Juventus Milan Finale Tim Cup 9 mag.’18

Fabio Conte

Ritrovata leggerezza e tranquillità, dopo aver virtualmente conquistato lo scudetto numero quattro della gestione Allegri, la Juve va ad alzare la quarta coppa Italia consecutiva rifilando 4 reti ad un Milan che ha mostrato tutti i suoi limiti tecnici e di forma.

La squadra di Gattuso ha resistito un solo tempo, avendo per altro in apertura al 8’ l’occasione più ghiotta con Cutrone che la sparava tra le braccia di Buffon. Aveva ammonito Bonucci in conferenza che sarebbe stato necessario sfruttare le occasioni che sarebbero capitate, ma se nel primo tempo i rossoneri sembravano pur a fatica tenere il campo contro un avversario che sornione che pareva aspettare l’occasione giusta, nella ripresa la Juve ha cambiato decisamente passo costringendo Donnarumma a diverse parate importanti finché, dall’ennesimo calcio d’angolo, sbucava solitaria la testa di Benatia che insaccava al 56’. Qui il crollo, anche mentale, del Milan che in nove minuti incassa altri due gol: il primo di Douglas Costa, uno dei migliori, e l’altro con la collaborazione di Donnarumma che regala la palla per la doppietta di Benatia. Al 76’ poi si è aggiunta anche la beffa con la spizzata in autogol di Kalinic, che pure sembrava essere entrato con un buon piglio, sostituendo Cutrone.

Amaro finale di stagione per il Milan che mostra molti uomini fuori condizione e sulle gambe. Dopo questa batosta sarà difficile anche recuperare la serenità mentale per le prossime due partite, in particolare la temibile trasferta di Bergamo contro un’Atalanta, che dovrebbero portare la squadra di Gattuso all’obbiettivo minimo dell’accesso in Europa League. Forse bisognava cercare prima di far respirare giocatori che hanno troppo a lungo rincorso dopo l’infelice inizio di stagione. Il calo atletico ha evidenziato anche i limiti tecnici di alcuni giocatori a cui si dovranno trovare le giuste alternative. Onore alla Juventus cannibale in Italia e anche ad Allegri, che magari non sarà stato particolarmente empatico quand’era al Milan, ma che sta dimostrando di avere capacità uniche, battendo record su record in una società già al top di vittorie.

Adesso tre giorni per ricompattarsi, per raccogliere i cocci come temeva Gattuso. Una finale si vince o si perde, e questo si sapeva, ma la lezione è stata severa e difficilmente non avrà degli strascichi morali. Il Milan, i giocatori, il Mister e la dirigenza sono chiamati a uno sforzo enorme per non vanificare una stagione nata tra mille speranze ma che rischia di naufragare lontano dagli obbiettivi.

Dallo stadio Olimpico di Roma Fabio Conte

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