rino Gattuso non l’ho mai sentito dire. Nelle interviste pre e post gara risponde volentieri su chi ha fatto meglio, stempera le prestazioni negative, difende i pretoriani ma anche chi gioca meno, racconta i progressi degli infortunati.

Ha sorpreso quindi che domenica, durante una risposta sulla prestazione di Piatek, dopo averne sottolineato le qualità abbia invitato a pensare al gruppo: “dobbiamo ragionare col noi”.

Il Cagliari di Maran, tra infortunati e sfortunati, ha subito una sconfitta un po’ più rotonda di quanto meritasse, ma si è sempre avuto la sensazione che il Milan fosse padrone della situazione, in una partita dove la squadra si è mossa compatta, dove tutti hanno offerto una prestazione di livello, con qualche picco di alti e pochi bassi. I soliti imputati dell’ultimo periodo Calhanoglu e Suso forse non sono al meglio, ma sono stati protagonisti nel primo e nell’ultimo gol. Lo spagnolo propiziando con un suo tiro lo sfortunato autogol di Ceppitelli, che alle sue spalle aveva comunque due rossoneri che avrebbero potuto approfittarne. Il turco tirando con forza sul portiere sardo in uscita che non è riuscito a trattenere e favorendo Piatek. Dopo il gol il polacco, alla fine delle sue pistolettate,  ha indicato Calhanoglu non per l’assist involontario ma perché era da poco stato fischiato dopo uno stop impreciso. Che ci si aspettasse, e ci si aspetti, di più dalla mezzala di Mannheim è capibile, soprattutto dopo il infelice inizio di campionato, ma si sta riprendendo e domenica ha disputato a mio parere una buona gara, andando a tiro, cucendo il gioco in attacco, magari senza tanti guizzi, e garantendo il solito importante apporto alla fase difensiva: anche lui ha grandi meriti nella ritrovata compattezza.

E anche lui, con Suso, fa parte del “noi” di Gattuso così come Abate, Calabria e Conti i tre terzini destri, come Bakayoko e Kessiè la diga nera di centrocampo, come Donnarumma e Romagnoli capitani grintosi, come la nuova coppia Paquetà e Piatek, che sta facendo sognare i tifosi, così come tutti quelli chiamati a scendere in campo. Noi significa insieme, sacrificio, sforzo, gruppo, amicizia, in una parola squadra. Il Milan oggi è una squadra, molto giovane tra l’altro. E probabilmente proprio l’età media così bassa, può aver portato un maggior feeling, così come l’assenza di stelle consacrate o capricciose: tanti non hanno mai vinto, qualcuno ha vinto poco, tutti sognano di vincere.  E vogliono vincere con la maglia rossonera. Forza coraggio e profilo basso, la strada è lunga e una salita ardua e impervia ci sarà proprio sabato con l’Atalanta a Bergamo. Col noi, per noi.

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