Milan: la volpe e lo scudetto

Fabio Conte

La settimana delle partite della nazionale lascia spazio alle chiacchiere sul mercato prossimo futuro del Milan per tentare di arginare le difficoltà provocate dalla catena d’infortuni.

Alcuni di questi sono stati sfortunati o rocamboleschi come lo scontro tra Kessie e Musacchio che ha lasciato quest’ultimo malconcio, altri preoccupanti come i tre problemi muscolari al polpaccio di Biglia Caldara e Romagnoli, altri infine misteriosi come quello a Bonaventura che sembrava di poco conto all’inizio per poi scoprire, dopo più di un mese, che sarà necessaria un’operazione in America. Così la ricerca di tre giocatori, uno per reparto, che sembrava utile per rinforzare la rosa a gennaio diventa necessaria, anzi pressante e sicuramente numericamente più consistenti viste le lunghe degenze previste. Bisognerà vedere cosa permetterà di fare l’Uefa, quali margini di manovra concederà, ma sicuramente Leonardo e Maldini dovranno anticipare trattative e offerte che sarebbero potute essere meglio calibrate in estate. Questo è uno di quei casi che mostrano i limiti dei vincoli del fair play finanziario: si dovrebbe permettere qualche acquisto straordinario a una squadra falcidiata dagli infortuni e chissà se la Camera Decisionale potrà essere indotta perciò a sanzioni più miti. Sicuramente potrà offrire maggiori garanzie la seria progettualità presentata da Franck Tuil (portfolio manager di Elliott), Gordon Singer e dal presidente Paolo Scaroni che dovrebbe indurre l’Uefa a permettere di rientrare nei parametri con un Settlement Agreement quasi fosse Voluntary . Speriamo bene.

Seguendo queste vicende ci si accorge sempre di più quanto sia intricata e complicata la gestione di una società di livello e quanto sia necessaria una programmazione mirata. Una progettazione però, stando all’intervista rilasciata dal presidente Scaroni alla Gazzetta la settimana scorsa, che non sempre coincide con le aspirazioni dei tifosi. Nel resoconto dell’incontro auspicava la vendita del prodotto Serie A in mercati appetitosi come quelli orientali, un po’ indigesti ai rossoneri sia per le recenti vicende di proprietà, sia per l’orario proposto per favorirli, però poi negava che fosse importante vincere il campionato ma che piuttosto fossero più interessanti le qualificazioni in Champions. Non credo sia così. Un tifoso vuole vincere: che sia campionato, coppa o coppa Italia, vuole vedere il suo Capitano alzare un trofeo. Posso capire che qualche milanista attento alle vicende finanziarie possa immaginarsi una vittoria un anno e un piazzamento un altro, ma i più darebbero non so cosa per interrompere la serie bianconera, anche se poi per due stagioni si arrivasse settimi. Certo vincere una Champions dà risalto a livello mondiale, mica per niente la Juventus ha questa ossessione e l’Inter si riempie la bocca dell’unica volta in cui non ha sfigurato negli ultimi cinquant’anni. Ma i tifosi rossoneri che hanno avuto la fortuna di vederne alzate parecchie apprezzano comunque anche vittorie meno prestigiose per poter tornare a sorridere. Se già la piccola soddisfazione del successo di Doha ha reso felici nel mare di mediocrità di questi anni, figuriamoci cosa significherebbe conquistare lo scudetto. Diverso ovviamente è il ragionamento da dirigente, da burocrate quasi, che cerca, necessita, ambisce alle entrate che la qualificazione alla Champions garantisce, ma certamente non di soli piazzamenti vive il tifoso. Tutti i milanisti sperano che la squadra cresca, che arrivi tra i primi quattro e si ritorni a sentire la musichetta che tanto amano, anche perché questo significherebbe consolidare le risorse della società. Ma dire che non sia importante vincere il campionato appare come la più calzante analogia alla favola di Esopo.

A proposito di greci, si ricomincia a giocare e la gara importantissima di Atene contro l’Olympiacos sarà la più impegnativa e decisiva del prossimo mese. Intanto domenica la Lazio, diretta concorrente ai fatidici posti Champions, e poi tante piccole, o comunque squadre che seguono in classifica, con cui fare i conti. Nonostante le assenze si dovrebbe riuscire a far punti con squadre meno attrezzate, ma si sa quanto nelle ultime stagioni si sia sofferto proprio contro formazioni che facevano leva sul ritmo e sulla determinazione. Per riuscire a contrastarle servirà tanta grinta e il miglior Higuain che da solo dovrebbe essere lo spauracchio delle difese avversarie. Un po’ quello che faceva Ibrahimovic qualche anno fa, chi se lo ricorda? Beh, magari fra un po’, ci rinfrescheremo la memoria…

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