Milan: far nozze coi fichi, e cercare alternative

Fabio Conte

Sotto le nuvole di un closing che non finisce mai, si è ricominciato a giocare. Non si è mai smesso a dir la verità, ma sembra che sia passato un secolo tra la partita contro il Sassuolo, ricca di episodi contestati, alla partita con il Chievo pregna di episodi discutibili, ma accettati. Oddio, il Milan e tanti milanisti sono più abituati a commentare giocate o errori tecnici dei propri giocatori, e la maggioranza dei tifosi, sono sicuro, non sanno, né s’informano prima, sul nome dell’arbitro della partita.

Non come i tifosi interisti che conoscono e snocciolano la dietrologia sportiva, e talvolta personale, di ogni arbitro. Non come gli juventini che conoscono gli arbitri, punto. Però, a volte, ci si domanda come tanti occhi preposti a guardare riescano a non vedere. Prendo ad esempio, non uno dei tanti episodi che hanno sfavorito i rossoneri quest’anno, ma il caso particolare e insolito del rigore decisivo calciato da Bacca la scorsa settimana. L’arbitro era lì, a guardare solo quello. Ancor di più l’assistente di linea che l’aveva di fronte. Il guardalinee deve controllare, assieme all’arbitro, se qualcuno entrata in area prima della battuta. Tutto statico, nulla dovrebbe sfuggire ad occhi allenati. E invece Bacca scivola, può succedere, è già successo a campioni e in manifestazioni più importanti, e tocca il pallone con il piede d’appoggio e anche con quello con cui calcia, dando una traiettoria strana, a palombella, al pallone che finisce in rete ingannando Consigli, il tutto sotto il naso del vicinissimo Acerbi, nel frattempo entrato anticipatamente in area. Quello che mi ha stupito di più è che non siano state considerate le proteste, giuste ed immediate, dei giocatori del Sassuolo, che contestavano tutti assieme un episodio così inconsueto e raro. Qualche dubbio all’arbitro sarebbe dovuto venire. La corsa del giocatore colombiano poi, suggeriva che non potesse effettuare una parabola così arcuata, confermando che qualcosa non andava, mentre l’invasione dell’area di più di un giocatore emiliano, offriva una comoda scappatoia regolare, di una ripetizione, all’altrimenti inevitabile annullamento. Insomma, oltre a non aver visto in una situazione, ripeto, tranquilla e codificata come un calcio di rigore, non hanno avuto la prontezza e lo spirito di cambiare decisione, o meglio, di non ratificarla. Hai voglia a dire che i nostri arbitri siano i migliori, e poche sono le scuse per un uso pronto e chiaro della tecnologia. In ogni caso, mi pare che ci si potesse aggrappare, se non all’intelligenza, almeno alla scaltrezza di tutti i giudici in campo.

Per fortuna, passata una settimana travagliata, si è rigiocato dicevo, e la partita di domenica è stata ancora una volta vivace e aperta. Merito anche del Chievo che rimane sempre, con tenacia e conoscenze, in partita. Merito anche del Milan, che sicuramente quest’anno non annoia e spesso offre buone gare, ben giocate e comunque combattute. Certo la qualità è dovuta dalle capacità dei giocatori normalmente, ma anche all’applicazione dei dettami del mister. E Montella evidentemente, aspetta che i suoi ragazzi, o almeno alcuni, imparino bene, quello che chiede alla squadra. Così, complici infortuni a ripetizione anche importanti, alcuni di quelli che sembravano solo dei nomi necessari a riempire la distinta per l’arbitro, si sono rilevati buoni elementi, esibendo qualità inattese e discrete doti. Non campioni assoluti, sia chiaro, ma calciatori adatti alla rosa attuale del Milan. Vangioni, Sosa, Deulofeu, Ocampos e Lapadula: mezza squadra dal mercato al campo, domenica. Così, gli ultimi acquisti, o prestiti, derisi e sbeffeggiati da molti, denigrati e sconosciuti per i tifosi rossoneri, si rivelano discreti e talvolta sorprendenti, riportando Maiorino ma soprattutto Galliani, tra quelli che forse qualcosa di calcio capiscono. Al netto naturalmente dei soldi dati a disposizione, altrimenti dovrebbero, come in altri casi, scalare la classifica degli acquisti azzeccati nel rapporto qualità prezzo.

Questo ci riporta alla vicenda che si doveva chiudere e non s’è chiusa. Sono sicuro che incensare l’attuale dirigenza per essere riusciti, se non a far nozze, ma almeno ad imbandire una discreta tavola, coi fichi secchi mi porterà diverse critiche. Ma questo ci conferma l’oggi, e questo potrebbe continuare a riservarci il domani. Almeno il futuro prossimo, se i rinvii alla conclusione verranno reiterati, o se si dovesse ricominciare la ricerca di acquirenti, ci si dovrà affidare all’esperienza ed alle conoscenze, anche vischiose, che permetteranno qualche prestito o sconto. Credo, infatti, che se la costruzione del prossimo Milan sarà ancora sotto l’egida di Silvio Berlusconi, non si troverà un granché da spendere e niente da spandere. I duecento, o trecento milioni, che venissero trattenuti per un’eventuale rottura della trattativa, saranno in un attimo assorbiti dalle assetate casse di Fininvest. E quindi ci si dovrà ancora una volta affidare al Condor e al suo volteggìo sul mercato. Sperando trovi almeno il momento, e i soldi, per un contratto soddisfacente per Donnarumma e per il suo agente Raiola.

Proprio il potente procuratore, aveva anticipato la settimana scorsa, le perplessità sulle certezze che in quel momento parevano incrollabili, e che da lì a poche ore si sarebbero sgretolate. Mi domando ancora, chi abbia sostenuto e cavalcato affermazioni che non avevano nessuna consistenza. Della presunta delegazione di dirigenti con tanto di stampa al seguito, preannunciata in sede e allo stadio, non si avevano conferme a Milano, in nessuna prenotazione alberghiera. Forse, per risparmiare, preferivano l’ospitalità a casa di qualche connazionale già inserito nel tessuto cittadino. Scherzi a parte, chi dà vita alle voci, le relazioni, e gli intrecci che spingono verso novità non sostenute da certezze, farebbero meglio ad illustrare su quali basi si fondano tali sicurezze, visto che alla prova dei fatti distribuiscono delusioni e infrangono illusioni per i tifosi che sperano in un giusto ricambio gestionale. E che non si dia vanto al fatto, come ha detto qualcuno, che siano regolarmente pagati tre o quattro corposi stipendi ai futuri dirigenti, quando si sta parlando di un affare che porterà ad una gestione decine di stipendi altrettanto opulenti. Ci mancherebbe altro che chi è stato chiamato a proporsi come prossimo gestore plenipotenziario su società e mercato, e che è anche costretto a fare da paravento alle reticenze e ai misteri orientali, non venga puntualmente pagato.

I milanisti vogliono chiarezza, ma forse dopo questo ennesimo rinvio, anche la dirigenza federale e qualche ente competente staranno cercando conferme. Speriamo che anche Fininvest e la famiglia Berlusconi, finalmente, abbia qualche dubbio e pretenda garanzie tracciabili. E soprattutto si guardi in giro per qualche possibile alternativa.

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