Milan: i capitani parlano a tutti

Fabio Conte

Aveva colpito ad inizio stagione che si presentasse alle conferenze pre partita tra due alfieri, capitano e vice capitano, ma forse Sinisa Mihajlovic aveva precorso gli eventi.

I giocatori, i capitani che si son ritrovati a rispondere, o a volte solo ad accompagnare gli incontri con la stampa a Milanello, si sono intercambiati durante la stagione per infortuni, defezioni, impegni diversi. E se timidi erano stati gli esordi sia nelle domande che nelle risposte, con l’andar del tempo si sono differenziati, trovando una loro specificità simile talvolta alle caratteristiche di gioco. Così se Montolivo risponde spesso con classe e pacatezza, ho notato da quando è diventato vice al posto di De Jong, che Abate ha nel vibrato della voce forse la disabitudine alle interviste o magari la tensione e l’energia di chi, già il giorno prima, sente la tensione della partita. Abbiati chiamato per la coppa, addirittura appare sempre schivo con risposte secche e dirette, asciutte come certe sue parate. Ora, che proprio loro abbiano sentito il bisogno di alzare la voce e richiamare l’attaccamento a quei colori che dovrebbero essere già di per se il massimo dello stimolo, è significativo e preoccupante. Preoccupante perché ci si aspettava che il Mister avesse tra le sue prerogative proprio la capacità di incutere rispetto, attaccamento, determinazione. Si cercava, e si è ottenuto, che si cancellasse quel timore che era subentrato in queste annate disgraziate, nell’affrontare le migliori del torneo, per poi scivolare però, deconcentrati e molli, a perder punti con tante che seguono in classifica. Ed ecco allora il momento dei capitani. Preoccupante che si siano sentiti in dovere, costretti se pur non avvezzi a parlare, a fustigare pubblicamente l’atteggiamento di alcuni, imprecisati. Chi sono? Com’è il clima nello spogliatoio? C’è veramente un’unità d’intenti? Dove finiscono le responsabilità tecniche e dove iniziano quelle societarie? Significativo il richiamo di Mihajlovic all’esempio Juve: oggi a tanti livelli la squadra bianconera è un modello di combattività e compattezza e anche la sfortunata eliminazione di ieri in Champions l’ha  comunque dimostrato. Ma se c’è una continuità dalla Juventus di Conte e in quella di Allegri lo si deve soprattutto alla società, maniacale ed esasperata come il primo, orgogliosa ed altera come il secondo. E quindi preoccupante, o scoraggiante, per la squadra non sentire più nelle alte sfere, un’organicità di progetti e di aspirazioni, ottimista e decisa com’era un tempo.

Può essere però significativo che due ragazzi, due uomini, sinceri e schietti come Ignazio e Christian abbiano voluto metterci la faccia per qualcosa di propositivo. Forse, speriamo, ci auguriamo abbiano visto che la china, la collina delle delusioni stia per essere superata, s’intraveda il cielo, un futuro. E proprio gli ultimi metri, le ultime difficoltà possono aver bisogno di quello sprone per arrivare a lasciarsi alle spalle queste annate difficili, ma ci vorrà l’aiuto di tutti. Di chi gioca, alzando il livello di concentrazione, di chi non gioca aiutando compattandosi, dell’allenatore che deve chiedere di più anche a se stesso. Mancano otto partite, non si devono chiedere otto vittorie ma otto generose prestazioni che dicano di che pasta sia fatto questo Milan. Poi si tireranno le somme in campionato e credo che potrebbero esserci delle sorprese visto il livello di forma della Fiorentina, e quello di gioco dell’Inter. Al Sassuolo che segue spero di non doverci pensare, anche se a tratti fa il gioco migliore di tutte le pretendenti al piazzamento nell’Europa League. Sarà poi la società che dovrà intervenire per alzare l’asticella delle ambizioni rinnovando investimenti, sogni, progettazione. Ma se si farà bene da qui alla fine si potrà affrontare la finale di Coppa Italia, trovata per la via oggettivamente più agevole, con ottimismo e sfrontatezza visto che facilmente non si avrà nulla da perdere, se non la partita. Vincendo però, potrebbe essere l’occasione per trasformare una stagione tribolata in una titolata.

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