Milan: calcio e finanza sotto l’ombrellone

Fabio Conte

Una volta leggere la Gazzetta sotto l’ombrellone era pratica ludica e ricreativa. Si doveva solo far di conto con gli sfottò degli amici di altre fedi calcistiche se la tua squadra non sembrava rinforzarsi come sperato, o immaginare una luminosa stagione ricca di successi se gli acquisti accendevano i sogni.

Direi che quest’anno i tifosi rossoneri sono tornati a sognare e la corsa al tesseramento ne è l’immagine più significativa: seimila abbonamenti sottoscritti nelle prime 5 ore testimoniano della rinascita di un fervore dimenticato da anni. Si va verso un San Siro con numeri da Champions per la partita di ritorno del terzo turno dei preliminari di Europa League -che detto così diventa un ossimoro- e che dimostra la fame e la voglia di ritornare protagonisti anche in Europa. Ma il tifoso, non solo milanista, che segue le vicende di calcio mercato, oltre alle conoscenze tecniche oggi deve sfoderare conoscenze finanziarie di discreto livello. Andando avanti così sotto l’ombrellone si consulterà anche Il Sole 24 Ore, per districarsi tra bilanci, prestiti, fideiussioni e bond. Distanti anni luce i metodi di un tempo, quando un presidente chiedeva se tal giocatore fosse bravo, andava e lo portava a casa; oggi la finanza è sovrana e sarebbe difficile il contrario visto che per i top club si parla di bilanci pari a quelli di piccoli stati. Il tifoso, curioso come un piccolo azionista, più fedele di un dirigente medio, s’informa e conosce i passi e le strategie della società. Il cambio di proprietà di quest’ultimo anno ha creato tra i supporter rossoneri una distonia di sentimenti, se non proprio due fazioni divise tra chi aveva preso in astio la vecchia dirigenza e chi ne apprezzava la gestione pragmatica pur vedendone i limiti; nel mezzo, un vasto numero di tifosi a cui appariva necessario un cambiamento per l’esaurirsi del ciclo berlusconiano e che ha iniziato ad apprezzare via via sempre di più la gestione “fassoniana” della nuova proprietà cinese. Tutto questo tra domande lecite sul nuovo presidente e sulle sue disponibilità, e i dubbi su qualche possibile inversione che riporterebbe al passato. Voci, illazioni e battute. Sul brillante mercato di Mirabelli poi, tifosi milanisti e non, si pongono tutti la stessa domanda: ma dove li trovano tutti sti soldi? L’unica differenza è che i milanisti lo fanno sorridendo. Troppe le aspettative, troppo lunga la mancanza di protagonismo, tante le speranze di rivincita da queste ultime annate sofferte per andare a cercare il pelo nell’uovo.

A dar fiato alle congetture ed ai dubbi ci ha pensato il presidente della Roma James Pallotta che dagli States ha deciso di sciorinare tutto il repertorio delle illazioni contro il Milan e la sua gestione. Venerdì, per tutta la mattinata, l’imprenditore e manager statunitense è diventato l’eroe dei tifosi a cui la rinascita dei rossoneri non va giù, alimentando i timori di qualche milanista pessimista. Ma poi, per il Milan, è arrivta pronta, secca, decisa e brillante la risposta di Marco Fassone palesemente irritato, ma ancora una volta scaltro nell’usare le nuove tecnologie per il contatto mediatico. Evidentemente, la vicinanza con Totti ha dato i suoi frutti, trasformando Pallotta in un magnifico assist-man. Infatti, dalla conferenza di presentazione l’a.d. Fassone non aveva avuto più occasione di spiegare le strategie di gestione generale di mercato. Con la piccata risposta al presidente della Roma, l’amministratore del Milan è riuscito in poche battute a ridimensionare le uscite economiche fin qui usate, precisare i termini del prestito del gruppo Elliott, prospettare una ancor importante disponibilità di budget. Insomma a fine giornata il Milan era più forte, i tifosi più convinti, ma soprattutto Marco Fassone s’era dimostrato ancora una volta un dirigente maturo e completo, vero presidente in pectore. Un po’ più di Pallotta costretto ad una retromarcia con tanto di scuse, e sbertucciato da chi ricordava il curioso aiuto dell’Unicredit che gli permise di diventare proprietario senza sborsare troppi denari.

Il mercato quindi prosegue e prosegue il toto-punta per i rossoneri. Tra le ipotesi ce ne sono due che puntano a calciatori d’esperienza, in là con gli anni. Diego Costa, burbero attaccante brasiliano, naturalizzato spagnolo, appena scaricato dal Chelsea di Conte, o Zlatan Ibrahimovic svedese dal pesante accento bosniaco, innamorato di Milano e del Milan, ricambiato almeno dalla sponda rossonera, abbandonato dal Manchester di Mourinho. Entrambi porterebbero esperienza, carisma e carattere, pure troppo. Entrambi potrebbero offrire al Milan mezza stagione. Il primo perché promesso sposo dell’Atletico Madrid sanzionato però per gli acquisti fino a gennaio. Zlatan reduce dal primo severo infortunio in carriera e costretto alla riabilitazione, fino alle soglie dell’inverno. Se lo spagnolo riuscisse a regalare qualche mese intenso per dimostrare di saper segnare anche in Italia e poi Ibra tornasse ad essere decisivo come suo solito si potrebbe, in periodi di contratti creativi vedi Neymar, dare una nuova accezione alla parola staffetta, e chissà, magari a maggio dover retribuire due mezzi premi a vincere.

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