Milan: Brocchi e Berlusconi hanno portato confusione

Fabio Conte

C’è un fiume, bello e rullante, che sente il mare, rifiuta il Po e va al mare.

Colline dolci, tutt’intorno, lavorate alla zolla per fare vino. Un lago, largo e stretto, che sembra un mare, che diventa vento. Storia, leggenda, musica, evo antico e medio evo che s’intrecciano, che la rendono conosciuta in ogni dove. E cipressi. Cipressi prima, dopo, e ti avvisano che stai arrivando, poi ti dicono che la stai lasciando. Verona è una bella città, i suoi abitanti dicono siano un po’ matti, ma forse molto furbi, sicuramente tosti, che han preso qualcosa da tutti quelli che son passati. Si passava di lì, dalla Germania,  per scendere a Roma. Si passava di lì venendo da Venezia. Si deve passare di lì se succede qualcosa a Milano. Sponda Milan intendo. Verona da anni è legata alla storia del Milan, più nel male che nel bene per il Milan. A volte si teme, a volte si sottovaluta. Ieri si pensava fosse una giornata già scritta, gli scaligeri a retrocedere rassegnati, i rossoneri a cercare il gioco, o forse il “giuoco”. Il piccolo, tenace e gentile Brocchi, che ha tra le sue colpe, quella di preferire schemi e idee che piacciono anche al Presidente, sembra inconsapevole, forse incolpevole, della confusione che ha portato a giocatori, a ragazzi, che cime non paiono, fragili e insicuri, orfani di una guida solida, pratica, pragmatica. D’altra parte mica era stato facile trovare chi riuscisse a riportare un po’ di fiducia e compattezza, e neanche aveva finito, i lavori erano in corso, da puntellare. Sono belle le decorazioni, sono fantastici i capitelli, ma se la casa non ha le fondamenta, bisogna aspettare, ascoltare il capomastro, dar fiducia a chi è veramente del mestiere. Il bravo padrone di casa deve avere pazienza, valutare quanto cemento serva. Si era trovato un buon muratore, di quelli esperti, che conosce il lavoro. Non un architetto, forse neanche un geometra ma uno a cui affideresti i lavori di casa tua. Cambiarlo per inseguire la bella vista dell’intonaco è stato un errore, anche se l’imbianchino fosse il migliore, neanche fosse un pittore, se il muro non è solido non c’è bellezza.

A Verona se ne intendono di costruzioni, l’Arena è ancora su, hanno un balcone famoso in tutto il mondo per l’amore. Si racconta di una passione travolgente e tragica, a cui Shakespeare ha dato fama imperitura. E’ un amore come quello che i tifosi danno alla squadra anche quando sanno che (la vittoria) sarà impossibile. E’ un amore che deve essere vissuto, sofferto. Se è amore, non si guarda all’aspetto,  non si penserà alla bellezza, ma al fascino. Fascino che rimane anche quando la bellezza è lontana, quando i bei giorni sono un ricordo. Oggi il Milan ha perso il suo fascino, il suo charme, quello che lo faceva amare sempre, anche nelle annate storte. Oggi il Milan non è più amato. Oggi delude, annoia, deprime i tifosi che, addirittura, s’incazzano di rado, giusto quando s’incontra una rivale storica, come lunedì. Non si segue più, non c’è il brivido quando gioca, non c’è più voglia di andarlo a vedere. Tutto è negativo: emergono rancori, colpe e recriminazioni per tutti, cominciando da chi va in campo fino ad arrivare a chi ha costruito e permesso la grandeur per trent’anni. Tutti contro tutti, è una gara a chi dileggia, a chi maledice, a chi accusa. Frasi fatte, nessun distinguo, tutti nel calderone. I soliti noti poi, al pubblico ludibrio. Fatti salvi solo i ricordi per i campioni di una volta, quelli che facevan vincere. Peccato che tanti, abbiano subito fischi e pernacchie da molti che oggi li glorificano. I risultati però son lì a dimostrare che il problema c’è e va analizzato.  E’ ora di voltare, di lasciare sedimentare la storia gloriosa, perché così sia ricordata, e tentare una nuova avventura. Bisogna però scegliere bene: il Milan, il brand come si dice adesso,  è sicuramente appetibile, ma il mondo ha più pescecani che gourmet. Bisogna scegliere bene a chi affidarsi, anche a costo di rimetterci un po’, tanto ha dato il Milan alla proprietà. Altrimenti che la proprietà dia ancora un po’ al Milan, un ultimo sforzo, dopo i tanti fatti negli anni, ma con uno spirito nuovo, con idee innovative, per poter cedere un Milan vincente, per poter far capire quanto amati siano i colori da chi oggi, non ama più. Così tra qualche anno, quando e se, il Verona tornerà in A, si tornerà a veder i cipressi, nella città dell’amore, sotto il balcone di Giulietta,  a cercar Letizia, Gloria e Vittoria da corteggiare con successo come ha fatto per tanti anni il Milan, come vogliono tornar a  fare i milanisti.

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