Milan is on fire

Fabio Conte Stadio

Sarà indubbiamente un anno indimenticabile il 2020, un anno doloroso e complicato per tanti, un anno angoscioso che ha cambiato i modi di relazionarsi e di stare assieme. Un anno difficile per tutti, tragico per molti. L’anno del Covid 19.

Anche per lo sport è stato un anno funesto, ricordando che è iniziato con la scomparsa di Kobe Bryant, e proseguito poi con l’addio a Mario Corso, Pierino Prati, Maradona e Paolo Rossi. Tutti collegati come tifosi,  grandi avversari o giocatori ai colori rossoneri.

Ma se parliamo di calcio, se parliamo di Milan, alla fine però, per fortuna, scappa un sorriso. Proprio il 2019 si era chiuso con una sonora scoppola in quel di Bergamo che sembrava aver già tarpato le ali ai tiepidi miglioramenti di gioco portati da Stefano Pioli, da poco subentrato a Giampaolo. Il classico Milan svogliato prenatalizio, visto tante volte negli anni, contro la squadra più in forma ed in palla in quel momento in Europa. Tutte le speranze si riversavano quindi sul ritorno di Zlatan Ibrahimovic, ma non si conosceva quale sarebbe stato il vero impatto sulla mentalità della squadra. Intanto gli schemi miglioravano e Ibra ha cominciato a sentirsi: la delusione del derby perso in recupero, per esempio,  veniva mitigata (un po’, poco però) dall’ottima prova, e la sconfitta col Genoa in casa fu forse dovuta alla prima spettrale assenza di pubblico a San Siro. Poi fermi tutti per 2 mesi. Dopo il lockdown è nata la stagione che conosciamo, che ha portato la squadra rossonera imbattuta in campionato e al primo posto per punti conquistati nell’anno solare.  Naturalmente questo è un titolo platonico che non conta nulla e che anzi rischia di accendere illusioni e false speranze. Il traguardo dichiarato, cercato e imprescindibile è l’approdo in Champions League. Però, non bisogna impedire i sogni, che possono anche essere indotti se prima di chiudere gli occhi si pensa ai dati oggettivi.

La squadra di Pioli gioca bene, merito del tecnico, corre, ha tanti giovani che hanno fame e coprono inevitabili ingenuità con la sfrontatezza, il gruppo è unito e ha un leader in campo abituato a vincere. Questa serie di risultati favorevoli sembrano aver spazzato via le paure e i balbettii che tante volte negli ultimi anni impedivano alla squadra di migliorare, mentre le assenze, anche importanti, dovute a infortuni sono state assorbite mostrando una più che discreta elasticità della rosa. Questi 9 mesi positivi hanno partorito un Milan (porfirogenito direbbe Pellegatti) che assomiglia a tanti Milan dal Dna vincente. L’assonanza con la squadra allenata da Alberto Zaccheroni che 21 anni fa conquistò inaspettatamente il titolo, che qualcuno porta ad esempio, è più che altro dovuta all’assenza dei rossoneri nei pronostici d’inizio anno. Allora però c’erano diversi campioni, che sapevano vincere e che erano abituati a farlo, che si erano solamente presi una pausa negli anni precedenti per poi vincere ancora. Finora invece chi parlava di un sogno scudetto era solamente Ibra, ma adesso ci sono alcuni giocatori che cominciano a pensarci, a crederci, a credere nelle proprie qualità. E anche i tifosi, non possiamo nasconderlo, cominciano a farci un pensierino, come sperano di tornare a sostenere e incitare la squadra sugli spalti al più presto per restituire l’entusiasmo che è oggi diffuso ma sgranato.

Sogni, sono solo sogni l’abbiamo detto. Ma attenzione: se si è liberi dai desideri non si può divampare e ultimamente Pioli, e il Milan, is on fire, come cantano i giocatori dopo le vittorie. Speriamo di sentirlo spesso nel 2021.

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