Milan: la Gabanelli e il Gattusismo

Fabio Conte

Trovarsi la squadra che ci si augurava, auspicata, con l’atteggiamento cercato per tanti anni così, nel bel mezzo di un campionato, è una bella soddisfazione. Trovarsi un allenatore così, cercato, auspicato, desiderato e pensare di averlo sempre avuto lì, è una sorpresa.

Ma Rino Gattuso non era proprio lì, era a farsi le ossa, a litigare, a dimettersi a perdere e anche a vincere ma in serie inferiori, in campionati lontani, in società complicate. Poi il lento avvicinamento, prima con un approccio cortese, “primaverile”, poi visto che sta volta era davvero lì vicino, ecco il contatto vero, l’occasione. E infatti, anche lui ringrazia per l’opportunità che gli è stata concessa. Guai a non dire che non sia un traghettatore, ci tiene. Ci gioca più che altro, basta vedere lo sguardo furbetto che gli viene quando gli fanno questa domanda. Furbetto e malizioso. Perché pensa che se riuscirà a traghettare bene la squadra fino all’ Europa potrebbe diventare comandante del vascello rossonero, e lui si sente comandante, capitano. È sempre stato uno dei grandi Capitani di un Milan epocale.

Il Milan di oggi, con giocatori esperti, nuovi arrivati, giovani speranze, campioni inespressi ha trovato il catalizzatore giusto, l’uomo da seguire. Con pacche, grugniti, e sberloni, ma siamo sicuri anche con precise indicazioni tattiche sta creando una realtà tante volte auspicata, almeno da me. Se non c’è la tecnica vi dicevo in questi anni, che ci sia almeno la grinta, la tenacia, la voglia. Rino Gattuso è riuscito a dare questo, esaltando i più dinamici, motivando i più timorosi, esaltando i più tecnici, perché in fondo un po’ di tecnica c’è. Ha dato gamba, ma ha dato anche sicurezze e schemi. Ha dato un gioco alla squadra, riconoscibile e dinamico, pressante e compatto, sta trasmettendo il suo stile. Ha creato il Gattusismo. Un modo di scendere in campo grintoso e concentrato com’era lui, con cambi di gioco, con passaggi filtranti e con inserimenti mutuati forse dai compagni con cui ha giocato, ma sicuramente anche da tanto studio e applicazione. Se i risultati continueranno a premiarlo il Gattusismo potrebbe diventare il marchio di fabbrica del Milan del futuro.

Milena Gabanelli a me piace. Non la seguo sempre perché le sue inchieste sulla politica, sugli sperperi e sulle malversazioni mi fanno venire il mal di stomaco: non sempre ho la forza d’indignarmi come si dovrebbe. Lei, e i colleghi che la coadiuvano, mi pare facciano sempre ottime inchieste e che riescano anche a divulgarle con chiarezza e semplicità. Quindi hanno, a mio parere, una reputazione rispettabile. Ho letto perciò con attenzione le loro considerazioni sull’acquisto del Milan da parte di Yonghong Li. I due lettori che mi sono affezionati sanno che ho sempre guardato con diffidenza al riserbo tenuto dalla società sulla raccolta del denaro necessario per acquisire il Milan; che mr. Li abbia avuto delle difficoltà è dimostrato dal fatto che per chiudere l’affare ha dovuto far ricorso al famoso prestito del fondo Elliott. Quest’ultimo reportage è differente da tutti quelli fatti fin ora, anche a quello tanto sbandierato del Financial Times. Fino adesso si parlava delle proprietà imprecisate del finanziere cinese e delle sue fumose risorse, si ponevano dubbi ma non si rivelavano problematiche precise. La Gabanelli, assieme a Mario Gerevini, ci mette invece al corrente di una richiesta, dell’ordine anzi, di un tribunale cinese di vendere all’asta le quote di partecipazione di una società d’imballaggi per risarcire un prestito inevaso alla banca Jiangsu. Contemporaneamente, a distanza di un mese, arriva la richiesta per bancarotta dalla Banca di Canton dall’insolvenza della Holding Jie Ande dello stesso Li che detiene anche le quote richieste dall’altra banca. Per i tribunali le due richieste sono in contrasto e quindi oggi siamo all’empasse. Per ora.

Catalogare tutto questo come propaganda antimilanista mi pare veramente riduttivo, e la risposta video di Yonghong non ha chiarito alcunché. Da questa inchiesta poi si evince poi che i problemi per mr. Lì c’erano già prima che acquisisse il Milan. Mi domando quali siano i criteri di valutazione che hanno usato le banche cinesi per concedere prestiti, quali siano i parametri usati da Fininvest per valutare la consistenza del patrimonio di Li, a parte di incassare i soldi quando sono arrivati, anche se con difficoltà. Ci si chiede se siano stati fatti corretti approfondimenti da parte della Fgci o se ci sia basati sulla presentazione ufficiale.

A tutt’oggi abbiamo comunque la società Milan sana, senza debiti con le banche. Ma fino a quando? E soprattutto siamo certi che tutti questi complicati passaggi e conti off shore non possano prima o poi finire sotto la lente d’ingrandimento della giustizia sportiva che possa rilevare qualche incongruità? Della morale finanziaria me ne frego, basta che non tocchino il Milan! In ogni caso brava Gabanelli sei arrivata più in profondità di tutti, dimostrando tenacia e grinta. Sarai mica una seguace del Gattusismo?

RIPRODUZIONE RISERVATA

5,796 Visite totali, 2 visite odierne

Commenti

commenti