Milan: i gol di Piatek e il lavoro di Gattuso

Fabio-Conte

Prima o poi si fermerà. Autorizzo scongiuri vari e anche qualche improperio nei miei confronti, ma sono troppo vecchio per non ricordarmi degli altri.

Si sono fermati e hanno avuto lunghe pause con il gol Van Basten Shevchenko Inzaghi come anche Nordahl Altafini e Prati tra i rossoneri. Ma anche Battistuta Toni e Vieri e prima Riva Boninsegna o Pruzzo. Non ho nominato apposta Totti Baggio o Rivera perché avevano altra classe.  Ho guardato a prestanti centravanti di ruolo, dimenticandone tanti, e lasciando fuori Higuain e Icardi presi da alti problemi in questo momento. Prima o poi, speriamo poi molto poi, ci sarà una giornata seguita da altre dove il tiro deciso, la girata al volo, lo stacco imperioso non saranno premiate dal gol e la rete rimarrà ferma. Ci saranno giornate dove Krzysztov Piatek non segnerà, sperando venga sostituito come marcatore da qualche altro rossonero. Ma quel giorno, bisognerà ricordarsi di questi primi gol che hanno fatto vibrare, innamorare, esaltare i cuori rossoneri. Il giovane polacco sta mettendo in mostra tutto il suo repertorio con la maglia del Milan, senza mai ripetersi finora: sei gol, tutti diversi, tutti belli, tutti importanti. Sei gol non sono tanti visto che ho scomodato, nel raffronto qui sopra, bomber da centinaia di gol, ma per lui sono già 25 in questa stagione e ci sono ancora tante partite.

Proprio questa però deve essere la prospettiva del Milan per valorizzare la bella vittoria di Bergamo, pensare cioè a quanto sia lunga la strada, quanto siano lontani i traguardi agognati. L’entusiasmo per il nuovo centravanti, per l’astro nascente brasiliano Paquetà che migliora a ogni partita, per i ritrovati meccanismi che l’anno scorso avevano fatto correre la seconda parte della stagione al ritmo da terzo posto, non devono far dimenticare quanti inciampi in questi anni, come anche nel girone di andata, siano successi quando la strada pareva in leggera discesa. Pensare che un anno fa si sia superata la Lazio in semifinale di Coppa Italia deve essere motivo di preoccupazione visto che ci sono voluti 14 rigori. Credere che l’Inter sia in declino e raggiungibile può fare perdere di vista tutte le squadre che ambiscono al quarto posto e che seguono incalzanti. Immaginare una vita più facile senza le coppe da disputare in settimana può ingannare visto che spesso chi ha il ritmo partita vince. Quindi fate altri scongiuri e mandatemi a quel paese ma lo spirito “casciavitt” proprio in questi momenti deve fare la differenza: testa bassa, pochi proclami e tanto lavoro. Insomma l’esatta descrizione di Rino Gattuso.

Un Gattuso che piano piano sale negli apprezzamenti addirittura dei tifosi avversari, mentre è già consolidata la considerazione tra i suoi colleghi e tra gli addetti ai lavori. Serio, professionale e instancabile sta mettendo tutto se stesso, come ha sempre fatto in carriera, per un progetto che ripaga ampiamente le sue ambizioni tanto che recentemente ha dichiarato di guadagnare pure troppo per allenare il Milan: perché è il suo sogno, perché è un tecnico giovane, perché è un tifoso.  Sta dando una fisionomia, la sua, alla squadra e al gioco a cui riesce finalmente a infondere anche il suo carattere. I giocatori sono con lui, anche quelli incazzati perché giocano poco; i tifosi sono contenti, per ora anche quelli che saranno scontenti alla prima frenata; i dirigenti sono felici per la valorizzazione del mercato invernale e per le prospettive future, smerigliando antiche ruggini con qualcuno. Manca poco ai traguardi, ma manca ancora un bel po’. Ma finché si sentirà risuonare il pum pum pum del pistolero…

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