Milan: il girone delle vendette o il girone della vendita?

Fabio Conte

Era stata un brusco risveglio dai sogni d’estate  la sconfitta di Firenze ad agosto, alla prima di campionato.

I rossoneri speravano di essersi lasciati alle spalle le stagioni difficili, e credevano che la verve del nuovo Mister e i milioni spesi dopo anni di cordoni stretti  potessero d’incanto trovare la strada della rinascita. Naturalmente poi, non solo la Fiorentina ha dimostrato che la strada fosse tutt’altro che semplice e che lo scotto d’inserimento dell’allenatore e dei giocatori in un contesto difficile ed impaziente, siano costati punti e polemiche. Però la tenacia del Mister, che ha fatto scudo alle critiche catalizzando su di sé e sulle sue scelte tattiche l’attenzione e gli strali di chi voleva e vuole subito qualcosa di meglio ha fatto, magari un po’ lentamente, crescere e compattare la squadra. E così domenica a San Siro s’è consumata la vendetta sportiva ai danni della squadra di Paulo Sousa con una prestazione attenta e tenace. Una prestazione che non tutti si aspettavano, che ha stupito anche i tiepidi tifosi, abituati a partite altalenanti e una gestione della gara spesso difforme tra primo e secondo tempo. Dai primi minuti col gol del solito micidiale Bacca, che ha indirizzato la partita nella giusta direzione, fino alla chiusura con la nostalgica rete del figliol prodigo Boateng, s’è potuto vedere come pressing, attenzione e determinazione fossero merce richiedibile a questi giocatori.  Non può essere casuale però, che la miglior partita di quest’anno a San Siro sia venuta dopo le rassicurazioni di Berlusconi su Mihajlovic, che infatti ha ringraziato il presidente. Con una battuta sono state spazzate le nuvole, zittite le voci e dato il via a un girone di ritorno che tranne l’anno scorso, ha visto nelle ultime stagioni il Milan protagonista.

Il trend non è nato ieri, però. Con il Bologna si è iniziato l’anno con una sconfitta, che sbollita la rabbia, aveva lasciato il rammarico delle tante occasioni create. Dopo la bambola dei primi quindici minuti a Roma, la squadra aveva reagito regalando una gara convincente, più che le balbuzie dei giallorossi.  Nella partita col Carpi decisiva, si rischiava innanzitutto la faccia. Il Milan doveva vincere, la squadra emiliana sottovalutata e poco considerata – ne farà vedere delle belle chiunque la prenderà sottogamba- non avendo pressioni ha potuto giocare invece spensierata. Mihajlovic non ha sottovalutato naturalmente la chance di arrivare in finale di Coppa Italia grazie ai harakiri di Roma e Fiorentina, schierando la formazione titolare. Il turno si è superato, con il minimo scarto ma con una discreta prestazione. La partita è stata segnata, impreziosita, illuminata da una perla tecnica che ha strappato applausi e meraviglia ai pochi tifosi presenti. La rabona di Carlos Bacca ha marcato la gara, riportato alla memoria  giocate dimenticate, inorgoglito chi ama il gesto tecnico. Qualche numero si vede anche da parte di altri giocatori rossoneri ma una giocata così, riconoscibile rischiosa e  decisiva, può essere l’emblema della rinascita, il punto di partenza perché si possa tornare a dire “io c’ero”. Adesso in Coppa,  l’Alessandria. La gloriosa società che ci portò Gianni Rivera, quindi rispettata come una madonna da ogni tifoso rossonero. Il doppio confronto dovrebbe lasciare emergere il maggior tasso tecnico. Guai però, prendere sottogamba la favola di questa squadra, come insegna la Coppa d’Inghilterra dove spesso si realizzano questi sogni. Prima ci sarà la difficile trasferta di Empoli, dove capiremo quanto la squadra si sia convinta, quanto Mihajlovic sia vicino a trovare il gruppo che vuole, che lo rispecchi. Da sabato a domenica ci aspettano otto giorni duri e decisivi che diranno di che pasta è fatto questo Milan. Le nuove riunioni di Arcore con Mister Bee diranno finalmente come sarà il Milan del futuro. E se le percentuali riservassero delle sorprese?

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