Gattuso: una poltrona per lui

Fabio Conte

Nessuno se lo aspettava. Simpatico era simpatico a tutti, a tutti i rossoneri almeno, ma nessuno si aspettava un Gattuso così. Io, lo ammetto, non credevo potesse cambiare il trend della stagione.

Mi fidavo della maggiore esperienza di Montella che ritenevo non avesse usufruito quest’anno dell’aiuto della dea bendata, al contrario della scorsa stagione quando aveva fatto capolino nei momenti delicati aiutandolo a compattare, dar convinzione e anche vincere qualcosa. Credevo che Gattuso dovesse traghettare, e questo lo pensavano in tanti, che dovesse solo fare il meno peggio, magari con qualche exploit qua e là, per poi consegnare fischietto e pettorine a qualche guru della panchina.

Invece lui s’è seduto su quella poltrona in sala stampa a Milanello, la stessa che in questi anni, in modi e tempi diversi, ha fatto cadere Allegri Seedorf Inzaghi Mihajlovic Brocchi e Montella, e con tranquillità ha cominciato a raccontare il calcio che avrebbe voluto e che sperava potesse fare. Un calcio che deve avere gamba, applicazione, complicità e sberloni. Subito s’è concentrato sulla preparazione, sulla gamba, che avevano, o meglio non avevano, i giocatori. Di questo se ne erano accorti già in società, col cambio del preparatore anche se gestito misteriosamente con tempi lunghissimi; andando a vedere anche il finale della scorsa stagione credo sia un problema dell’attuale tecnico del Siviglia, Vincenzo.

Viene dalla primavera Gattuso, ma era quella del Milan, a cui aveva detto di sì per affetto pur essendo un allenatore magari non proprio affermato. Però di esperienze, anche dure e difficili, ne ha fatte, in Italia e all’estero. Così non si può paragonare ai due ultimi allenatori che arrivavano della conduzione della Primavera. Pippo sta crescendo e facendo abbastanza bene con il Venezia. Christian, imposto per volere presidenziale, dogmatico tatticamente, sta risciacquando le sue certezze nel ruvido pragmatismo capelliano accompagnando come assistente Don Fabio al Jiangsu Suning. Gattuso è arrivato anche come bandiera, per l’esperienza fatta in uno dei più grandi Milan di sempre ed è in più campione del mondo con la Nazionale. Figuratevi il carisma che può esibire su tanti giovani appena arrivati e anche su quelli meno giovani, tutti lontani anni luce dal suo palmares. Certo esperienza ad alti livelli l’aveva anche Sinisa, ma sotto altre bandiere, con altri colori. Professore lo era anche Clarence, anzi forse era “il professore”. Ma per questo troppo distante, troppo superiore per regalare quel cameratismo che sta creando il tecnico rossonero. A ben vedere c’è qualche assonanza con Massimiliano, quello milanista. Difesa accorta, squadra pragmatica, baricentro equilibrato ma pronta a pungere. Altri attori, altri comprimari naturalmente.

Piace anche il suo modo di esprimersi, o i suoi Modi grammaticali sbagliati, che l’avvicinano ai tifosi soprattutto quando è apparso distrutto dopo le sconfitte o i pareggi inopinati, quando sembra tranquillo dopo vittorie importanti, o quando è insoddisfatto dopo partite anche vittoriose ma non controllate. Così Gattuso, più Rino che Ringhio ormai sta dimostrando ai tifosi che sa abbastanza come tecnico per sedere sulla panchina del Milan e sulla poltrona della sala stampa.

E su quella poltrona lì, quella da cui spiega tattiche, speranze e aspirazioni, quella da dove chiede sberloni tra compagni quando sbagliano, sberloni bonari quando qualche giocatore è giù, sberloni liberatori sulla sua testa da parte di quelli che non giocano, quella da dove ringrazia per la chance che gli è stata concessa, quella da dove ammette propri errori, Gattuso Campione d’Italia e d’Europa, Gattuso campione del mondo, su quella poltrona vuole, rischia, crede ogni giorno di più di poter rimanere.

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