Milan: il profilo di Paquetà, le responsabilità di Higuain

Fabio-Conte

La presentazione del trentacinquesimo brasiliano del Milan è stata l’occasione per i dioscuri rossoneri, Leonardo e Maldini, per ribadire qualche indirizzo dato durante il discorso dell’albero di natale, questa volta a microfoni accesi.

Si è chiarito come lo sforzo per assicurarsi il giovane carioca dal Flamengo sia avvenuto sfruttando un momento d’incertezza dei dirigenti Uefa che hanno acconsentito, ancora insicuri su quale fosse la giusta sanzione da infliggere alla società dopo il chiaro dietro-front imposto dal TAS di Losanna che riteneva eccessiva la punizione inflitta in un primo tempo. Breve finestra temporale, trattativa decisa, offerta convincente. Tre elementi che la dicono lunga sulla scaltrezza di Leonardo e sulle potenzialità della proprietà quando gli viene concessa la possibilità di investire. Ma i tempi sono cambiati e il Fair play finanziario deve dare nuove linee di spesa ed investimento a tutte le società europee, o forse sarebbe meglio dire dovrebbe. Il Milan, infatti, si è sentito di dover presentare un nuovo ricorso alla sanzione che ha subito in seguito, sia perché appare diversa e ristretta se comparate a situazioni simili, sia perché non lascia spazio alla crescita e a investimenti che permetterebbero di migliorarsi. Si ha la sensazione che nell’Uefa ci si muova un po’ a braccio nella scelta delle direttive, che non ci siano parametri certi alla quale sottostare. La risposta al ricorso che sta tardando ad arrivare, proprio durante questa breve finestra di mercato, impedisce ad esempio alla società di chiudere trattative basate su opportunità di prestiti, con riscatti più o meno vincolati e futuribili, proprio in osservanza ai criteri richiesti. La materia è complessa, siamo d’accordo, ma ora che si è frenata la moltiplicazione incontrollata dei debiti del mondo del calcio, si dovrebbe lasciare maggior spazio a investimenti mirati e di sviluppo a chi seriamente vuole investire per diventare, o per ritornare, ad essere grande. Così bloccato, il FFP sta portando a una situazione inversa a quella cui mirava, cioè che ci potesse essere un’alternanza di valori in Europa. Oggi in realtà le forze sono cristallizzate: chi è in alto ci rimane aumentando sempre di più i ricavi e chi insegue non ha la possibilità di colmare il gap.

Proprio per questo il Milan è andato a prendere Paquetà. No, non si è sicuri del valore assoluto del ragazzo ma la scommessa è intrigante anche perché fatta da un dirigente che ha suggerito Kakà, preso Pato agevolato Ronaldinho e che faceva parte lui stesso della numerosa e vincente colonia rossonero-brasileira della fase centrale del Milan Berlusconiano. Tanti sono passati, qualcuno ha reso di più, altri si son persi ma tutti hanno vinto qualcosa. Venivano da una generazione di fenomeni che ha regalato trofei e spettacolo. Oggi il calcio brasiliano non è più lo stesso e sta cercando di risalire la china dopo il disastroso mondiale giocato in casa. Storicamente la tattica non è mai stata una prerogativa di quella scuola, tanto è vero che lo stesso giocatore ha detto che sta imparando i movimenti senza palla che prima non gli venivano richiesti, e a questo aggiungiamo un calcio più fisico e muscolare e i ritmi più intensi chiesti in Europa. Quindi si capisce come si possa parlare di una ricca scommessa. Il giovane Lucas però appare coscienzioso, più vicino a Kakà e allo stesso Leonardo, che alle frivolezze di Ronaldinho e Pato. Con lo stesso sorriso sulle labbra di tutti i brasiliani ma posato e rispettoso. Proprio il profilo di giocatore, o meglio di persona, che si sta cercando per ricreare quell’ambiente, società squadra e spogliatoio, che era la base dei successi del Milan degli anni passati.

E proprio quell’ambiente che è chiamato a trainare, galvanizzare, entusiasmare il giocatore di maggior esperienza e carisma, cioè Gonzalo Higuain. Il Milan, i tifosi, lo stanno aspettando e capendo, per le difficoltà di modulo e anche per il nervosismo post Juve, però oggi si va verso il momento cruciale della stagione. La sfida di Jeddah, ma soprattutto la fase decisiva del campionato per raggiungere un posto Champions, valgono bene la sferzata d’incitamento di Leonardo che dovrà essere accolta senza risentimenti dall’argentino. Sapeva quando è arrivato di trovarsi in una situazione diversa da Napoli e Juve. Gli viene chiesto di prendersi maggiori responsabilità e di dimostrare di non essere solo un finalizzatore. Se ci riuscirà potrà entrare nella storia brasiliana del Milan come l’eccezione argentina, e chissà, far nascere un’inedita accoppiata sudamericana.

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