Milan: banche e bandiere

Fabio Conte 3

Si lavora. Vengono presi giovani, promesse, forse scommesse. Il Milan si muove con Maldini e Boban come a volte auspicavamo e speravamo succedesse qualche stagione fa.

Ma si sa, le cose succedono quando devono succedere e con l’arrivo del Fondo Elliott che ha sempre dichiarato di voler puntare sui giovani, dopo l’accantonamento -eufemismo- delle coppe, sembra che un mercato focalizzato su giovani di prospettiva possa alla fine aprire una nuova era e un diversi orizzonti. Naturalmente Krunic, Bennacer, Theo Hernandez più qualche altro che arriverà dovranno passare la prova San Siro che spegne tante velleità a chi non ha carattere, ma gli acquisti sono stati fatti sotto le indicazioni del Mister Gianpaolo che progetta, speriamo al meglio, la squadra che verrà. Potrà diventare un Milan vincente? Lo capiremo, forse, solo a inizio stagione, soprattutto al netto delle vendite e delle plusvalenze che la società dovrà effettuare. Ma le scommesse che oggi sembrano indirizzare il mercato rossonero potrebbero diventare solide pietre angolari di una rifondazione che potrebbe diventare storica. Tutto al condizionale d’accordo, ma siamo solo all’inizio di un mercato vivace ma gonfiato che non sappiamo come proseguirà. Non sappiamo esattamente neanche quanto si potrà in realtà spendere visto che per quest’anno visto che essendo fuori dalle coppe, potrebbero fregarsene del bilancio, ma poi si ripresenterebbe il problema l’anno venturo e non mi pare che una dirigenza che ha indirizzato e accettato una severa punizione per ripulire il debito voglia ritrovarsi a crearlo immediatamente.

Credo che la proprietà abbia valutato il danno d’immagine di un Milan penalizzato in Europa ma credo che questa soluzione, di poco prestigio ma di notevole risparmio, avrebbe potuto essere accettata anche dalle passate gestioni, e non parlo naturalmente del noto cinese pre Elliott. Siamo sicuri, caro Abatantuono che ha aperto una polemica su “l’appartenenza” delle proprietà, che se ci fosse stato questo escamotage punitivo durante la gestione Berlusconi, che avesse potuto permettergli di evitare l’esborso annuale a ripianare i debiti creati dalla macchina che lui stesso aveva messo in moto, non avrebbe ogni due o tre anni azzerato la situazione per potersi ripresentare al meglio dopo una stagione di purgatorio? E sicuramente altri con lui nelle sfarzose società italiane degli anni ’90 e 2000. Capisco e concordo su alcuni punti del discorso dell’attore, soprattutto sull’impersonalità delle gestioni in uno sport passionale e irrazionale come il calcio, ma mi pare che nel Milan si sia cercata la continuità realmente milanista con la conduzione concreta di Maldini e Boban. In tutta Europa, a cominciare dalla Premier League che per prima ha fatto gola grazie ai suoi introiti, le proprietà non sono più autoctone ma vengono da paesi lontani, con ricchezze provenienti da svariate attività, alcune anche dubbie. Perché se la gestione viene da un fondo, cioè un business che spesso finanzia e a volte supporta tanti affari degli altri proprietari, dovrebbe essere minore la volontà di far bene? L’Atalanta, citata da Abatantuono, è un’eccezione come eccezionali sono le stagioni che sta disputando da qualche anno. Ma eccezionale, lui dovrebbe saperlo, vuol dire che non è la norma. Che è solitamente quella di fare delle buone gestioni e vendere i giovani migliori cresciuti nelle giovanili o trovati con acquisti mirati e non eclatanti, vedi Milan quest’anno. Queste stagioni si sono inserite poi, in queste annate difficili e di rifondazione per le milanesi, che pare siano finite per l’Inter e si spera finiscano presto per i rossoneri. Non si tratta, caro Diego, di andare in banca con la bandiera ma che qualcuno, che passi da una banca o che la possegga, dia i soldi per gli acquisti che permettano di colmare il gap con le più grandi, che tra l’altro difendono a suon di plusvalenze fittizie e di, a mio parere, incongruenti ricavi dagli stadi le proprie posizioni che il FFP non pare scalfire. Da dieci anni tutto è cambiato nel mondo del calcio, che è diventato quasi solo business. Speriamo che rimanga almeno la passione dei tifosi, anche se a volte, lo capisco, è veramente difficile.

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