Milan: l’anima perduta

Fabio Conte

Iniziamo male. No, lo so, non è l’inizio del campionato né incomincia un torneo, ma avevo pensato a Juventus Milan come al primo appuntamento significativo per capire il campionato che verrà.

Una dozzina di partite si possono concedere ad una nuova esperienza tecnica, con innesti significativi,  col fardello di due annate negative e depressive. Alti e bassi normali, pensavo, con apici – con la Lazio – e più d’una caduta, qualche volta con attenuanti. Ecco, le attenuanti si cercano e si trovano mentre forse bisognerebbe cominciare a dare un bello scossone per provocare una reazione. Perdere con la Juve fa sempre male. Perdere a Torino comunque ci sta. Ci sta meno se davanti hai una Juventus tra le peggiori di sempre per forma, intensità e ritmo. Una squadra che evidentemente sta pagando lo stress di quattro campionati vinti, in fuga per tre anni, invincibile in Italia e tosta e finalista in Champions l’anno scorso. Orfana di tre campioni vincenti e decisivi, sta assumendo, nel bene e nel male le caratteristiche del suo tecnico Allegri che parte piano, a rilento, per poi sfoderare dei recuperi più figli della tenacia che della tecnica. La tenacia è comunque  una peculiarità connaturale della squadra juventina, e leggendo proprio la storia del campionato e di queste sfide bisognava approfittare del momento così incerto dei bianconeri, cercando  se non la vittoria, almeno una proficua partita di carattere. Niente di tutto questo è uscito dallo Juventus Stadium sabato sera. Con una sola grande occasione all’attivo,  realizzata  dall’ottimo  Dybala,  la Juve ha motivato il risultato sfoderando una prestazione cinica.  Il Milan per contro, è sembrato ancora una volta timido e incerto,  e ancora una volta privo di reazioni ad un gol subito.  Insomma  il solito Milan, quello che vediamo da tre anni. Cambiano giocatori, tecnici, moduli ma quel che rimane è una squadra che ha perso l’anima. Hai voglia a fare progetti, a scovare le note positive, a cercare formule magiche. Teniamoci della gara di sabato le prestazioni di giovani in crescita come Donnarumma e Romagnoli, la certezza Bonaventura e speriamo che il già annunciato 4-4-2 solido e classico –forse un po’ troppo – riescano a dare una scossa concreta e continuativa a questa squadra.

 Le telecamere, impertinenti, durante la partita di sabato, scovavano sguardi insicuri e dubbiosi dei giocatori, o quello fisso e nel vuoto del tecnico, e una leggera nota di disappunto scintillava anche nell’occhio dirigenziale di Adriano Galliani, sotto le sopraciglia avvilite da tifoso. Meno male che abitualmente frequento lo stadio dagli spalti accompagnato dalla mia miopia che preclude a quei primi piani e fa sperare che ci sia risolutezza voglia di reagire; anche se ormai, purtroppo intuisco molto dalla postura delle spalle, e dal linguaggio del corpo. Tra l’altro San Siro non è più un’arena infuocata dove l’orgoglio per i propri colori faceva tremare gli ospiti. Adesso è un salottino dove troppi avversari son abituati a mangiar pasticcini. Non è quindi una così grande prospettiva avere nel girone di ritorno tutte le più quotate avversarie da ospitare: non si potrà nemmeno sfruttare il gioco di rimessa che qualche pallido risultato l’ha dato. E qui torniamo al vecchio refrain, al solito dubbio. Ma al netto delle capacità tecniche, degli immaginifici mancati acquisti, alla ricerca numerologica di un modulo, possibile che non si riesca a far sì che entrino in campo undici giocatori che non si specchino mai nella giocata, o nel dubbio tattico ma che facciano del pressing e dell’agonismo il loro credo? D’accordo non saranno le peculiarità principali storiche del Milan, ma senza scomodare la squadra del mito Sacchiana  aggredire e riconquistar palla sarebbe un passo importante e pazienza se non ci saran più Van Basten o Gullit. Ma così non assisteremo più alla deprimente certezza di non avere chance, di lasciare intonsi i guantoni del  portiere avversario, di sprofondare nell’apatia. Ma cosa è successo alla grinta di Mihajlovic mentre visitava per la prima volta Milanello, ai sorrisi di Galliani quando cavalcava il mercato, alle facce dei giocatori, le facce del Milan, le facce da Milan. Rivogliamo quegli sguardi, quelle sicurezze, quella determinazione che non possono venire da una risicate vittoria col Chievo, un’estemporanea prestazione con la Lazio, da un derby ben giocato, ma perso – perso!- Quella con la Juve doveva essere una ripartenza: s’è sprecata ancora una volta. Adesso, cominciando da San Nicola e il suo torneo e il derbyno vinto, dobbiamo attaccarci all’abbordabilità- sulla carta – delle prossime partite sperando di trovare un filotto vincente sconosciuto da anni. Se sarà così  si potrà rimanere attaccati al treno delle speranze europee e si passerà un buon Natale. Fino alla befana almeno, quando si ricomincerà ospitando il Bologna e un grande ex, Donadoni: un’altra ripartenza, un altro incubo?

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