Milan: grande passato, ma perderà un pezzo di futuro?

Fabio Conte

Sono passati trent’anni, una vita, ma il 15 maggio 1988 nasceva la leggenda del Milan di Berlusconi, di Sacchi, degli olandesi, di capitan Baresi. Descrivere le emozioni, la tensione, la felicità di chi vedeva palesarsi un miracolo calcistico dopo anni di tribolazioni sarebbe complicato e comunque richiederebbe troppo spazio.

Ma sapere di aver vissuto la leggenda scolpisce l’orgoglio in un vecchio cuore rossonero. L’orgoglio e la fortuna di aver potuto vivere appieno la lunga cavalcata che, iniziando allora, avrebbe permesso ai ventenni e trentenni del tempo di gustarsi gioie, trionfi e anche qualche delusione, in giro per il mondo per quasi tre decenni.

Eh sì, perché chi ama il calcio sa che non sempre si può vincere, anzi chi vince è uno, gli altri tutti dietro. Che si giochi bene che si giochi male. Quel Milan è entrato nella storia perché vinceva e giocava, soprattutto le partite cruciali, in maniera fantastica, inaspettata, innovativa. È passato tanto tempo, sono cambiate tante cose nel calcio, non sempre in meglio. Oggi la velocità, che aveva il Milan di allora ce l’anno tutti e tutti conoscono pressing, raddoppi, sovrapposizioni. Non tutti giocano bene, anche se qualcuno gioca meglio, mentre qualcuno almeno in Italia vince sempre, da tanto, forse da troppo e non credo sia destinato a smettere. La Juve è una superpotenza, anche economica, che si avvicina alle altre maggiori squadre europee, tanto è vero che ha disputato 2 finali di Champions  su  4, e che da anni non ha rivali in patria. O meglio, da quattro anni visto che prima almeno le “briciole” della Coppa Italia le lasciava ogni tanto, mentre con Allegri è diventata famelica. I rossoneri se ne sono accorti mercoledì, quando hanno incassato una delle peggiori sconfitte della storia. Complici come si sa le papere di Donnarumma, ma anche, o soprattutto, la scarsa forma di molti dei suoi e l’inettitudine realizzativa. Gattuso parla di 55 minuti fatti alla pari. A me sono sembrati, occasione (sanguinosa) di Cutrone a parte, 55 minuti in cui la Juventus finalmente libera dell’assillo del campionato, serena e tranquilla giocava come il gatto con il topo. E infatti nella ripresa, ha piazzato le zampate fatali.

Domenica a Bergamo però, credo che la squadra e il Mister abbiano fatto un mezzo miracolo. Intanto perché la forma non può essere ritornata d’incanto mentre l’Atalanta sembrava star meglio, ma soprattutto perché nonostante i quattro schiaffi di Roma, è riuscita a  sfoderare una gara attenta e di applicazione. Solo una manciata di minuti la separavano da un’impresa insperata alla vigilia. Il pareggio comunque, garantendo l’accesso in Europa League dei rossoneri, lascia aperta la possibilità di guadagnarsi un sesto posto di tranquillità estiva. E qui speriamo ci sia ancora una scintilla dell’antico Milan attaccata alle maglie che dia la forza di sfoderare una prestazione vincente in una partita decisiva, per traguardi minori si sa, ma decisiva per il Milan di adesso e del futuro.

Non so se avrà un futuro rossonero Gigio Donnarumma. Tante sono le voci, molte le illazioni e tanti quelli che sono sicuri possa partire. Però a me dispiacerebbe. Le critiche taglienti per i gravi errori di Roma sembrano dimenticare che fino al vantaggio juventino era proprio lui a tenere i rossoneri ancora in partita grazie a quattro interventi decisivi. Nessuno sembra ricordare che il ragazzo ha 19 anni e che nasceva quando  il Milan di Sacchi era già un lontano ricordo. Non si valuta che gioca da quando ha 10anni e che probabilmente ha frequentato le scuole in qualche maniera per i tanti impegni calcistici, non avendo quindi la cultura, né avendo avuto il tempo di farsela, per gestire marpioni e milioni. Trovo insensibile e deleterio allontanarlo dalla curva che ama, rifiutando la sua maglia (che, ricordiamolo, è quella del Milan!) in un calcio che annuncia cambi di maglia come cambi di mutande o con giocatori che saltano le partite perché già venduti ufficialmente agli avversari. Io credo che Donnarumma sarà rimpianto quando , e se, se ne andrà, come uno dei più grandi portieri che hanno vestito la maglia del Milan. Se fossimo in altro momento storico, se fosse un altro Milan sarebbe destinato a diventare una bandiera. E così, come quelli della “leva calcistica del ‘68” non  giudicano un giocatore da come tira un calcio di rigore,  non si giudica un portiere del  ’99 da una papera, ma dal coraggio e dalla fantasia. E se usasse la fantasia per trovare il coraggio di cambiare le carte in tavola? Vedremo, comunque il ragazzo si farà anche se ha già le spalle larghe.

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