Milan-Cesena non può passare come la partita della svolta!

Elio Arienti 2

Che ne dite se anche al Milan entrasse in vigore (per tutti, nessuno escluso!) l’istituto dell’Impeachment, come accade negli Stati Uniti quando un presidente si macchia di reati di tale gravità da essere additato al pubblico ludibrio e messo in stato d’accusa?

Beh, non fatevi cruccio, stavo semplicemente scherzando. Non sia mai, davvero, altrimenti, oltreché scadere nel ridicolo dovremmo anche far fronte, da qui alla fine del campionato, ad uno sconvolgimento innaturale che vedrebbe coinvolti almeno i tre-quarti della “rosa” oggi a disposizione di Pippo Inzaghi, allo stesso allenatore e a gran parte della dirigenza, proprietà compresa. Oddio, a pensarci bene e per essere sinceri fino in fondo, non che mi dispiaccia e non sarebbe neppure un grave danno soprattutto per l’immagine dei rossoneri già oggi proditoriamente compromessa, degradata e dileggiata, ma diverrebbe, nel contempo assai complicato chiudere la stagione senza ulteriori – e forse decisivi – danni.

Tutto ciò nonostante il successo – che il tecnico rossonero ha definito, un po’ troppo affrettatamente, trionfalmente ed eufemisticamente “buonissima gara…” – su un Cesena in discreta condizione sia fisica che mentale ma quantomai rabberciato nell’organico. No, quella messa in scena sul palcoscenico di San Siro non può passare in archivio come la “gara della svolta” proprio perché di “svolta” non si può assolutamente parlare. Infatti il Milan non è per nulla uscito dal tunnel della mediocrità tout-court, del gioco inesistente, del manierismo inutile, fine a se stesso e inconcludente. Okey, si può essere vieppiù tolleranti – e finora tutti noi, tifosi in primis così come i “media” lo sono stati -, ma fino a quando, ancora? A tutto, ovviamente, c’è un limite e la sopportazione ha già raggiunto la soglia consentita dunque, i “bonus” sono scattati e da qui in avanti a poco o nulla verrà  data ulteriore facoltà o privilegio. Lo si sappia… E se ne faccia carico chi di dovere!

Basta parole, ci vogliono i fatti! E questo lo diciamo – non a caso – dopo una vittoria. Proprio perché non si vuol essere tacciati di disfattismo, di disamore verso quella squadra e quella società che per oltre un ventennio (mamma mia, che disgregante, imbarazzante terminologia, ma tant’è…) ci han fatto sorridere, divertire, salire, senza grande fatica, sul tetto del mondo. Ed è li che il popolo milanista, la “gente” rossonera vorrebbe tornare. Senza “se” e senza “ma”! A primeggiare, a farsi beffe della concorrenza… Non come oggi, periodo tristissimo nel corso del quale si è costretti, giocoforza, a chinare il capo, guardare per terra e non negli occhi dei nostri avversari, prostrarsi. Il Milan deve perciò ritrovare, e al più presto, la “sua dimensione”, quell’appeal che lo ha reso, negli anni, feroce paladino di una dinastia che ha saputo sfidare e mettere sotto scacco tutto lo scibile pedatorio mondiale vincendo battaglie straordinarie al di là dell’umano essere e sotto ogni latitudine. Insomma il Diavolo – che non veste certo Prada! – deve tornare ad indossare i panni dell’Highlander del nostro calcio… Solo così potremo riappropriarci, noi rossoneri, del nostro spirito, quello inconfondibile e meravigliosamente appagante, che ci ha reso, nel tempo, prima “Imbattibili” poi “Immortali”…

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