Milan: l’opzione P

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Era prevedibile, era nell’aria. La settimana scorsa ho cercato di analizzare il ritardo del Milan nel rinnovamento societario, dovuto al tempo perso a cercare un acquirente compiacente, proprio per evitare di spingermi in imprecise congetture sull’incombente quando, come e chi: quando Giampaolo sarebbe stato esonerato, come sarebbe successo e chi lo avrebbe sostituito.

Era immaginabile vedendo il gioco espresso dalla squadra, lo scollamento tra i reparti, le discutibili scelte di formazione, la confusione, l’incapacità di descrivere e disegnare il progetto di gioco cercato e le difficoltà a realizzarlo. Le qualità del tecnico che condiscende il titolo di maestro accollatogli, sono probabilmente valide teoricamente ma, per quanto espresso nel Milan, pare solo ipoteticamente. Un maestro dovrebbe saper insegnare, trasmettere le sue conoscenze. Mi pare che Marco Giampaolo, probabilmente schiacciato da pressioni ambientali, abbia invece mostrato i limiti del suo modo di far calcio sotto la pressione mediatica e le tempistiche di una grande piazza.

Adesso è arrivato Stefano Pioli. Non è stato la prima scelta e, a dimostrazione delle lacune d’esperienza dei dirigenti, prima abbiamo dovuto sorbirci un po’ di gossip per l’offerta inconcludente a Spalletti che ha lasciato il dubbio se sia stato basso l’appeal  del Milan o alta la pervicace richiesta economica del tecnico toscano sull’Inter. Un abboccamento che si poteva sinceramente evitare, o meglio, tenere sotto traccia. Il profilo del tecnico parmense non esalta i tifosi, eufemismo, anche perché arrivata dopo l’approccio a Spalletti, che l’ha fatto diventare l’opzione B. Ma Pioli, onesto, esperto ed adeguato alle ambizioni del Milan attuale,probabilmente  potrà scrollare di dosso l’apatia  tattica e morale che sembra avvolgere la squadra. Certo, con Spalletti c’era la speranza che potesse creare una base di gioco su cui appoggiare le dinamiche future, ma siamo sicuri che il Milan attuale possa pensare al domani senza aggredire l’oggi? La posizione in classifica, a soli 4 punti dalla zona Champions (e a 3 dalla retrocessione) evidenzia che il cambio è stato decisionale e non attendista perché la maggior parte dei giochi, o meglio dei punti, sono a disposizione.  Quello da cambiare è il presente, così come vincere è la cosa più importante al di là della poesia e delle teorie. Trovare lo spazio per inserirsi ai vertici del campionato sarà difficile ma la falsa partenza obbliga il tecnico a essere Pragmatico, Pratico e Propositivo. Un fattore P come Pioli, che deve invertire la rotta di una squadra che ha qualità migliori di quelle che è riuscita, o meglio, non è riuscita a esprimere fin ora. Non un maestro dunque ma forse un sarto, come l’ha chiamato Prandelli, che ha le conoscenze per cucire un vestito semplice ma elegante che permetta di fare bella figura, visto che di brutte figure in campo, in società e di programmazione ultimamente se ne sono viste troppe. Ecco, appunto, l’altra P a cui non si dovrà venir meno nel prossimo futuro: la Programmazione che dovrà essere equilibrata, futuribile e ben sostenuta economicamente. È vero che la proprietà nell’ultimo anno e mezzo è una di quelle che ha speso di più non sempre lo ha fatto bene e, soprattutto, non in maniera armonica a livello tecnico. Aspettiamo a sparare sull’allenatore, vediamo cosa riuscirà a cavare dalla rosa attuale e i suggerimenti che darà per il mercato di gennaio: potrebbe nascere un feeling che non ci si aspetta e potrebbe trasformarsi in una stagione oggi impensabile e sorprendente insomma, alla fine, Positiva.

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