Il Milan accende il VAR

Fabio Conte

Ci sono dei mestieri che nel tempo sono andati a morire, sono scomparsi. Molti sono andati ad esaurirsi piano piano per il cambio di abitudini, altri uccisi dalla società dei consumi.

È stato così in tutta Italia ma, in particolare,  el magnan (lo stagnino), el moletta (l’arrotino), el cavagnin (coi suoi cesti di vimini), el brumista (il guidatore di carrozze) sono personaggi che portano la nostalgia a una Milano che non c’è più, a un passato talvolta mitizzato. Fino agli anni sessanta qualcuno di questi personaggi si riusciva ancora a vederlo e anche a sentirlo chiamare col suo nome dialettale: allora qualche milanese si trovava ancora.  Oggi, non solo i dialetti sono sorpassati ma in molte facoltà si studia direttamente in inglese.

E proprio in Inghilterra, fortemente  proiettata al futuro ma con salde radici nelle tradizioni, si è visto morire, dando un ultimo  sussulto, un mestiere che non ha avuto grande fortuna e che lasciare poca, o nessuna, nostalgia: l’arbitro addizionale d’area. Figura mitologica, nata nel 2012 per evitare la “Moviola in campo”, cercando però di arginare errori eclatanti nell’assegnazione dei gol, come ad esempio, quello subito dal Milan nella stagione precedente. Questi personaggi favolistici, metà arbitro e metà guardalinee, avrebbero avuto il compito di curare la linea di porta impallati dal palo e impallando a loro volta i segnalinee che, salvo errori clamorosi, avevano fino allora anche l’incarico di segnalare se la palla fosse entrata o no. Siccome gli episodi controversi sul superamento della linea di gol  sono relativamente frequenti, anzi rari, si è creduto che comunque due assistenti in più avrebbe aiutato l’arbitro anche a gestire le valutazioni di scontri all’interno dell’area di rigore, difficili da cogliere, in particolare nel marasma di un calcio d’angolo. Le prime perplessità però erano venute sul posizionamento dell’arbitro coadiuvante. Non si è mai capito appunto, perché debba stanziare alla destra della porta, dove c’è già il guardalinee, e non alla sinistra avendo così un punto di vista da altra prospettiva di qualsivoglia episodio. Faccio a fatica a capire le motivazioni date dai designatori,  sul maggior contatto visivo tra arbitro e assistenti, visto che arbitro, addizionale, assistente di linea e anche “quarto uomo” comunicano serenamente con microfono ed auricolare. Questa figura controversa che in inglese, cioè nella lingua ufficiale dell’Uefa/Fifa, viene chiamato Additional Assistent Referee, senza riferimento specifico all’area quindi, spesso ha segnalato scontri e contatti sfuggiti all’arbitro ma con valutazioni personali che talvolta cozzano con la gestione del direttore di gara. Ogni arbitro, infatti, dirige una partita con valutazioni personali  sulla forza e la veemenza concessi nei contatti tra giocatori. I giudizi quindi non sempre concordano, e quindi possono nascere decisioni equivoche e non equilibrate durante la stessa partita, in aree diverse.

Giovedì, in occasione Arsenal Milan, una delle partite più affascinanti di Europa League, con una cornice forse troppo emozionante che può aver creato un’involontaria sudditanza all’ambiente, abbiamo assistito ai limiti e alla fine del mestiere di Arbitro Addizionale. L’errore grossolano, incomprensibile ed ingenuo, speriamo, provocato da un furbo e truffaldino Welbeck, in cui è caduto l’addizionale svedese Johannesson inducendo il direttore di gara Eriksson a concedere un inesistente penalty  che ha permesso agli inglesi di pareggiare, ha archiviato questo lavoro spurio, d’altronde già prossimo alla chiusura soppiantato dal VAR.

 

Ormai in Italia abbiamo fatto l’abitudine alla tecnologia e all’assistenza che telecamere e ripetizioni d’immagini offrono agli arbitri tanto che, riguardando ad esempio una vecchia partita, quando si vede un episodio dubbio ci si domanda quale sarà la valutazione del VAR. È un cambiamento epocale.

Quello che si è visto per esempio anche domenica in Milan Chievo è che, al di là di possibili errori di valutazione che possono sempre esistere, i giocatori, gli addetti e i tifosi accettano la decisione rivista col VAR, lasciando credibilità  alla gara, evitando inutili nervosismi e regalando tranquillità al prosieguo della partita. E questo è importante perché, senza colleriche incertezze, dubbi e congetture,  i giocatori continuano ad esprimersi al meglio e tifosi ad incitare serenamente.

 

Dai tempi di Rivera con l’arbitro Concetto Lo Bello che legittimava in diretta Tv la Moviola ammettendo il proprio errore, fino all’inequivocabile gol di Muntari parato nettamente dentro la porta da Buffon, spesso gli incredibili errori commessi col Milan aprono scenari nuovi per l’evidente danno arrecato.  Sarà così anche questa volta: il tuffo di Welbeck ha spento un lavoro ma acceso il VAR per tutti.

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