MILAN : IL TIRO AL PICCIONE

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Per quanto sia difficile e solo per amor di verità e di cronaca, vorrei provare a scrivere, in un momento, sicuramente drammatico per il nostro Paese, di questioni socialmente meno importanti, forse addirittura frivole, come ad esempio può esserlo la crisi societaria del Milan, una bazzecola rispetto a tutti gli avvenimenti che stanno sconvolgendo la vita di molte persone dall’inizio dell’emergenza sanitaria da COVID-19.

Una delle più grandi stupidaggini dette e scritte per screditare l’AD del Milan Ivan Gazidis, nel triste gioco delle parti che imperversa da diversi giorni, anzi mesi, in tv, sul web e sui giornali, è che l’Arsenal, durante la gestione, che andrebbe ricordato, esclusivamente finanziaria, del manager sudafricano, durata 9 anni, non abbia vinto nulla. Non avrebbe alzato alcun trofeo l’Arsenal secondo qualcuno o molti. Sarebbe quantomeno giusto ricordare, prima di affermare tante inesattezze, la tradizione inglese e il grande valore storico di una competizione come l’FA CUP, vinta 3 volte dall’Arsenal fra il 2014 e il 2017 tra l’altro e i 3 FA Community Shield alzati sempre fra il 2014 e il 2017. 6 trofei in 9 anni sarebbero dunque NULLA, a detta di qualcuno, per l’Arsenal che si confronta con i club più ricchi del mondo e nel campionato più competitivo. Va anche ricordato che se l’Arsenal ha potuto acquistare grandi giocatori (non mi pare che avesse in rosa “solo” giovani ma può darsi che qualcuno sia più informato e che io abbia letto male la composizione delle rose) lo si è potuto fare grazie all’incremento del fatturato. Sicuramente l’Emirates Stadium, inaugurato nel 2006 dunque prima dell’insediamento di Gazidis datato 2009, ha giovato molto alla crescita economica del club, ma se la crescita è stata progressiva ed esponenziale lo si deve anche al lavoro del manager sudafricano che in questi giorni viene sostanzialmente descritto da molti come un “cialtrone”. Non mi piace prendere le parti di qualcuno e certamente non lo vorrei fare in una vicenda in cui tutti hanno commesso errori. Trovo però nauseante questo tiro al piccione. E’ giusto ricordare che ciò che è avvenuto in questi giorni al Milan è la coda di qualcosa iniziato molto prima, a cavallo dell’inverno del 2018. E certamente c’è una corrente interna che manipolando l’informazione nel tentativo di portare dalla propria parte qualche tifoso, solo per proteggere la propria immagine, non ha mostrato di voler bene all’AC Milan, tutt’altro. Il Milan sarà obbligato ad attivi di bilancio fino al 2022. Il brand soffre i pessimi risultati sportivi degli ultimi 7 anni. La fuga degli sponsor ne è una conseguenza. Certamente gli sponsor non fuggono da Gazidis ma da un brand che perde appeal e il caos e la faida fra correnti interne al club non ha aiutato alla migliore concentrazione e all’impegno di ciascuno nell’adempimento dei ruoli assegnati. L’azzeramento delle correnti porterà, in questi termini, un grande beneficio insieme ad un conseguente maggiore controllo del club da parte della proprietà che continua a nutrire una straordinaria fiducia nell’attuale amministratore delegato della società rossonera. Forse la dieta dimagrante farà storcere il naso a molti, ma è anche bene ricordare che solo negli ultimi 18 mesi la proprietà ha immesso circa 160 milioni per il mercato e circa 330 milioni per saldare i debiti. Non sono pochi considerando la crisi economica che attraversa l’Italia da anni e che a causa dei drammatici eventi di questi giorni è destinata a continuare e con ogni probabilità peggiorare. In questo contesto il fatto che le strategie, indicate negli uffici di Londra della Elliott Management Corporation, a giugno e concordate alla presenza di Boban (si c’era anche lui oltre a Gazidis, anche se dalle sue recenti dichiarazioni se ne deduce fosse distratto o che, molto più probabilmente, abbia molto presto avviato una exit strategy a tutela della sua immagine) abbiano permesso al club un miglioramento economico rispetto al 18/19 superiore al 18% (almeno fin quando non è esplosa l’emergenza sanitaria) non mi sembra poco. A proposito di Boban, ho trovato stucchevole il parallelismo fra il Milan e la Corea del Nord. Citando la nazione asiatica metaforicamente, ma con chiaro riferimento alla limitazione della libertà di pensiero, il croato ha mostrato molta ipocrisia, soprattutto considerando che, prima della classica goccia che ha fatto traboccare il vaso della proprietà anglosassone, aveva più volte attaccato pubblicamente e recato imbarazzo ai suoi datori di lavoro. Come ad esempio ad ottobre, alla vigilia di Genoa-Milan, dalle colonne dell’illustre Financial Times. Quanti dipendenti sono liberi di mettere in imbarazzo pubblicamente i propri datori di lavoro senza incappare in conseguenze disciplinari? Detto questo, resta il rammarico che i soldi messi a disposizione per il miglioramento della rosa avrebbero dovuto e potuto essere spesi meglio per giocatori e, perchè no, per allenatori migliori, visto che non mi pare che nè Marco Giampaolo e neppure Stefano Pioli, abbiano un palmares, una esperienza e reputazione superiore a quella di Ralf Rangnick, attaccato di recente da Paolo Maldini e da lui considerato profilo non idoneo alle ambizioni dello storico club milanese. Anche se molto personalmente ancora dubito che il tedesco, semmai dovesse arrivare, sarà impiegato come allenatore anzichè dirigente a capo dell’area tecnica e del mercato. Ma per quanto riguarda gli scenari futuri, credo sia meglio evitare qualsiasi previsione, dato che siamo TUTTI coinvolti in una emergenza sanitaria e in una gravissima crisi economica che potrebbero condizionare a lungo il nostro Paese.

 

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