Milan: i fiori di Bacca

Fabio Conte

Sono tante le caratteristiche dei giocatori che formano o hanno formato le grandi squadre. C’è la regola aurea della spina dorsale, con campioni che vanno dal portiere al centravanti supportati da centrale difensivo e il centrocampista di riferimento.

Ci sono dei leader che trascinano gruppi volenterosi. Tante celebrate squadre hanno portato esclusivamente acqua e palloni a un goleador prolifico, altri basano i successi nelle mani di un grande portiere. Certo per creare dei “Dream Team”, per entrare nella storia del calcio, devono esserci un po’ tutte queste caratteristiche e anche altre basate soprattutto sul carattere dei protagonisti, sulle capacità dell’allenatore, sul supporto della società. Sia chiaro non sto organizzando la fanfara per una vittoria contro il Palermo, stretta anche se netta a mio parere, ma che ha palesato ancora lacune di gioco e di continuità. Il mio riferimento va al confronto che più d’uno ha voluto fare tra Carlos Bacca e l’indimenticato Andriy Shevchenko. Naturalmente è un po’ presto per rapportare i risultati di chi è arrivato da pochissimo realizzando tre reti e chi ha scritto la storia rossonera a suon di gol diventando il secondo goleador del Milan di tutti i tempi. Però la rapidità, la prontezza, e il senso del gol hanno risvegliato ricordi positivi di quando, pochi anni fa, il Milan era una delle più grandi squadre d’Europa. Quello che spero sia l’assonanza maggiore con Sheva comunque, è quella puntualità realizzativa a cui ci aveva abituato l’ucraino. In squadra, in quel Milan, c’erano campioni che non possono non  essere rimpianti, personalità giganti che venivano miscelate dalle capacità  tattiche e di gestione di Ancelotti. Però alcune certezze, la tranquillità di alcune prestazioni ed anche la sicurezza difensiva arrivavano dalla fiducia che prima o poi o Shevchenko o Inzaghi un gol l’avrebbero insaccato. Questa sua costanza nell’andare a rete, soprattutto in trasferta, permise a quella squadra di crescere di amalgamarsi e di trovare sicurezza fino ad arrivare coi giusti innesti alle 3 finali di Champions in 5 anni ed allo scudetto del 2004 più a quelli sfiorati negli anni successivi (sul perché sorvoliamo). Ecco che quindi che se Carlos riuscisse, con l’aiuto di Luiz Adriano che di pane e tattica ne ha fatte di scorpacciate con Lucescu, a prendere la costanza realizzativa del suo predecessore, permetterebbe di dare tranquillità alla squadra e la possibilità di crescere a tutto il gruppo rossonero. Se son rose fioriranno, se ci saran spesso “fiori di Bacca” sparirà l’ansia del risultato.

Cercare di dare una fisionomia ad una squadra di calcio a mio parere è una cosa importante. Alcune squadre si ritrovano con rose ristrette a schierare giocoforza determinate formazioni, in altri casi il valore assoluto di alcuni giocatori fa la differenza con le riserve e di conseguenza con le scelte da parte del Mister. Nel Milan, con un nuovo allenatore, si sta cercando la formazione ideale e Mihajlovic probabilmente spera di averla trovata. Non che tutti siano al top, e forse qualche assente si riproporrà più avanti, ma presentare al via gli stessi undici permette di compattare la squadra, determinare i ruoli e di farli propri. Di questa costanza ne hanno tratto vantaggio soprattutto Bonaventura e Montolivo. Il primo spesso spostato per la sua polivalenza, ha sempre offerto prestazioni positive, ma credo che il riproporsi nel ruolo di mezzala con continuità gli dia le giuste coordinate per potersi poi inserire e supportare il ruolo di trequartista. Montolivo cerca e ritrova geometrie e tempi di gioco che tutti si aspettano da lui e dal suo ruolo. Speriamo quindi, se ci sarà un trend di risultati positivi, che si riesca ad avere una base, delle fondamenta dove poggiare la costruzione di un gioco sempre più di qualità e vincente. Fino al prossimo turnover naturalmente.

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