Milan: la vittoria del realismo

ACM_Stefano Pioli

Il Milan continua a vincere nonostante il tecnico sia stato confermato. È questa la sorpresa di Reggio Emilia: proprio sul campo della Sassuolo, là dove Allegri venne esonerato, Stefano Pioli fa l’en plein vincendo lo scontro diretto con l’inseguitrice più prossima, raggiungendo matematicamente un posto in Europa, e incassando una riconferma insperata, inaspettata ed incredibile fino a un paio di giorni fa. Nella vittoria, e anche nel rinnovo se vogliamo, c’è lo zampino di Zlatan Ibrahimovic. Due gol ai neroverdi, qualche errore come ultimamente gli capita, ma tanta presenza e una continua pressione su avversari e compagni.

Se il Milan del post lockdown è “fortissimo” lo è non solo per merito suo, ma grazie soprattutto a lui. Tutta la squadra però si esprime bene, corre, gioca, conclude e vince. E questo, come ho sottolineato ultimamente, è merito dell’allenatore e del suo staff.

Nonostante questo, si voleva rimodulare l’assetto tecnico e invece è arrivato l’improvviso cambio di rotta da parte della dirigenza su Ralph Rangnick che doveva rivoluzionare l’approccio al sistema calcio italico diventando allenatore, direttore sportivo e talent-scout tanto e che, nell’immaginario del Fondo di proprietà, avrebbe dovuto rendere economicamente autosufficiente il sostentamento della società. La conferma di Pioli si rivela quindi un cambio di rotta e di visione prospettica che ha lasciato allibiti operatori, commentatori e soprattutto tifosi, divisi ormai tra i realisti pioliani, i più, e sovversivi rangnackiani. Questo cambio di prospettiva mette sotto i riflettori Gazidis: sua era la scelta dell’uomo nuovo, suo è l’inatteso dietro-front. Non si può negare sia stata una decisione di buon senso visti i risultati di questo periodo, e con quale qualità di gioco siano stati raggiunti, considerando soprattutto la prossimità dell’inizio della stagione ventura che avrebbe compresso i tempi di una rivoluzione tutta da organizzare. Una rivoluzione che avrebbe preteso cambiamenti strutturali, non semplici da raggiungere, ma anche un sostegno ferreo al progetto almeno triennale da parte della società. E su questo nascono ipotesi e supposizioni che non possono non essere considerate. Se, infatti, Paul Singer giudicasse l’impegno del suo Fondo in maniera temporanea, e intravedesse nell’approvazione di fattibilità del nuovo stadio come momento per disimpegnarsi, non avrebbe avuto senso imbarcarsi in cambiamenti radicali. E allora si potrà sperare che siano vere le voci, ovviamente smentite, di un futuro interesse del gruppo facente capo a Bernard Arnault. Per ora però, per la prossima stagione almeno, pochi voli pindarici, ma piuttosto la sana concretezza di Mr. Pioli e un mercato realistico fatto di giovani promesse puntellate da giocatori d’esperienza. La strada disegnata da Maldini che a questo punto risulta il vero vincitore sul fronte dirigenziale rossonero.

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