Milan: anni di fiele

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Il Milan è in ritardo. È in ritardo in classifica, nell’identità di gioco, e forse anche nel prendere una decisione sulla conduzione tecnica.

Ma soprattutto, è in ritardo nella ristrutturazione societaria. Si nota di più nel quotidiano avendo un termine di paragone nei dirimpettai di naviglio, ma tutto il calcio italiano ed europeo sta subendo una metamorfosi, che negli ultimi anni ha avuto un’accelerazione, davanti alla quale il club rossonero appare, appunto, in grave ritardo.

Il Milan dell’ultimo scudetto all’inizio del decennio è stata l’unica eccezione tra il periodo nerazzurro post calciopoli  e l’egemonia bianconera di questi ultimi, lunghi, otto anni. Sfruttando l’obbligato cambio dirigenziale dalla gestione incriminata di Moggi, la Juventus, con alle spalle naturalmente la storica potente proprietà,ha iniziato per prima a programmare il futuro su piani economici diversi da quelli fin allora consueti che prevedevano ricavi dalla gestione della rosa, dai crescenti proventi televisivi e da generosi innesti della famiglia Agnelli. Sfruttando il predominio nell’economia cittadina ha goduto dell’appoggio politico che gli ha concesso  di ristrutturare il Delle Alpi e farlo diventare lo Juventus Stadium  senza costi accessori a favore del comune. Con il primo stadio di proprietà in Italia, una potente holding alle spalle e grazie a un po’ di fortuna almeno iniziale ai danni del Milan, i bianconeri hanno egemonizzato il decennio in Italia ma, soprattutto, sono riusciti a innescare un volano economico che li colloca ai vertici europei.

Anche l’Inter, passata l’euforia del triplete che coronava in maniera irripetibile gli anni di rivalsa post calciopoli, ha deciso di cambiare. La famiglia Moratti conscia di aver raggiunto il massimo coronando il sogno di rivincere la Champions, ha deciso di sfilarsi dagli onerosi sostentamenti alla società e si è rivolta a quello che sembrava un indecifrabile tycoon indonesiano. Il presidente Thohir si è rivelato invece, un abile e pragmatico ristrutturatore societario, che ha portato la società nerazzurra a rientrare delle pesanti perdite strutturali diventando appetibile per un gruppo importante in cerca di un investimento di visibilità, come il gruppo Suning di Jindong Zhang. Con l’acquisizione definitiva la nuova proprietà cinese ha gestito gli acquisti per migliorare la squadra sapendo che comunque l’avrebbero fatta passare sotto la lente del Financial Fair Play, avendo già messo sotto osservazione la gestione Thohir. Monitorando però gli sforamenti di budget e dialogando con l’Uefa sono riusciti a programmare un rientro nei parametri che quest’anno ha finalmente permesso un’importante campagna acquisti e, soprattutto, sottolineo soprattutto, l’ingaggio di Antonio Conte a cui hanno potuto offrire un concreto progetto futuribile.

Chi mi legge su Milanorossonera conosce già tutta la storia della cessione del Milan: dalla lunga ricerca di un compratore condiscendente, alla cessione a un presidente zimbello che ha concesso una gestione imprudente, all’arrivo in soccorso, forse programmato, di un Fondo d’investimento curiosamente connesso alla proprietà iniziale. Berlusconi, per affetto e romanticismo ma anche per calcolo e convenienza, ha tardato a cedere il suo giocattolo preferito (da lui, non dai figli) perdendo tempo prezioso in una fase storica d’importanti cambiamenti finanziari per il calcio europeo. Il FFP, infatti, lungi da livellare i valori, ha arroccato ai vertici del sistema le società più ricche e resa ardua la scalata per chi volesse salire o, come il caso del Milan, ritornare i vertici. Oggi in pratica la società rossonera si sta ristrutturando come ha fatto la Juve dal 2008 o l’Inter nel 2013. Sono stati persi anni che avrebbero permesso di non vivere ora questo clima d’incertezza. Quando si guarda al gap che divide dalle squadre di vertice e dalle storiche rivali e a quanti bocconi amari dovranno ancora sorbirsi i milanisti bisogna fare questo calcolo. Se ci sarà in tempi brevi una decisione sul nuovo stadio, tutte e due le società milanesi ne trarranno vantaggio, magari accorciando e limando i tempi di una definitiva rinascita. Ma per ora, in casa Milan almeno, qualche bicchiere di fiele è ancora previsto nella dieta rossonera.

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