Milan: guardare a Verona pensando al Derby

Fabio Conte 2

E vabbè, ce lo siamo visto in cento post. Era facile. Non si poteva evitare l’assonanza, il parallelismo e, come avrebbe detto Bruno Cortona, la “cojonatura” di Gattuso e Piatek che dalla Lancia Aurelia perculano gli interisti sorpassati in classifica, tanto da arrivare anche sulla prima pagina della “Gazza”.

Per chi non lo sapesse, o lo ricordasse, Bruno Cortona era il personaggio interpretato magistralmente da Vittorio Gasman ne “Il sorpasso” di Dino Risi del ’62 con un giovanissimo Jean-Louis Trintignant, mitica pellicola che raccontava un’Italia che usciva dal dopoguerra e iniziava il boom economico. Il film è bellissimo: comico, caustico e tragico alla fine: finisce male. Per questo i riferimenti a quel film mi hanno strappato mezzo sorriso. Solo mezzo.

Io spero che questo campionato finisca bene per il Milan, che arrivi nei primi quattro posti utili a far sì che l’anno prossimo si risenta la famosa musichetta, con tutti gli annessi e connessi di prestigio ma soprattutto di soldi. E bene ha fatto Gattuso a sottolineare la settimana scorsa che arrivare quarto dietro all’Inter a lui andrebbe benissimo. D’altra parte hanno deciso altrove che dal secondo posto al quarto non esistono differenze proficue. Naturalmente non può essere lo stesso se si parla di rivalità cittadina, se si parla dell’altra squadra di Milano. La squadra di Spalletti ha deciso nelle ultime settimane di sperperare la riserva di punti che la collocava serenamente al terzo posto. L’ha fatto tra l’altro, con l’accompagnamento della grancassa del caso Icardi che ha diviso la tifoseria, messo sotto pressione l’allenatore, puntando i riflettori sulla società nerazzurra. Non è solo la mancanza del suo ex capitano però che ha portato ad un rallentamento. Partite discontinue e qualche problema in difesa, un rilevante errore arbitrale (così son contenti se mi leggono) e la cronica ripetitività di calo di rendimento a metà stagione. Anche il Milan non ha giocato benissimo ultimamente, anzi, ma la classifica è migliorata. Dopo l’esaltante vittoria di Bergamo contro una grande Atalanta si è confidato forse un po’ troppo sulla vena realizzativa del giovane centravanti polacco. Sia con l’Empoli, sia in Coppa Italia contro la Lazio sono state partite sottotono. Significativa poi la risicata vittoria contro il Sassuolo finita in difficoltà pur essendo in superiorità numerica. Però, bene o male, i tre punti sono arrivati. C’è da domandarsi se essere contenti che si vinca anche non giocando bene, o se sia il segnale di qualche limite. L’unica situazione apprezzabile è la grande tenuta difensiva, il che, a ben vedere, non è poco per il campionato.

Ed è proprio il momento cruciale del campionato che stiamo per vivere. Di ‘sti tempi l’anno scorso alla stessa giornata, la 26^, il Napoli era in cima alla classifica, la Juve traumatizzata dalla sconfitta in casa grazie al gol di Koulibaly, si trovava seconda a inseguire. Al terzo c’era la Roma abbastanza tranquilla e quarta l’Inter che non aveva ancora iniziato la sua crisi primaverile. Crisi che l’allontanò dal piazzamento Champions che riprese solo ad un quarto d’ora dalla fine del campionato, superando una spocchiosa Lazio anche grazie a un rigore provocato dal futuro nerazzurro De Vrij. Questo per ricordare che tutto può cambiare, sia per chi ora va bene sia per chi va male. Attenzione quindi, massima attenzione, alla partita con il Chievo che appare scontata ma che scontata non è, dove sarebbe doveroso vincere, anche non facendo faville, per presentarsi al Derby che, volenti o nolenti, è nella testa di tutti con il vantaggio del morale alto. Non servirà a fare gol, non so se darà quella spensieratezza in attacco che cerca Gattuso, né so se darà maggior concretezza alla fase difensiva già compatta, ma almeno farebbe vivere con entusiasmo la settimana che porterà alla stracittadina. Questa euforia per contrappasso renderebbe paradossalmente i nerazzurri favoriti, in quanto sfavoriti. Ragionamento arzigogolato e astruso? Anch’io sto entrando in modalità Derby un po’ in anticipo, lo confesso.

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