Milan: il Menez ritrovato

Fabio Conte

Dopo la vittoria sull’Alessandria che spalanca al Milan le porte della finale di Coppa Italia, con un percorso agevolato per la verità, si possono comparare le ultime due gare contro squadre piemontesi.

La corsa  vista in Coppa nei primi venti minuti da parte dei grigi, finche è durata l’adrenalina trasmessa  dallo storico e maestoso stadio e dagli estasiati quindicimila della curva alessandrina, è stata contrastata, non considerando il gap di categoria, con umiltà e serietà dai rossoneri che hanno proposto automatismi difensivi e allacciatura tra i reparti a chiudere l’esuberanza sbarazzina della squadra di Gregucci. Ovviamente la differenza tecnica non ha tardato ad emergere, ma questo immediato ed automatico meccanismo difensivo fa rivalutare anche il secondo tempo col Torino che aveva lasciato qualche perplessità per la mancanza di conduzione del gioco. Oggi il Milan se aggredito, si compatta stretto e in pressing, qual che sia l’avversario, dando pochi spazi alle giocate che siano di Higuain o di Fishnaller. Certo, la testa conta tanto, visto che alla fine, nelle ultime partite, il maggior numero di palle gol le ha avute proprio l’Alessandria. Comunque ripartendo dalla fase difensiva non si sbaglia mai, ottenuta poi grazie a doti di corsa  di organizzazione che sono allenabili al contrario di quelle tecniche. Questo si chiedeva alla squadra nelle ultime stagioni quando il tasso tecnico per mille motivi andava scemando. Questo sta ottenendo Sinisa Mihajlovic oggi che la qualità si sta ritrovando, e crescerà ancor di più quando rientrerà Menez a pieno regime. Se si riuscirà a sostituire il generoso ma disordinato Niang, a cui auguriamo una pronta guarigione, con le giocate e l’intesa con Bacca del francese, forse sarà possibile con più facilità sorprendere le avversarie meno quotate a che tanti punti han fatto perdere nel girone d’andata. Ma questo, si sa, è il girone delle vendette, come l’ha soprannominato il Mister. Fin ora ha avuto ragione, speriamo continui a cominciare dal Sassuolo che  ha sempre fatto penare soprattutto a Reggio Emilia.

Naturalmente, già si sapeva, in finale di Coppa Italia ci sarà la Juve. Ma chi avrebbe immaginato una semifinale di ritorno dove venga azzerato il vantaggio di tre reti e la qualificazione sia raggiunta ai rigori? L’Inter si vanta di essere squadra un po’ pazza, e si gode l’inaspettata prestazione e il decadente rammarico di aver solo sfiorato l’impresa. La Juventus e il suo tecnico, forse qualche domanda in più se la dovrebbero fare. Fatto sta che la gara di ieri vinta dai nerazzurri per tre a zero, e decisa dopo i supplementari dal rigore finale di Bonucci, ha palesato qualche lacuna dei bianconeri che potrebbe essere sfruttata dagli avversari in campionato e, speriamo, anche in finale di Coppa. Questo però è un’ipotesi molto lontana, così com’è lontana la sfida contro gli juventini in campionato.  Ma la partita di ieri ha dimostrato che il re, anzi, la vecchia signora è nuda, che si può superare. Questo dev’essere il tesoro  da conservare fino al 21 maggio quando, nel fulgore della primavera romana, col ponentino capitolino che fa vibrare i cuori, Sinisa Mihajlovic proverà, nella Roma che conosce così bene, a vincere il primo trofeo d’allenatore contro Massimiliano Allegri, che proprio nell’Urbe conquistò il suo primo trofeo coi rossoneri.

RIPRODUZIONE RISERVATA

748 Visite totali, 1 visite odierne

Commenti

commenti