Milan: la maturità di Giampaolo

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Il Milan di Maldini, capitano in tolda di comando, si affida al nuovo timoniere Marco Giampaolo. Scelta ponderata e quasi univoca, col solo Simone Inzaghi che può essere stato in predicato di alternativa.

Scelta che fa storcere il naso a qualche tifoso milanista, sia a chi avrebbe offerto un’altra chance a Rino Gattuso, sia a chi sognava un tecnico di maggior fama come Conte o Sarri. Il primo si è invece accasato coi cugini, fidando evidentemente anche sulla possibilità di essere supportato sul mercato essendo finita, per loro, la fase di vacche magre imposta dall’Uefa. Sarri invece, smentendo le lotte del proprio passato, ha accettato la difficile sfida di portare le proprie teorie qualitative in un ambiente votato al pragmatismo vincente. Entrambi sono allenatori al top, forti dell’esperienza in premier, e che cercano col rientro in Italia la via del ritorno al successo, cioè la vittoria dello scudetto, facendo la maggior strada possibile in Champions. Il Milan invece, è ancora alle prese con le diatribe sul FFP, con all’orizzonte la possibile esclusione dell’Europa League per assottigliare e allungare il rientro nei parametri virtuosi. Se così sarà, ma non è ancora detto, i rossoneri si troverebbero con un unico traguardo raggiungibile: il fatidico quarto posto, considerando il Napoli di Ancelotti, altro tecnico stra-affermato, nel gruppo dei contendenti allo scudetto.

Come si vede gli avversari del Milan e di Giampaolo hanno guide tecniche sicure, a cui si aggiungono Gasperini con la sua brillante Atalanta, la costante Lazio di Simone Inzaghi , la novità Fonseca per i giallorossi. E poi via via uno stuolo di giovani e rampanti allenatori, tutti con grande entusiasmo ma, soprattutto, tutti con profonde conoscenze tattiche che vengono dallo studio continuo degli avversari grazie alla totale copertura mediatica e naturalmente dall’imprinting del Supercorso di Coverciano. Per riflesso oggi tutti i tifosi sanno tutto, o pensano di sapere, di tattica pressing sovrapposizioni e moduli.

Quello che è sostanziale a mio avviso però, è la mentalità che un tecnico riesce a trasmettere alla squadra, la determinazione per raggiungere i propri traguardi e magari superarli. La chance data al tecnico svizzero-marchigiano è meno clamorosa che quella offerta ai tempi ad Arrigo Sacchi ma ne ricalca gli ideali teorici. Diverso è il livello di conoscenze generale se consideriamo che Sacchi esordì con le sue idee innovative a confrontarsi con Burnich Bersellini Radice Agroppi Ottavio Bianchi e Trapattoni. Non che il calcio all’italiana, come si diceva allora, non abbia poi vinto ancora, soprattutto con Trapattoni, ma si capiva chiaramente di essere all’alba di una rivoluzione tecnica. Oggi con una squadra inferiore al dirompente gruppo assemblato da Berlusconi, Giampaolo è chiamato a migliorare il gioco dando la sua impronta. A detta di tutti i colleghi è uno dei migliori e più preparati. Mi sembra giusto quindi, gli sia stata offerta la possibilità di provare a riportare il Milan in auge attraverso il gioco. Arriverà un tecnico sicuramente più esperto e maturo di quello che sarebbe potuto arrivato tre anni fa quando era già stato contattato da Galliani, con maggiore esperienza ovviamente, ma soprattutto con più consapevolezza di se. Perché, ribadisco, oggi che le conoscenze tecniche sono più diffuse la differenza la possono fare la personalità e la determinazione. In questo Marco Giampaolo dovrà dimostrare di aver cancellato qualche problema caratteriale del passato e di essere diventato un tecnico decisivo, tenace e, speriamo, vincente.

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