L’anima del Milan

Fabio Conte 2

Non è poi così difficile riabituarsi alle vittorie, sembra quasi non siano passati cinque anni, o una vita. La classica, la partita decisiva in tante annate, il derby d’Italia come l’avrebbe inteso il suo inventore Gianni Brera, lo scontro tra le due squadre con più storia vincente in Italia ed in Europa, da sempre dà emozioni, grandi giocate e  polemiche.

Facile cadere in “interismi” di soddisfazione e di rivalsa per il gol annullato ingiustamente a Pjanic.  Del passato non parliamo, lasciamo altri a rivangare. La realtà rossonera di oggi  parla di giovani in spolvero, di un gruppo compatto e di una vittoria contro la Juventus dopo nove, nove, sconfitte consecutive. Nel 2012 con gol di Robinho, l’ultima vittoria. L’ultima sconfitta invece, dopo una prestazione inaspettata in finale di Coppa Italia. Chissà se proprio allora s’è annidato il germe del dubbio. Chissà se a maggio si è capito che in fondo, erano undici anche loro. Non voglio sminuire i meriti, o meglio,  le qualità della rosa bianconera; non voglio dimenticare chi ha vinto – tra l’altro senza grandi polemiche, cosa quasi desueta per loro – gli ultimi cinque campionati, con una finale di Champions di contorno, più due Tim Cup. Però finalmente, sembra essere diminuita quella sudditanza verso la corazzata bianconera che ultimamente sembrava pesare sulle spalle dei giocatori milanisti, che facevano fatica a reagire alle difficoltà che si presentavano nelle partite contro la Juve. E tutto l’ambiente, come ha segnalato il tecnico campano, soffriva della stessa sindrome che, vittoria dopo vittoria, grazie a qualche episodio favorevole, sta abbandonando quelli che seguono, a tutti i livelli, la squadra rossonera. Bisogna sfruttare l’entusiasmo e non farsi prendere dall’euforia, ha detto ieri Montella in conferenza a Milanello. Ma solo due mesi fa, all’inizio di questo campionato, si guardava ancora con preoccupazione ad ogni incontro che si andava ad affrontare. E’ giusto, oggi, stemperare le esaltazioni, anche perché siamo ancora all’inizio, ma è indubbio che l’autostima che il tecnico ha instillato nella squadra, abbia fatto sì, che si vada ad affrontare ogni partita con buon piglio e con quel sano agonismo, così carente negli ultimi anni. Questo tra l’altro sta riportando i tifosi a comprensibili entusiasmi anche se non bisogna lasciarsi tentare da sogni eccessivi. Un passo alla volta, partita dopo partita però, l’anima di questa squadra cresce. L’anima del Milan che deve ritornare ad essere quella che può fare raggiungere le vittorie, agguantare o tenere dei pareggi, accettare le sconfitte senza cadere nello sconforto. Insomma l’anima rossonera che abbiamo ammirato e vissuto per tante stagioni e che sembrava essersi persa in questi ultimi anni.

Dati a Montella i meriti di Montella, bisogna però spendere due parole sulla banda di ragazzi che sta regalando queste rinato entusiasmo. De Sciglio, il più “vecchio”, con Calabria Romagnoli Niang Suso e, naturalmente, i protagonisti di sabato, Locatelli e Donnarumma, quest’ultimo addirittura ancora minorenne con 40 partite già giocate da titolare. La maggior parte della rosa comunque, sotto i trent’anni, e con molti italiani. E’ una nuova via, indicata da Berlusconi, che rischiando qualche scivolone d’inesperienza, può però ricreare quella struttura che aveva trovato il presidente quando aveva acquistato il Milan trent’anni fa, e mettere le basi per il futuro. Sarà necessario resistere alle tentazioni, e allontanare le voci che già aleggiano su qualche stella in nuce. Se le fondamenta saranno di qualità e durature, l’attaccamento e la dedizione alla maglia che possono dare dei ragazzi che arrivano dalle giovanili, o che crescono assieme, tecnicamente e mentalmente, saranno sicuramente  prerogative quasi uniche nella dispersione del calcio moderno, figlio di mercati schizofrenici. Con  adeguati inserimenti poi si potrebbe ricreare più facilmente, almeno si spera,   un altro ciclo vincente. Sarà forse anche lo stimolo per molti, per ritornare a seguire la squadra allo stadio, invertendo l’avvilente trend attuale. Se così sarà, avrà avuto ancora ragione la visionaria strategia del Presidente. Chi arriverà però, sarà in grado, avrà la voglia, ma soprattutto capirà e attuerà il progetto concepito da Berlusconi? O, come faceva Gullit, sarà stato un lancio a se stesso?   Vedremo, tra poco.

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