Milan: il sergente Gazidis ha cacciato Zorro

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Seguire il calcio in tempi di corona virus è diventato un esercizio complicato e ricco di polemiche. Questo perché, per lo sport o nel quotidiano, gli eventi e le notizie sono incalzanti, i pareri discordi e le soluzioni in divenire.

Si passa da ragionamenti semplicistici a soluzioni radicali. Solo 10 giorni fa si pensava al calcio, e ovviamente a tutto il resto, in maniera completamente diversa, assodata, mentre ora si vive la precarietà di una trama che non si conosce, senza sapere in che genere di film si stia vivendo, e soprattutto, come andrà a finire. In questi momenti, nei momenti di crisi, le mediocrità emergono, mentre le qualità spiccano, e per fortuna tanti sconosciuti eroi quotidiani come medici e infermieri prendono il posto e fanno impallidire le evanescenti stelle dello spettacolo, calcistico e non. Ma siccome la vita va avanti e, per fortuna, non tutti almeno per ora siamo infettati, bisogna tornare a parlare, emozionarsi e magari arrabbiarsi, per quel mondo del pallone che tanto ci appassiona in tempi di serenità, magari un po’ meno adesso.

Come dicevo seguire il calcio è diventato complicato, e sono emerse mediocrità gestionali, al netto del momento difficile, perché potevano e dovevano essere prese velocemente decisioni logiche e responsabili senza farsi fuorviare da personaggi che fanno dell’arroganza il loro stile di vita. Ma una Lega Calcio che da anni non presenta un vertice che abbia un progetto a lungo respiro per il movimento, diventa ovviamente facilmente influenzabile, soprattutto sotto la pressione di questi tempi incerti. Infatti, non avendo polso, sono stati poi sballottati dalla reazione di chi fa della lamentela e del vittimismo la propria bandiera facendo apparire ogni decisione poi scelta, involontaria e conseguenza degli eventi. Tutte le altre società che dovrebbero partecipare alle decisioni della Lega hanno assistito mute o quasi alla querelle, temendo di perdere qualche posizione a difesa di un progetto che non c’è se non nel mantenimento dello status quo. Il Milan, nello specifico che ci interessa, fa gioco silente all’interno del sistema avendo poca autorevolezza visto che negli ultimi anni ha presentato interlocutori sempre diversi e più occupati alle dinamiche interne al club perdendo così lo spessore e l’importanza che rivestiva un tempo, anche se non ha mai fruttato però vantaggi specifici, ma anzi epici torti. Quando si ritornerà alla normalità, senza emergenze esterne, tutti i componenti della Lega si dovranno comunque sedere a un tavolo e trovare un progetto condiviso che faccia crescere il sistema con una progettualità non legata esclusivamente al guadagno immediato, ma a più ampio respiro: ne va del futuro di tutto il calcio italiano.

Un calcio italiano in cui le gestioni estere ormai sono diventate una realtà consueta, attratte dalla storia e dal prestigio di diversi brand, marchi, bandiere. Non sembra però interessata alle bandiere la proprietà del Milan, il Fondo Eliott, né il suo braccio decisionale l’a.d. Ivan Gazidis. Contattando Ralf Rangnik, ex allenatore ora dirigente tedesco, ha messo in subbuglio lo staff dirigenziale e tecnico del Milan. Prima Maldini l’ha definito non adatto al Milan. Poi Zvonimir Boban più sanguigno e incazzoso ha definito inelegante il contatto e, conseguentemente, chi l’ha organizzato. Ora a Boban è stato dato il ben servito, segnale che la proprietà e il suo manager greco/sudafricano mal sopportano chi non segue le direttive superiori. Ci si domanda a questo punto come sia andata anche con Leonardo scomparso senza una parola dall’organigramma e, soprattutto, quale sarà il destino di Maldini. Zvone forse ha calcato un po’ la mano, in un momento delicato della stagione, ma ricordiamoci che aveva mollato un importante ruolo in Fifa per cercare di riportare il Milan nel posto che gli compete e che probabilmente gli erano state fatte delle promesse poi evidentemente non mantenute, nonostante il grande apporto dato favorendo il ritorno di Ibra. Paolo Maldini stà meditando sul da farsi, diviso tra un atto di fedeltà all’amico e dirigente, che era stato invitato proprio da lui, e la responsabilità di non lasciare la squadra a se stessa.   Gazidis ha pronuncia anche parole di stima nei confronti di Pioli che appaiono però un po’ di circostanza, soprattutto quando va a ribadire, sottolineare quasi, il rispetto del Fair Play Finanziario in ottica futura, in un comunicato sul momento attuale. Maldini ha aspettato molto prima di mettersi in gioco, ha rifiutato diverse offerte delle precedenti gestioni rossonere. Se rimarrà ancora al Milan significherà che esiste realmente una volontà di programmazione, forse lenta, per cercare di far crescere la società. Se dovesse andar via anche lui, magari a fine stagione, vorrà dire che le promesse della proprietà non sono state anche per lui veritiere e che il Milan sarà destinato a un futuro sottotono, da provinciale, a cercare giovani da poi rivendere. Ma per questo ruolo alcune società sono tagliate. Per altre, come il Milan, potrebbe diventare rischioso. Cosa farà Maldini dunque sarà il segnale di quale Milan dovremmo aspettarci con Gazidis, comunque, sempre più protagonista.

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