Milan: col mantra del gioco, la via per la rinascita

Fabio Conte

Ancora non ci siamo, per fortuna. Ancora non siamo tornati alle paure degli scorsi anni. La squadra ha ancora quel minimo di consapevolezza nelle proprie qualità e nel gioco che esprime.

Non siamo ancora arrivati ad dover temere, vedendone ingigantite le peculiarità, qualsiasi squadra si vada ad affrontare. Ancora non siamo al punto delle stagioni passate, quando sembrava che la gara che si andava ad affrontare settimanalmente, fosse sempre un ostacolo insormontabile. Però, partita dopo partita, svantaggio dopo svantaggio, qualcosa cambia, qualche convinzione si sfalda, alcune certezze evaporano, lo scoramento fa capolino. La reazione allo svantaggio di domenica non è stata, come era capitato in altre occasioni, vibrante e intensa. Forse perché il tempo a disposizione non era molto e si vedeva davanti il muro doriano poco scalfito fino ad allora. Forse per la dabbenaggine che aveva regalato il contropiede, e l’ingenuità che aveva provocato il rigore. Forse per l’ennesimo risultato da recuperare, quasi fosse un dazio da dover pagare: l’impegno nervoso e mentale necessario a rincorrere sempre evidentemente sta un po’ esaurendo i ragazzi. Anche la mancanza di un sicuro punto di riferimento in campo, come Bonaventura, certamente non ha aiutato. E quindi m’è parso, spero di sbagliarmi, riaffiorare nella postura e nell’atteggiamento dei giocatori che tornavano a centrocampo dopo il rigore di Muriel, quel senso di sconforto, di chi teme di non farcela. Di non farcela a pareggiare – com’è stato – quando sapevano di dover vincere. La classifica è corta in prossimità della zona coppe, l’ha ribadito anche Montella. Clamorosamente solo in quella zona, visto che, almeno per ora, sembra ci siano già squadre destinate a retrocedere. Questo comporta una situazione anomala, quasi da regular season, con partite che non hanno da chiedere molto se non all’orgoglio. Questo può causare situazioni strane, con sconfitte eclatanti, goleade, ma anche tonfi sorprendenti per le più quotate, ancor più clamorosi se gli avversari giocano solo per la gloria. Questo è il bello del calcio, ma il brutto per chi deve basare la rinascita, anche attraverso un cammino che non può prescindere, ancora una volta, dall’entrata in zona coppe.

Rimanere aggrappati al gioco, è l’unica via. Lo dice il tecnico, con buone ragioni secondo me, perché è quello che mancava da tempo, ed è l’unica via che alla lunga diventa vincente, oltre a quella che permettere di inserire i nuovi e sopperire alle defezioni. Forse il Milan non avrà fatto faville nel calciomercato, ma Deulofeu e Ocampos, possono contribuire alla causa, soprattutto quando capiranno cosa il tecnico vuole da loro e cosa loro sapranno, e potranno dare alla squadra. (Con buona pace per Caceres, non interessato a mettersi in gioco per rilanciarsi.) All’interno di un buon sistema di gioco poi, si possono provare nuovi moduli e nuove combinazioni tattiche. Il tentativo di difesa a tre, con Zappata Paletta e Romagnoli, non mi è sembrato abbia fatto malissimo, al netto delle amnesie comatose del primo, in fase d’impostazione. Sosa, criticato da molti, non mi è dispiaciuto in un ruolo nevralgico, tanto che, presa un po’ di confidenza e ritmo, ha dispensato alcuni cambi di gioco interessanti, che possono fornire alternative al fraseggio breve. Bacca, poco servito come al solito e come al solito indispettito dalla sostituzione, e Lapadula volenteroso ma impreciso, devono trovare maggior cattiveria realizzativa. Tante comunque le cose da migliorare, e soprattutto la classifica, dove troppo presto ci si era illusi di aver ritrovato un posto nei piani alti. Tutti devono lavorare di più, tutti devono dare di più. Anche i tifosi, perché era prevedibile che un momento difficile sarebbe arrivato, ed è dunque proprio questo il momento di stringersi intorno alla squadra. Capisco che dati recenti trascorsi, divisi in fazioni sulle vicende societarie, delusi dalle campagne di rafforzamento, sia difficile tener vivi incerti entusiasmi, ma ora, molto più che nel recente passato, bisogna aggrapparsi al mantra del gioco e dell’ottimismo. Non si vorrà mica consegnare ai futuri proprietari, o gestori, una squadra depressa? Così dopo, magari, per paura di sbagliare, capaci che possano rivolgersi ad amici e conoscenti che nulla hanno a che fare con la storia del Milan. No, non parliamo del mio omonimo, che sta facendo faville in Premier, dimostrando un’abnegazione al lavoro che farebbe volentieri dimenticare il passato. Parliamo di una scelta che sarebbe un vero colpo di mano, da sinistri provocatori, “mancini” direi, di una realtà che devono forse ancora capire. Se iniziano così, mica va tanto bene. Se iniziano…

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