I guardiani del destino

Fabio Conte

Tentando di cambiare non sempre si fa bene. La formazione del Milan prima di scendere in campo a Napoli lasciava un po’ perplessi. La partita ha confermato lo scetticismo, suscitato qualche dubbio tattico e generato una speranza. Taarabt è la lieta sorpresa: non esaltiamoci ma speriamo di aver trovato il jolly.

I dubbi e gli errori fanno parte della crescita di Seedorf che è chiamato ad imparare insegnando e scegliendo per il futuro soprattutto. Normale quindi che sperimenti,  meno che lo faccia con squadre della forza del Napoli. Ma una delle cose che si auspicavano col ritorno del “professore” era quel ‘ancien regime, quello stile, quelle regole che sembravano essersi perdute con l’addio di tanti “grandi vecchi” e con un po’ di lassismo. E una delle storiche leggi non scritte a Milanello era la scelta del Capitano. Noi che siamo cresciuti con Gianni Rivera, sentendo parlare di Liedholm e di Cesare Maldini, abbiamo avuto la fortuna di trovare anche in tempi tribolati Franco Baresi, che poi è diventato “Il capitano”. Facile poi, e naturale il testimone per Paolo Maldini che, come i predecessori, portava serietà, stile, lunga militanza. Quindi quello che ci si aspetta dal capitano del Milan è il carisma che trasmetta in campo, a compagni e spettatori,  la voglia d’indossare quei colori, l’orgoglio di essere Milanista. Quando è assente il capitano proprio la  gerarchia, negli anni non ha mai fatto dubitare sui vice, importanti proprio perché chiamati a portare la fascia quando manca il simbolo.  Tassotti, Costacurta fino a Gattuso chiamato capitano ma sempre rispettoso di Ambrosini con maggiori presenze. In un momento di rifondazione ci sta che con rispetto sia stata chiesto ad Abbiati di concedere una deroga per Montolivo che in prospettiva può avviarsi sulle orme dei predecessori. Ma nei momenti d’incertezza e di sperimentazione trovo strano e inadeguato che  Seedorf non si sia affidato all’ordine costituito dalle presenze, alla gerarchia dello spogliatoio. Trovo grave,  pavido ed emblematico che Abbiati o Abate non abbiano chiesto la fascia (per quel che ne sappiamo). Trovo curiosa la scelta caduta  su  Mexes che non ha mai incarnato, al di là delle qualità tecniche,  le peculiarità dei capitani rossoneri. Trovo leggera la spiegazione del tecnico di dare motivazioni ad un giocatore che per esperienza, rivalsa e anche emolumenti dovrebbe averne da dimostrare. No, la scelta di Seedorf  poteva e doveva essere migliore, più oculata perché  non implicava tattiche o schemi, acquisti o cessioni ma la mentalità dello stile Milan la base emblematica su cui costruire la squadra che cerca, che verrà, che ci aspettiamo.

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