Il giocattolo di Sinisa

Fabio Conte

Erano allegri i tifosi all’uscita da San Siro lunedì dopo la vittoria contro il Perugia per i preliminari di Coppa Italia, o Tim Cup come si dice adesso.

E sì, perché si son ritrovati in tanti, perché son tornati a vedere una squadra, perché c’è la sensazione che stia ricominciando un ciclo. Ovviamente grazie alla scelta di Berlusconi di tornare ad investire, ma anche per aver deciso di affidare la squadra a Sinisa Mihajlovic. L’allenatore serbo ha portato quella sferzata di energia e di rigore che mancava dai tempi di Sacchi. E se con una squadra da sogno come quella che aveva Ancelotti bastava, o forse era necessaria la sua bonomia per far convivere tante stelle coscienti del proprio valore, oggi sembra ritornato un momento di rifondazione come nel lontano 1987. Anche allora in squadra c’era una base di giocatori di qualità che però non riusciva ad esprimersi ai massimi livelli, anche allora arrivarono stranieri capaci di cambiare il trend, anche allora si scelse un tecnico che rompeva col passato deludente per perseguire la propria idea di calcio con passione fervente. Naturalmente con le debite proporzioni: oggi non stiamo parlando né di Baresi né di Van Basten, ma qualcuno di buono c’era anche l’anno scorso, qualcuno di buono è arrivato. Anche allora Arrigo volle qualche pretoriano, come oggi Sinisa  ha voluto Romagnoli e chiede Soriano. Tra l’altro quest’ultimi sembrano giovani di buon avvenire, quindi soldi ben spesi, si spera. In ogni caso si integrano in un disegno tecnico e nel cambio di mentalità che il Mister cerca, com’è nel suo credo, tra lacrime e sudore, con grinta e concentrazione, e dove non mancano, come capitò anche a Sacchi, strigliate al pubblico per difendere i propri giocatori. Ma quello che colpisce i tifosi, quello che fa riaffiorare la speranza di un nuovo promettente inizio, è l’insoddisfazione e l’inappagamento dipinti costantemente sul volto di Mihajlovic. Viso duro, sguardo cattivo, smorfie e urli che erano di Sacchi che furono di Capello. Quello che serviva al Milan, quello che vogliono i tifosi e chissà non si arrivi agli stessi risultati vincenti.

Il gioco di queste prime uscite sembra essere frizzante e piacevole, dove tutti partecipano e si mettono a disposizione dei compagni. Aspettiamo con ansia la prova in campionato con la Fiorentina, anche lei fin qui brillante e convincente per calibrare le aspettative future. Ma il campionato inizia senza che il mercato sia concluso e quindi i tifosi rossoneri non possono non essere ancora in trepidante attesa del ritorno messianico di Zlatan Ibrahimovic. Certo, un giocatore così vince alcune partite con la sua sola presenza nel tunnel di accesso al  campo, ma la domanda che a questo punto sorge è se il carattere e il carisma dello svedese non si possano trasformare in una  sudditanza e dipendenza alla sua enorme personalità. Non vorrei che si rompesse il giocattolo, non vorrei che s’intoppasse il rinnovamento. Che sia chiaro, sono uno di quelli che s’è ripromesso una ricca bevuta nel caso tornasse Ibra, ma la domanda è lecita e mi chiedo se non se la stia facendo anche Mihajlovic. O magari con l’arrivo di Zlatan, il vivace giocattolo si trasformerà in un panzer schiaccia-rivali, con buona pace per chi dovrà lasciargli il posto.

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