Milan: investimenti mirati per essere coperti, ma prima due vittorie per l’Europa

Fabio Conte 3

Si doveva partire da un pareggio e pareggio è stato. Il trittico finale dovrà proseguire con due vittorie, la prima in particolare essenziale, e vedremo.

Certo è che nessuno, anni fa quando la crisi è cominciata, pensava sarebbe stata così dura per il Milan risalire e ritornare in Europa. Si avevano delle sicurezze: la società, solida ed organizzata, poi il blasone, assodato, temuto. Infine la consuetudine a viaggiare in prima classe, l’abitudine a stare tra le prime. Quante illusioni! Senza volontà, cospicue e generose erogazioni, e anche un pizzico di buona sorte non si va da nessuna parte. Voglia d’impegnarsi nel calcio da parte della proprietà non c’era più. Perciò niente investimenti, anzi carta bianca a giochi pindarici, a volte azzeccati, a volte convenienti a chi li aveva fatti, ma quasi sempre poco funzionali al ritorno al vertice, senza sapere se ci sarebbe stato un domani nuovamente ricco. Confusione e differenze di mentalità e di ottica nella dirigenza, con una conduzione bicefala hanno ancor più distorto la via del recupero. E su tutto la mancanza di un progetto, di programmazione. E così si è arrivati a sperare nel cambiamento, a richiederlo, a sognarlo. Il momento è arrivato, e oggi ci troviamo nel guado, nella via di mezzo, nell’iperspazio. Dove e quando arriveremo non si sa. Il nuovo si dice, fa sempre un po’ paura, però dà anche brividi d’eccitazione, accende le speranze per degli ottimisti. Oggi però, non si sa ancora quale potrà essere la base da dove si inizierà. Sta alla squadra attuale, che forse, anzi sicuramente non sarà la stessa squadra di domani, costruire saldare e rendere solida la piattaforma da dove ripartire. Sta al tecnico, che sarà, dovrà essere chi conduce la navicella nel futuro, trovare le giuste motivazioni che superino i dubbi e le incertezze di chi non sa se servirà ancora. Indubbiamente Montella alcune positività le ha create all’interno del gruppo. Pronti a sentire mugugni ed illazioni se dovesse malauguratamente andar male la qualificazione all’Europa, o meglio ai preliminari. Ma oggettivamente, più visibile nei momenti positivi, più affannosa in queste ultime difficili prestazioni, quasi sempre la squadra ha comunque espresso una coesione ed una tenacia a ribaltare le gare raramente vista gli scorsi anni. Il carattere è la nota più positiva di questa gestione, mentre il modulo e il gioco risentono soprattutto dei giocatori a disposizione. Vedremo l’anno venturo quali acquisti daranno alternative valide in gara o durante la stagione.

Montella ha percepito le difficoltà della squadra e ha abbandonato il sacro dogma rossonero dei quattro difensori, schierando dall’inizio contro l’Atalanta la difesa a tre che i più pragmatici, ed io tra questi, leggono come un bel muro di cinque uomini davanti al portiere. Naturalmente il sommo sacerdote dei moduli non c’è più e quindi si può far di necessità virtù senza sentire gli strali che Berlusconi avrebbe riservato sulle scelte tattiche. Una critica è comunque riuscita a farla, da politico-tifoso, ma focalizzandosi sull’attacco che lui vorrebbe sempre a due punte. Oddio, lo vorremmo tutti, anche perché quest’anno di due forse riusciamo ad farne una, ma così si lascerebbe sfornito il centrocampo che non mi pare pulluli di fenomeni. Insomma la classica coperta corta, di cui si sapevano i limiti, e che ha fornito e lasciato in eredità proprio l’ex presidente.

Quindi concentrati per il rush finale, numeri a parte, perché le cifre che contano ora sono solo quelle che fanno crescere la classifica. Senza chiamarle finali per favore, che le finali i tifosi le hanno vissute e sono altra cosa. Le conosce e le ricorda anche Donadoni e proprio contro il suo Bologna ci vorrà la vittoria per poter avvicinarsi alla meta agognata ed obbligare la Fiorentina a non commettere errori. L’Inter s’è ormai tolto dai giochi, anche se non matematicamente, e proprio dalla stagione dei cugini si può prendere qualche insegnamento e qualche monito. Se Lazio ed Atalanta stanno facendo una stagione perfetta, Milan e Inter hanno attraversato un’annata complicata. Il benedetto closing che non arrivava però, ha coeso i rossoneri pur coi limiti di rosa di cui sopra, mentre di là si tentava convulsamente di rimediare ad una costruzione non omogenea, sperando nelle magie tattiche di diversi allenatori. Peccati di gioventù di una proprietà calatasi in una realtà sconosciuta e che curiosamente assomigliano a qualche anno sfortunato della gestione Moratti; della serie: qualcosa è innato. Significativo ed importante però per i nerazzurri, è che i primi acquisti per l’anno venturo siano stati due dirigenti di spessore e carisma. Siccome nel Milan oggi il proprietario sembra essere Fassone, sia per la lontananza e la poca conoscenza del calcio del gruppo cinese, sia perché referente e responsabile della partecipazione del fondo Elliot, speriamo possa avvantaggiarsi del grande feeling con Mirabelli e avendo avuto mesi a disposizione per guardarsi in giro. il tecnico poi, conosce l’ambiente e l’attuale rosa, e saprà cosa necessita per migliorarla. Il monito dev’essere proprio di non comprare giocatori per il nome ma di cercare calciatori funzionali al modulo. La coperta è corta, ma c’è e con qualche buon filato. Irrobustirla ed allargarla sarà lo scopo per tenere al caldo e non far sentire spifferi anche al più alto, cioè a Donnarumma che merita di provare a giocare ben coperto, in un Milan di livello.

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