Milan: basta delusioni e rimpianti

Fabio Conte 2

E come l’anno scorso, e come l’anno prima… no, non è il refrain di un noto coro della curva, tra l’altro rispolverato giustamente dopo il derby, ma le considerazioni che si facevano alla fine di Milan Empoli di domenica.

Infatti, come nelle precedenti stagioni ci si ritrova a giocarsi il misero ultimo posto per l’accesso alle coppe, gravato da preliminari da disputarsi a luglio. A giocarselo ed a rischiarlo, proprio quando, al contrario delle precedenti occasioni, non s’inseguiva ma si era preso un vantaggio prezioso parzialmente dilapidato con la sciagurata sconfitta coi toscani. Anche con Inzaghi, anche con Mihajlovic, questo momento topico del campionato è stato fatale. Con Pippo iniziò un totale declino, mentre Sinisa l’anno scorso fu addirittura esonerato, dopo una sconfitta con la Juve, pur giocando una gara decente. Meno male per Montella che Berlusconi non è più presidente altrimenti poteva rischiare il posto. Scherzi a parte, quest’anno sembra che la squadra abbia una personalità più marcata, che l’ha portata con tenacia a recuperare diverse partite, come ad esempio l’ultimo derby. E’ stato un peccato sprecare l’entusiasmo che si percepiva ancora allo stadio domenica, quando i tifosi si raccontavano, prima dell’inizio, come avessero festeggiato il gol di Zapata, e di come avessero passato una settimana serena, culminata poi con la rocambolesca sconfitta dei nerazzurri a Firenze. Sembrava che tutto presagisse ad una sicura accelerazione in classifica e quindi ci si aspettava una squadra entusiasta e determinata a mettere subito in sicurezza il risultato. L’approccio prudente ha invece deluso e innervosito i tifosi e, a mio parere, data convinzione ad un Empoli che sembrava inizialmente insicuro e poco propositivo. Come gli anni scorsi, come sempre d’altra parte, se si devono recuperare posizioni in classifica o cercare di rinverdire un blasone, l’approccio e l’atteggiamento di una squadra, al di là del suo valore tecnico dovrebbero essere sempre carichi di vigore e d’energia. Questo si chiedeva spesso ad Inzaghi, questo si voleva da Mihajlovic. Quest’anno la squadra è più tecnica, ha un gioco più manovrato, ma in un’occasione così ghiotta come quella regalata dal calendario contro due squadre di bassa classifica, in un campionato che ha dilatato i valori, sarebbe stato necessario approcciarsi con la fame di chi vuol finalmente fare un passo decisivo per ritornare, se non ai fasti passati, almeno a contare qualcosa. La nuova proprietà, o meglio i nuovi gestori della squadra, hanno a chiare lettere dichiarato che la partecipazione alle coppe è imprescindibile per la crescita societaria, ma anche per le dinamiche di mercato. Per contattare giocatori ambiziosi bisogna almeno poter offrire una vetrina europea, anche se minore. Grave quindi il peccato di negligenza dei giocatori e responsabilità del tecnico la mancanza della giusta carica. Vale poco contare i tiri o le conclusioni, se non sono state pericolose, anzi talvolta quasi svogliate, ed inutile appellarsi alle dinamiche del calcio che permettono di vincere, talvolta, sfruttando due occasioni. Se a monte ci fosse stata una partita combattuta e sfortunata, agonisticamente apprezzabile, uno potrebbe accettare discorsi fatalistici, ma qui invece è sembrato ci fidasse troppo sui propri mezzi. Diventa così rivedibile anche le capacità di riacciuffare le partite, perché sta a significare che si ha la tendenza ad andar sotto. Trovo infine strana e curiosa la domanda che il Mister ha fatto ai giornalisti a mo’ di risposta sul perché non si fosse vinto: cosa pensavate potesse fare questa squadra ad inizio campionato e dove pensate potesse esser adesso, ha chiesto il tecnico. Se la domanda fosse stata posta ai tifosi, avrebbero potuto dire al primo posto visto la fede che cancella le valutazioni. Ma ragionando seriamente, tolte le prime tre che sono sicuramente superiori, pensavo e penso che questa rosa, pur con le lacune che la affliggono, al netto degli infortuni ma grazie agli innesti di gennaio, in un’annata supportata da un po’ di buona sorte, potrebbe e dovrebbe ambire al quarto posto, gareggiando magari con l’Inter. L’annata dei nerazzurri s’è complicata nella gestione tecnica, ed è oggettivamente particolare. Il gioco del Milan, lo ribadisco, ha fatto decisi passi in avanti in compattezza e trame arrivando a disputare buone partite, con una continuità dimenticata. Malgrado ciò abbiamo una Lazio meritatamente quarta, pur con una rosa ristretta ed un’Atalanta spinta dall’entusiasmo giovanile serenamente quinta. Fiorentina, fin ora lontana, e Inter hanno dimostrato tutte le lacune difensive e di assetto, proprio nella partita di sabato, come dicevo prima, ma sono lì, a portata di passo falso. Alla domanda di Montella infine, viene da rispondere che a inizio campionato, oggi, e magari anche domani ci si aspetta che il Milan batta l’Empoli in casa ed il Pescara colabrodo. Ci si aspetta che, trovati schemi e gioco, si trovi finalmente la strada della grinta e del carattere a supporto della tecnica. Si vuole una squadra che approdi all’Europa, anche col misero ultimo posto utile, anche passando dalla gogna dei preliminari estivi. Ci si aspetta che ritorni a contare ed a vincere, che ritorni ad essere il Milan. C’è la speranza di una nuova gestione di mercato pronta, a quanto pare, ad attivare il volano di positività e di novità. La strada è stretta perche Juve, Napoli e Roma, sembrano decisamente più attrezzate, ma bisogna almeno provare ad avvicinarsi. Questo passa per un finale di stagione che non dovrà avere più sbavature, ma soprattutto, senza non più rimpianti su come verranno affrontate le partite.

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