Milan: essere Bacca, prima del Toro

Fabio Conte

Carlos Carlito Bacca è un giocatore che bisogna prendere così com’è. Uno che la butta dentro spesso, uno che ha vinto tanto, uno che ti fa arrabbiare e che sbaglia passaggi semplici.

Uno che partecipa poco al gioco con tocchi e rientri, anche perché è imbarazzante in certe sue aperture con errori banali. Uno però, che partecipa con movimenti e inserimenti, ha esperienza e tranquillità anche in quelle partite dove non si trova la via del gol, com’è successo col Cagliari, sicuro che il calcio può regalarti la palla buona, Lapaduliana, anche all’ultimo secondo. Non aveva fatto bene a Doha, aveva sbagliato occasioni importanti, per fortuna poi, non decisive. Non ha la faccia da cattivo, non ha i movimenti da rapace, non fa giocate di classe, se non quella rabona con cui ha segnato l’anno scorso in Coppa Italia col Carpi, o con cui ha sbagliato con il Palermo e il Verona in campionato. Gesto strano la rabona, spesso inutile, orpello vezzoso a cercar spettacolo, quando lo spettacolo, alla fine, arriva quando si muove la rete dietro al portiere avversario. Quest’anno non s’è ancora esibito in questo numero, forse perché gli hanno chiesto di giocar facile, forse perché, dopo aver iniziato con una spumeggiante tripletta, s’è trovato ad affrontare un lungo periodo di digiuno, il più lungo di sempre, e quindi, intelligentemente ha deciso di gestirsi con semplicità. Se il Milan è migliorato dall’anno scorso lo deve soprattutto alla crescita di Suso, per molti versi inaspettata. Niang s’è riconfermato, almeno ad inizio stagione, prima dell’attuale momento d’appannamento. Bonaventura, sapiente pilastro, che funge sia da mezzala che da esterno, riesce a cucire, inventare, addirittura segnare di testa, come lo splendido gol in Supercoppa.  Raramente però, gioca di prima. Figurarsi il francese che nelle sue prerogative cerca di portar palla saltando l’uomo. Suso, come detto, sta regalando giocate e colpi, che hanno rivelato la classe del ragazzo, ma anche lui, ama puntare, dribblare, riuscendo anche a crossare, ma dopo aver sbertucciato gli avversari. L’altra novità di centrocampo, il precoce Manuel Locatelli, sta dimostrando carattere e personalità in un ruolo nevralgico, regalando chiusure e distribuendo palloni, ma non proponendo, fin ora, imbeccate in verticale. Tutto questo per dire, che spesso i  movimenti di Carlito anticipano la manovra della squadra.  Lo si nota di più seguendo le partite allo stadio, dove si possono notare cose che, a palla lontana, non entrano nello schermo televisivo: Bacca detta il passaggio, si butta negli spazzi, trova e invita corridoi che se intuiti subitaneamente da chi dovrebbe servirlo, potrebbero mandarlo a rete.   Se invece i tocchi sono ripetuti prima di provare a lanciarlo, se lo si cerca con traversoni e cross per un gioco di testa che non è nelle sue corde, se lo si vuole cuor di leone in area, o centravanti di manovra, si rimarrà delusi. Bacca ha dimostrato di saper segnare, lo ha sempre fatto, non sarà bellissimo da vedere ma sicuramente offre un rendimento altissimo. Pensare di perderlo, sperando di prendere gli stessi soldi con cui è stato pagato, e soprattutto senza avere un’alternativa certa nel mirino, è un errore di cui ci si potrebbe pentire. Né il colombiano vuole cambiare squadra, dimostrando che se non proprio nel cuore, ha il Milan nei piani futuri.

 

Giovedì inizia per il Milan la Coppa Italia, o Tim Cup, e vorrei ribadire, ancora una volta, quanto sia importante questo trofeo. Sul piano affettivo perché è il mio primo ricordo vincente, un bel po’ di lustri fa. Sul piano statistico e di orgoglio, perché è un torneo ai quali il Milan è stato iscritto in tutte le 69 volte in cui s’è disputata, ma che ha conquistato solo 5 volte. In Italia si possono vincere, ogni anno, solo due tornei:  la Serie A o la Tim Cup. La vittoria o l’arrivo in finale, permettono poi di disputare la partita che assegna la supercoppa. E proprio il sapore dolce dei recenti festeggiamenti, dovrebbero accendere un maggior stimolo per i rossoneri, considerando che sarà difficile arrivar primi in campionato, mentre la Coppa ha un cammino numericamente più agevole, che richiede quattro partite vinte (e una pareggiata) per alzare il trofeo. Si inizia da una partita ostica, contro il Torino di Sinisa Mihajlovic, che l’anno scorso portò i rossoneri a fino alle soglie della finale di Roma contro la Juve, passando però, nolente, il testimone in panchina a Brocchi. Convinzione e voglia, quindi, devono supportare l’approccio del Milan a questa gara, e speriamo,  pure alle seguenti, anche se il tabellone di questa edizione sembra davvero ostico. Ma chissà, che si motivi la Supercoppa di Doha, con una Coppa Italia da vincere, e soprattutto che sia sbocciata una mentalità davvero vincente,  tra i ragazzi di Montella.

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