Milan: il fondo fluido

Fabio Conte 2

Chiudere il closing. Il closing c’è, il closing non c’è più. Chiudere l’affare, chiudere le porte agli investitori, chiudere il Milan.

I segnali che sembravano indicassero qualche differenza con i precedenti appuntamenti, piccoli particolari organizzativi, appaiono in questo momento più come ansioso auspicio da parte di chi vuole vendere, che una reale esigenza di chi dovrebbe comprare. Le certezze incrollabili e i sogni dorati di addetti ai lavori e tifosi, più o meno in buona fede, hanno subito un altro smacco, e lo sberleffo è lì, ad occhieggiare, dall’altra sponda del naviglio, fino a Palermo dove Zamparini potrebbe concludere prima le trattative. Campanello di allarme doveva essere la minaccia di Raiola sul futuro di Donnarumma, non sapendo nulla sulla società che sarebbe dovuta arrivare. Se qualcuno non avesse fiducia sulle capacità investigative del procuratore, si sarebbe dovuto almeno dar credito a Paolo Maldini, che anche recentemente ha ribadito i motivi del suo rifiuto di mettere il suo prestigio a fregio di sconosciuti. Le incongruenze sono sempre state evidenti a chi non le leggeva col livore del cambiamento a tutti i costi, o a chi cercava di porsi delle domande elementari e realistiche.

L’ennesimo slittamento di questo benedetto closing, mi obbliga a riscrivere l’editoriale che avevo già buttato giù con un taglio fintamente entusiasta ed ironico. Fino a ieri mattina eravamo rimasti in pochi a sollevare dubbi, tanto che avevo deciso di prendere un tono scanzonato, per non passare per il solito gufo pro Berlusconi. Alla luce del rinvio però, forse bisogna farsi qualche domanda seria anche sulla strada intrapresa dall’attuale dirigenza.

Questa cordata partita dalle ceneri di un’altra, a seguito di una precedente, mi aveva stupito subito per essere stata messa in piedi troppo velocemente e con una serie di si dice, passati subito come verità assolute. Già il fatto di aver confermato l’affare con una caparra, a mo’ di mercato delle vacche, di soli 15 milioni di euro, neanche fosse l’acquisto e l’ingaggio di Lapadula, a me era parso strano, vista l’entità del valore generale dell’affare. Poi i rinvii, reiterati, passati a volte per difficoltà burocratiche. Ma su tutto trovavo strani gli investitori. Sconosciuti o segretati, e qualora raggiunti da voci, subito pronti a smentire qualsivoglia coinvolgimento. Ma come, stai per comprare una delle squadre più importanti e famose del mondo e ti nascondi? Non te ne vanti? Non ne rendi partecipi i tuoi azionisti? A supporto della solidità del consorzio, tra chi auspicava il pronto arrivo degli orientali, ci si vantava che tra gli investitori ci fosse, ci sia, ci possa essere un fondo d’investimenti statale. Ma s’è mai visto che un ente che dovrebbe rispondere alla collettività possa investire in un affare così sdrucciolevole ed imprevedibile come il calcio? Se fossi un risparmiatore cinese mi arrabbierei. Se fossi un investitore imprudente magari tenterei l’azzardo, ma siccome son statale, se nascesse qualche problema a casa, ciao belli, ritirerei tutto. Gli ultimi paladini del closing assicuravano che i loro contatti confermavano la partecipazione off shore, al largo, di diverse grandi gruppi. Specificavano, gli esperti, che altri nomi di società ed aziende, e anche di qualche banca, avessero deciso di passare dallo stato di investitori a quello più “fluido” di finanziatori, che possono entrare ed uscire. E, infatti, pare che un paio si siano defilati nelle ultime ore. Con quali assicurazioni fossero entrati nell’affare non si sa, naturalmente, né se la SES riesca a coinvolgere realmente investitori o finanziatori, con contratti reali che prevedano penali in caso di rinuncia, o non si basi su fatue promesse.

Comunque un fondo fluido, come possa diventare una base solida per assurgere alle vette, non è dato sapere, ed è una contraddizione in termini. Lo sconosciuto Yonghong li, che i ben informati dicono sia diventato unico proprietario della Sino Europe Sport -come se ne avessimo mai conosciuti altri, se non Hang li, che pareva solo un portavoce-, se deve diventare catalizzatore di finanziatori, deve offrire grandi garanzie. Se qualcuno investe ha voce in capitolo, se qualcuno dà soldi ad un altro perché lui realizzi o acquisti qualcosa deve fidarsi, e molto. Il fatto quindi che il giovane trentasettenne rampante Yonghong non sia né conosciuto, né referenziato non aiuta certo la raccolta fondi.

Curioso quindi, a mio parere, che la dirigenza Fininvest continui a rapportarsi solo a questo soggetto. Le caparre, gli anticipi non garantiscono ad esempio che uno possa avere tutti i soldi per acquistare una Ferrari. E se anche, a fatica, e magari con uno sconto, si arriva a prenderla, poi bisogna permettersela, avere soldi per le tasse, l’assicurazione e la benzina. Il Milan non è solo un’azienda che si vuol cedere, abbandonandola al proprio destino, il Milan è anche dei tifosi. Perché sia ricordata l’epopea bisogna che la società sia ceduta in mani sicure. Sicure! Magari bisognerà ridimensionare i sogni, ma trovare un’altra via, cercarla almeno, è oggi un passo ineluttabile per il gruppo di Arcore.

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