Milan: Bonaventura e Donnarumma due facce di Raiola

Fabio Conte 3

A chi come me segue il calcio senza averlo praticato se non a livello amatoriale, capiterà di stupirsi delle prestazioni contrastanti che qualche volta mostrano alcuni giocatori.

Le motivazioni, l’atteggiamento e gli avversari sono i motivi che possono incidere su un miglioramento repentino, molto di più della forma che ovviamente si acquisisce gradualmente. Se però non si disputa una partita clou, ma si gioca contro un avversario di buon livello e il modo di stare in campo appare diametralmente opposto a quello offerto fino a quel momento arrivando a segnare una doppietta, l’appassionato, il tifoso e anche l’addetto ai lavori si chiedono cosa possa essere successo. Parlo naturalmente di Giacomo Bonaventura. L’importante infortunio della scorsa stagione, quando aveva disputato un discreto girone d’andata fino all’ottima partita di Doha, aveva restituito un giocatore che sembrava non avere tutte le certezze che lo distinguevano. Complice l’inizio negativo della squadra il buon Jack sembrava non essere più il giocatore che i tifosi ricordavano. Quello per intenderci che arrivato, con un sorpasso di mercato che si sapeva ancora fare, era diventato subito l’unico giocatore di affidamento del Milan di Inzaghi. Quello a cui Mihajlovic aveva dato le chiavi del centrocampo e che, come detto, aveva ben iniziato anche con Montella che si affidava alla sua duttilità in diversi ruoli per poi confermarlo spesso con successo come esterno d’attacco. Quest’anno invece, da quando era rientrato, credo avesse battuto il record di passaggi all’indietro, alternati a tocchi e tentativi di dribbling inefficaci. Sembrava perso e demotivato. Arriva Gattuso ed ecco il miracolo, il ragazzo ritorna ad essere decisivo, concreto, efficace. Ma era proprio Montella a chiedere di restituire la palla senza neppure prendere in considerazione di girarsi, visto che era sempre voltato a guardare i compagni di difesa? Era il gioco dell’allenatore campano, che gli risultava ostico o anche il suo atteggiamento era remissivo e deludente? Credo ci mettesse anche del suo. Proprio dopo la sua ultima partita l’ex tecnico aveva avuto un chiarimento faccia a faccia con Bonaventura che non aveva gradito la sostituzione. Evidentemente Montella non pensava di essere esonerato, e non credo che Bonaventura scientemente gli giocasse contro, ma l’alchimia s’era chiaramente persa tanto che oggi il giocatore sembra letteralmente rifiorito. Speriamo continui.

Fosse possibile districarsi anche tra il fair play finanziario e dai giudizi dell’Uefa, riacquistando la forma o con qualche escamotage tattico sarebbe tutto più facile. Ma proprio la “forma” economica del Milan è sotto giudizio, visto che sembrano, ancora una volta, nebulose le spiegazioni cinesi sui capitali della proprietà. In questa confusa situazione l’amministratore delegato Fassone però, rimane tranquillo ostentando ottimismo e sicurezza. Ma a Nyon se ne fregano e vogliono certezze, cifre e fatti che, se fossero indubbi e chiari come dice l’ad, non si capisce perché non siano ancora stati esibiti. Dire poi che le richieste dell’Uefa siano esose proprio quando si è fatto richiesta di un Voluntary Agreement mi pare una contraddizione in termini.

Proprio facendo leva su queste incertezze sono sicuro che Raiola avrà convinto Donnarumma di permettergli di condurre la campagna invernale d’incazzatura per i tifosi rossoneri. Non è perché il portierone possa prima o poi andar via che i milanisti si stanno indispettendo, ma per i metodi che Gigio permette siano usati in sua vece dal furbo procuratore. I rumors che parlano di pressioni psicologiche, mancate clausole rescissorie (che permettono trattative veloci e remunerative per l’agente) e possibili destinazioni ricche ma non prestigiose o sicuramente vincenti lasciano perplessi i tifosi, sia quelli che pensano che il ragazzo sia succube del volpone e sia chi crede gli faccia da compare come un grande gatto: d’altronde i riflessi felini ce li ha ed è tornato ad esibirli ultimamente, in fondo anche per questo i tifosi s’incazzano.

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