Milan: la Beat Generation

Fabio Conte

Questo Natale di pace e d’armonia per tutti i tifosi rossoneri dopo il colpo di testa di Theo Hernandez, regala la speranza, se non di un mondo migliore visto l’andazzo pandemico, almeno per una stagione di vertice.

Vabbè, il sogno è palese, ma la lucida pragmaticità del carattere casciavitt obbliga la cautela, almeno dichiarata, non priva di oggettività. I dati di fatto raccontano di una squadra nata, compattata e instradata dal totem carismatico Ibrahimovic e dal vassallo difensivo Kjaer, vecchi saggi, che in loro assenza però, sta sfoderando una sorprendente Beat Generation. Un gruppo di ragazzi che invece di preoccuparsi per le defezioni esibisce l’arma migliore della gioventù: la sfrontatezza.

Per ben due volte quest’anno il Milan ha presentato la formazione più giovane della Serie A negli ultimi quindici anni e la media è sempre tra le più basse in qualsiasi torneo continentale. Voce del progetto della proprietà tramite Ivan Gazidis, braccio di Paolo Maldini e Frederic Massara. Poi naturalmente c’è Stefano Pioli che sta riuscendo a cucire un abito, o meglio trovando i jeans giusti, a un gruppo che si sta sempre più esaltando anche nelle assenze dei titolari, anche se in alcuni casi di pari età. È una rivoluzione generazionale che si vede solo ogni tanto e raramente rappresentata in una sola squadra, quasi mai al vertice, difficilmente in una società blasonata. Le ultime annate anonime, eufemismo, del Milan obbligavano però la ricerca di una nuova via che, per fortuna, è stata concessa a una giovane dirigenza autoctona, anzi milanista.

Come la Beat Generation letteraria, questi movimento rossonero, sta trasformando il significato di “beat” da abbattuto e spento in ottimista e beato, rinnovando lo spirito di una generazione di tifosi, obbligati ad essere assenti ma vicini e presenti nello spirito e nella voglia di ritornare protagonisti di fianco ai propri nuovi giovani idoli. La spettacolare e scenografica torciata organizzata dalla Curva Sud, che ha trasformato il Viale dello Sport che porta a San Siro prima di Milan Lazio in un’emozionante entrata all’Ade rossonero, non può non aver coinvolto ed elettrizzato le nuove leve e inorgoglito gli appena più esperti titolari. E così si è vista poi in campo, per l’ennesima volta, una squadra che ci crede, vuole vincere, si riprende nelle difficoltà e non si dà mai per vinta fino all’ultimo secondo. Sono caratteristiche che ci dovranno accompagnare fino a fine stagione aspettando il ritorno di qualche “grande vecchio” che, si sa, non può che migliorare, indirizzare e gestire la green revolution.

Parafrasando Jack Kerouac, la Beat Generation milanista è un gruppo di bambini che giocando parlano della fine del mondo: l’egemonia calcistica di questi ultimi anni. C’è voglia di rinnovamento, speriamo sia rossonero.  Torciata!

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