Milan: le scelte per il futuro, le delusioni del presente

Fabio Conte 3

La tentazione di fare un copia-incolla con articoli pubblicati uno, due o tre anni fa è forte. E purtroppo nessuno se ne accorgerebbe.

D’altra parte, neanche i tifosi  allo stadio si accorgono di grandi cambiamenti tecnico-tattici. Tecnici, perché molti dei protagonisti sono gli stessi, soprattutto nei punti nevralgici, e qualche nuovo arrivato non è all’altezza o non è in grado di portare maggior qualità. Tattici, perché oggi la tattica è conosciuta da tutti, in Italia in particolare, ed a ogni sistema, metodo, organizzazione di gioco, si possono trovare le giuste contromisure,  non è detto che siano meno spettacolari. La differenza, l’ha detto ieri Montella, ma prima di lui Seedorf, Inzaghi, Mihajlovic, la devono fare l’intensità, la voglia e la grinta. Ora che questi giocatori non abbiano la voglia di rifarsi fa rabbia, che non abbiano la grinta dev’essere patologico, che non riescano ad esprimere intensità è responsabilità di chi li allena. Ieri il ritmo era da amichevole estiva, da fine tournée. Faceva caldo, è vero. E proprio per questo ci sono stati due time-out. Avrei voluto sentir urla, veder fulmini e saette, percepire una scossa, per come era interpretata la partita. E invece, qualche indicazione e la squadra ha continuato col solito refrain, compassato e cadenzato, di una lentezza e di una noia mortale. Dagli spalti vecchi cori per il ritorno di gloriosi striscioni in curva, ma anche tanti sbadigli per una partita che sarebbe stata deludente anche se si fosse pareggiata, preoccupante anche se si fosse vinta: ma si è persa! Così, alla terza di campionato siamo ancora a parlare di media punti, di lavoro da fare, di fantasmi ed esorcismi. E meno male che Donnarumma ha parato il rigore alla prima.

Naturalmente, dietro questo, ci sono delle responsabilità della società. Società che non c’è. Se negli scorsi anni la traballante decadenza, aveva ancora qualche sussulto del vecchio orgoglio, oggi nel limbo del passaggio, sembra si sia in attesa di un “rompete le righe”, di un “liberi tutti”. Oltre agli acquisti, più o meno -spesso meno- azzeccati, la programmazione assente, la mancanza di investimenti, colpevole responsabilità di questi anni della proprietà e di chi la dirige, oggi ci troviamo nel guado –anche nel guano, probabilmente- di un cambiamento prossimo, che sta lasciando perplesso chiunque abbia nel cuore le sorti del Milan.

L’indicazione di Marco Fassone a futuro direttore generale, da parte del “consorzio” di Changxing pare una scelta contraddittoria. Se da una parte è importante e positivo che ci si rivolga ad un dirigente di vasta esperienza del sistema calcio italiano, che possa indirizzare e suggerire la futura proprietà, con scelte di collaboratori che rompano col passato, dall’altra ci si domanda se non sia, appunto, un po’ troppo vasta e varia l’esperienza che, a partire dalla Juve, passando per Napoli e soprattutto Inter ha acquisito attraversando società rivali, non lasciando tra l’altro un segno significativo ma che anzi,  sono cresciute dopo il suo addio. Forse sarà stato merito dell’impostazione che il manager di Pinerolo aveva approntato nell’organizzazione di quelle realtà:  così fosse, probabilmente s’è scelto l’uomo giusto. E’ naturale poi che Fassone valuti persone che ha incontrato nelle sue esperienze. In quest’ottica si devono vedere le nomination a possibile direttore sportivo di Massimiliano Mirabelli o di Riccardo Bigon. Oggi il primo appare favorito, e non è detto che non sia un bene, visto che sarebbe per lui uno stimolo la promozione ad un incarico mai ricoperto. Vedremo, se sarà lui ad essere designato, se le esperienze di scouting maturate in questi anni, apriranno a nuovi arrivi, da mercati sudamericani ed europei senza necessariamente passare dai soliti scafati procuratori. Sperando dimentichi l’attaccamento ai passati colori. Lascia perplessi comunque, non ci sia una bandiera del Milan di ieri, che s’impegni a coagulare la gloriosa storia e l’incerto futuro rossonero. Maldini e Costacurta si son chiamati fuori, sarebbe curioso conoscerne i motivi, forse più disponibile Ambrosini e con Albertini che ha fatto, tramite social, dichiarazione di fede rossonera ma soprattutto anti interista, non si capisce se rivolta alle scelte cinesi o per proporsi provocatoriamente come trait d’union alla futura dirigenza, ammiccando ai tifosi.

Aspettiamo, sono momenti di attesa. Aspettiamo che la squadra sfoderi orgoglio e dignità, col bel gioco come optional ormai. Aspettiamo che si arrivi alla chiusura della vendita, per la felicità della famiglia Berlusconi e della Fininvest, per le speranze di tanti tifosi, per le preoccupazioni di qualche dubbioso. Aspettiamo che si sappia chi, e se, c’è qualcuno che controlli la cordata cinese, che sia uno, uno con un nome e soprattutto un capitale. Aspettiamo il prossimo mercato, gli investimenti futuri e chi verrà scelto per farli. Aspettiamo, aspettiamo da anni…

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