Mexes: “Ero fuori rosa, sapevo di non giocare, ma lavoro lo stesso. Per resistere devi continuare…”

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Parla Philippe Mexes: sassolini nelle scarpe da togliere, denti da mostrare, grinta. Da vendere.

Il difensore francese si confida in una lunga intervista al Corriere dello Sport. “Meritavo rispetto” dichiara il rossonero. “Ero fuori rosa: con voglia e fortuna ho riconquistato il mio posto. Milan in imbarazzo? Sta a loro sapere come si sono comportati“, ammette Mexes. Che poi continua: “La verità è che nel calcio ci sono momenti e momenti. Quindi devi soltanto aspettare il tuo. E io ho avuto la fortuna di giocare più o meno bene con la Sampdoria… Poteva anche andare male, invece mi sono fatto trovare pronto. La fortuna nel calcio conta parecchio, così l’immagine e la carriera di un calciatore finiscono in gioco proprio in certi momenti“. 

Fuori rosa? Si può dire? “Certo che si può dire. Mi allenavo, ma sapevo di non giocare. Inzaghi era stato subito chiaro. Con l’arrivo di Alex e la conferma di Rami in rosa c’erano già tanti centrali…“. Com’è Inzaghi? “Come allenatore è uguale a come era da giocatore, ovvero molto preciso: sa cosa vuole e dove vuole arrivare. Le sue scelte vanno rispettate. Certo era un po’ strano ascoltarlo mentre mi indicava come esempio, sottolineando i miei 32 anni e il fatto che fossi sempre lì a lavorare e a stare nel gruppo dopo una carriera importante. Alla fine, però, anche quel tipo di riconoscimenti danno un po’ di forza. Certo poi è ancora più duro andarsene a casa, mentre la squadra sale sul pullman, o guardare in tv i tuoi compagni che giocano“. 

E come si resiste? “E’ una questione soprattutto mentale. E’ fondamentale continuare a credere in quello che stai facendo, insistere nel voler dimostrare il proprio valore, anche se non vieni considerato. E io a 32 anni ho più voglia di certi giovani. Un allenatore può anche far finta di non vedere, ma non può restare indifferente all’infinito: prima o poi deve notare quello che fai“.

Rimpianti di mercato? “In realtà non c’è mai stata una squadra che mi abbia detto: ti vogliamo. E nemmeno il Milan mi ha mai detto di andare via. Qualche discorso c’è stato, ma il giorno dopo non se ne parlava più. La verità è che questa estate non volevo andare via. E non si è trattato di una questione di soldi, anche se è vero che ho un bell’ingaggio… Sia all’Auxerre, sia alla Roma e ora qui al Milan ho sempre rispettato i miei contratti. Ho sempre dato il massimo fino alla scadenza. Peraltro, mi era appena capitato di aver riconquistato il posto con Seedorf, dopo che anche con lui all’inizio non giocavo. E non capivo perché stesse accadendo la stessa cosa con un nuovo allenatore. Non mi va di affermare che la società non mi voleva più. E’ vero però che hanno preso altri difensori per spingermi ad andare via. C’entra sicuramente il fatto che ho un contratto abbastanza pesante, e questo lo capisco. Non capisco invece che non ci sia rispetto per la persona e per quello che ho sempre fatto. Posso accettare di rimanere a casa perché ho sbagliato qualcosa o perché sono scarso, ma non per qualcosa che non dipende da me. Situazioni del genere sono quelle che mi danno più fastidio in questo mondo. Anche perché non so come reagire“. 

 

FONTE. GIANLUCADIMARZIO.COM

FOTO: AU.EUROSPORT.COM

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