Milan: i gialli dell’estate

Fabio Conte 3

Se c’è un effetto collaterale che avrà fatto contento Silvio Berlusconi in queste settimane, è sicuramente quello di rivedersi in tante immagini, che lo ritraevano sorridente, vincente e molto più giovane, nei tanti festeggiamenti che hanno attraversato la sua trentennale era presidenziale. Si chiude quindi un’epoca di gloria e di divertimento, un po’ balbettante alla fine, ma dopo aver regalato gioie insperate a chi era già tifoso quando arrivò l’ambizioso Berlusconi a prendere un Milan povero ed inguiato.

Peccato che non abbia avuto eredi che avessero la sua passione, peccato sia arrivato stanco e malato a gestire un passaggio che avrebbe dovuto avere una miglior attenzione. O forse c’è di più, forse la storia non è finita?

Molti tifosi hanno accolto con sollievo l’accordo preliminare, vedendo le difficoltà degli ultimi anni, sperando in un ripulisti societario, credendo di ritrovare subito quella forza economica che ha accompagnato gli anni di gloria. Ma se l’apporto della proprietà era ultimamente oggettivamente asfittico, i segnali che arrivano da questa trattativa e dall’entrata di questi investitori lascia qualche dubbio e molte domande.

Non è stato chiaro cosa sia successo, ad esempio, con l’advisor Sal Galatioto che ha gestito la trattativa fino all’ultimo giorno, e con Nicholas Gancikoff che addirittura aveva già il ruolo di approvare e ratificare gli acquisti. La cordata che per mesi era stata rappresentata da quest’ultimi, tra proroghe e rinvii, si è sciolta al sole d’agosto. Pressati, neanche poi tanto, dalla curiosità dei media e dei tifosi,  avevano fatto intravedere due nomi, due finanziatori che avessero una faccia, Sonny Wu e Steven Zheng, che hanno subito esternato distinguo e precisazioni preoccupanti sulla loro partecipazione. Poi, appunto, un rinvio, con la scusa risibile della ricerca del consenso, da parte delle autorità cinesi, del trasferimento di denaro, come se si fossero visti per la prima volta il giorno prima, come fossero turisti che finivano i contanti. Questo preludeva ad un clamoroso cambio di soggetti, ad un inaspettato ed improvviso rimescolamento della cordata. Prima però, come in una telenovela che si rispetti, ecco riapparire la vecchia fiamma, la seducente alternativa. No, non sto parlando a Mr. Bee che pure ha fatto capolino con quella faccia da bravo ragazzo, da vorrei ma non riesco. E’ riapparso invece, il potente e temuto Jorge Mendes, pluriprocuratore, socio e rappresentante del gruppo Fosun di Guo Guangchang. La prospettiva dell’arrivo del magnetico Mendes, pur non dando garanzie certe, ammaliava il tifoso, grazie a procure di grandi campioni, che avrebbero potuto riaccendere e ribaltare il mercato. Ma è stato un fuoco fatuo, o il decisivo pungolo alla chiusura con Yonghong Li e il gruppo Haixia Capital, cordata nuova e rappresentata dal manager Hang Li. Il Haixia Capital è un fondo ad importante partecipazione statale, ed assieme a Yonghong Li, che faceva già parte del consorzio di Galatioto, pare coprirà il 30%, il restante 70% e suddiviso, frammentato, disperso tra piccoli e piccolissimi investitori, forse con  qualcuno di più importante, nascosto tra le fila.

Se ci fosse uno sperduto lettore che non segue le  vicende calcistiche, potrebbe pensare che stia descrivendo un giallo finanziario, con nomi inventati, a volte improbabili, e la trama contorta e fantasiosa di chi si vuol far leggere sulle spiagge: purtroppo non è così, si sta parlando del vecchio e caro Milan!

Ma vi sembra dunque normale essere contenti di finire in un fondo statale cinese, con comprimari dubbi e sconosciuti, che come biglietto di presentazione per il mercato regalano 15 milioni di euro, neanche fossero un Giussy Farina 2.0? Silvio Berlusconi ha dichiarato che ha cercato e voluto qualcuno che investa massicciamente per competere coi top club europei. Ma oggi le grandi società, viaggiano su investimenti di due o trecento milioni a stagione, e qui abbiamo qualcuno che, firmando il preliminare, ha promesso altri 85 milioni entro trentacinque giorni, che scadono, guarda caso, giusto dieci giorni dopo la fine del mercato. Quindi, da qui al closing, alla chiusura dell’affare il signor Galliani, ancora lui, senza Gancikoff a porre veti però, si deve arrangiare con l’auto finanziamento, o con giochi di prestiti, parametri e pagherò. Altro che ritorno al top.

Senza ben sapere da chi siano stati scelti, però, ecco che adesso si vedono apparire personaggi, d’indubbia professionalità, ma non di significativi successi, e scelti come se  si trattasse di un avvicendamento manageriale in una qualsiasi azienda. Anche qui stiamo andando verso una deriva imprenditoriale priva di cuore, senza tifo e sentimenti. Come sarà possibile passare da una società all’altra senza portarsi le dinamiche progettuali e senza badare allo spirito, all’approccio mentale caratteristico dell’ambiente peculiare di ogni squadra? Sono situazioni  a cui non siamo abituati, né a cui potremmo abituarci facilmente.

Comunque, a ‘sto punto, lasciatemi tenere aperta la porta del dubbio, una traccia di possibilità. Fatemi pensare che si possa trattare di un affare che s’è aperto, ma non è detto che si chiuda. Potrebbe esserci un rimescolamento di ruoli, di quote di percentuali, di rientri, che potrebbero portare, a sorpresa, la società a qualcuno di più coinvolto. Insomma non fatemi credere che la squadra che seguo da una vita, che fa vibrare il cuore di milioni di tifosi, il vecchio cuore rossonero, possa diventare solo un’azienda che deve far utili, pena la cessione, la svendita, l’oblio. Forse, da qui a novembre, data fissata per il closing, potrebbero esserci delle sorprese.

O sarà solo l’immaginazione di un giallo per l’estate?

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