La verità è che troppi giocatori non sono all’altezza del Milan!

Paolo Vinci

Carissimi Tifosi Rossoneri,

è un momento brutto, molto brutto della Gloriosa Storia Rossonera.

Forse, addirittura, più brutto di quello vissuto lo scorso anno.

Perché giunge dopo l’effimera illusione di un mercato nel quale la famiglia Berlusconi ha investito, in assoluta buona fede, ben 86milioni di euro e, soprattutto, dopo un’altra illusione, a questo punto “struggente”, quale quella della partita dell’Olimpico di soli venti giorni fa, nella quale si erano visti, per la prima volta dall’inizio della stagione, un gioco di squadra ed alcune buone individualità, condite da una buona continuità.

Poi, clamorosamente, tutto è sprofondato sin dall’incontro con gli Orobici, ove l’Atalanta ha avuto il pallino del gioco dall’inizio alla fine ed ha sfiorato la vittoria in più momenti, surclassando, specialmente a centrocampo, la scarsa qualità tecnica dei centrocampisti Rossoneri,  per continuare, poi, inesorabilmente, nell’anticipo di sabato allo Juventus Stadium.

In effetti, contro una non trascendentale Juventus, che ha indirizzato il primo vero tiro in porta dopo circa un’ora, il Milan è stato capace di fare peggio, indirizzandolo solo al 93^!

Per tutto il primo tempo, avendo la possibilità di avere in mano il pallino del gioco, la squadra Rossonera è stata rinunciataria, abulica fino all’inverosimile. Tra tanti particolari, un’azione ha colpito l’immaginario collettivo e può essere presa come il minimo comun denominatore dell’ignavia rossonera: Cerci, assente per lunghi tratti dell’incontro, si è trovato, stupendamente imbeccato da Bonaventura, a “tu per tu” con Buffon ed ha pensato bene di… scansare il pallone, colpendolo con la tempia invece di spingerlo nel sacco. In questa circostanza, l’attaccante è sembrato, ripeto, quasi scansarsi, non rendersi conto del momento e dell’opportunità, come se la rassegnazione, sovrana, lo avesse completamente sussunto! E come se il pallone fosse…un UFO!

Una squadra che non ha palesato autostima, consapevolezza e che non ha fatto vedere una ripartenza né un tiro nello specchio della porta avversaria (fino a quello di Cerci, minuto 93!), arrivando a cumulare il triste record di terz’ultima squadra (hanno fatto peggio solo Verona e Bologna) nei tiri in porta in queste tredici prime giornate.

Ma non è solo l’impiego di Cerci, il problema del Milan. Si, è vero: Cerci è tornato a fare…il Cerci Rossonero, quel giocatore apatico e raccapricciante che abbiamo visto fin qui, ma non si può lasciare il centrocampo alla Juventus, abbandonando due buoni giocatori (niente di più!) come Montolivo e Kucka al loro destino contro i 4 della Juventus del primo tempo e  – addirittura – i 5 nel secondo, quando, in corsa, Allegri ha cambiato modulo e ridisegnato la squadra. I due, infatti, anche questa volta, come successo contro l’Atalanta, sono stati letteralmente sovrastati dai bianconeri e nella zona nevralgica del campo abbiamo “pagato dazio”, cumulando la quinta meritata sconfitta stagionale in tredici partite!

La Verità è una sola: troppi giocatori non sono all’altezza del compito e delle pressioni che, in una Grande Società come il Milan inevitabilmente si radicano.

La “rosa” non è competitiva, almeno non lo è per i traguardi che si sbandierano a destra e a manca. Gli acquisti, alcuni di valore, non sono stati sufficienti: occorreva rafforzare il centrocampo e non è stato fatto, almeno adeguatamente sotto il profilo della qualità.

Lo stesso Mister non appare ancora del tutto …”sul pezzo”. Non si spiega diversamente il continuo cambio di modulo: dal 4-3-2-1 al (da me contestatissimo!) 4-3-3 ed ora (finalmente), al 4-4-2, schema, quest’ultimo, che è da sempre quello più opportuno, se non l’unico, per gestire determinati frangenti, come questo.

Come, personalmente, non comprendo l’aver messo da parte alcune virtuosità tecniche, ancorchè giovani, come Calabria, Josè Mauri e Rodrigo Ely ed al contempo, l’ostracismo nei confronti di Diego Lopez e di Honda.

Credo che il Mister sia, in questo momento, sotto il profilo psicologico, un po’ in difficoltà.

Spetta alla Società aiutarlo e sostenerlo. Perché, solo, non si…perda.

All’ambiente suggerisco di non criticarlo a prescindere, ma di rappresentare, con onestà intellettuale e morale, il proprio pensiero, in uno scambio dialettico e propositivo necessario per il bene della squadra.

E’ inutile, del tutto antifunzionale, rivangare errori arbitrali (il mancato rigore di Torino) o pararsi dietro di essi.

Occorre analizzare ed intervenire.

Infine, c’è da chiedersi se a Torino, si è visto, o meno, qualcosa di positivo?

Qualcosina. Forse.

La conferma, parziale, di un più che buono Njang,  poi certamente Donnarumma (anche se in una circostanza non è stato impeccabile: su tiro di Pogba) e Romagnoli, sempre più leader della difesa.

Nient’altro.

Troppo poco.

E’ indispensabile, prima ancora di far tabelle e dire che, a questo punto, bisogna vincere le prossime 5 partite prima dello scontro del 10 gennaio contro una grande, la Roma all’Olimpico, trovare un equilibrio di squadra, un gioco coeso ed armonico, una matrice comune che permetta di poter sperare in un traguardo, anche minimo, in questa annata.

Se sarà così, e solo se sarà così, arriveranno i risultati.

Prima che sia troppo tardi e che non diventi, anche questa, come le ultime due che la hanno preceduta, una ennesima “annata disgraziata”.

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